Il Divo (Paolo Sorrentino)

Paolo Sorrentino ci racconta vita e opere di Giulio Andreotti. E viene fuori un film straordinario...

Il Divo (Paolo Sorrentino)

Il Divo

Italia 2008

Un film di Paolo Sorrentino

Con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Carlo Buccirosso, Flavio Bucci, Massimo Popolizio

Sceneggiatura:Paolo Sorrentino

Fotografia:Luca Bigazzi

Montaggio:Cristiano Travaglioli

 

 

Eccolo qui. Il film che porta avanti di vent’anni il cianotico cinema italiano.

Lo stavamo aspettando, il film che in un colpo solo travolge le banalizzazioni mucciniane, le semplificazioni alla Giordana, l’ovvio narrare di Placido, i ‘piccoli film d’autore’ che fanno il verso al neo-realismo (lunghi primi piani della caffettiera sul fuoco...), e tutti gli altri fratelli di questo piccolo teatro di provincia che è diventata la nostra cultura.

Ci voleva Paolo Sorrentino, ci voleva ‘Il Divo’, ci voleva, buffo no?, Giulio Andreotti...

Sorrentino ci racconta la vita dell’intramontabile Giulio, e già questo vuol dire essere coraggiosi, e lo fa inventando il linguaggio con libertà del Cinema, quello vero, quello lontano anni luce dalla Tv e dai suoi prevedibili stilemi.

Un film che allude e elude, dove si arriva alla verità (emotiva. Quella storica lasciamola agli storici...) per sottrazione e somma di elementi sparsi, per cortocircuiti visuali, come se il quadro d’ insieme del film fosse continuamente sul punto di esplodere, sospeso sul bordo dell’assurdo.

E’ un film, ‘Il Divo’, terribilmente serio, anche se carico di ironia e costruito su un’estetica che richiama il fumetto (scritte colorate) e il videoclip (uso della musica).

Attenzione: siamo ben lontani da superficialità pop e giochini post-moderni. La regia di Sorrentino ha spessore e intensità, la macchina da presa si muove lenta per gli enormi spazi del potere, il montaggio è sapiente, la fotografia perfetta, scura, soffocante.

Accanto alla storia patria, scorre la vita di un piccolo uomo ossessivo, che cammina lento e storto per i corridoi infiniti del Quirinale, un piccolo uomo prigioniero del suo potere, della sua immagine riflessa, delle sue battute, dei suoi malditesta.

E più il film si fa impietoso sul ruolo di Andreotti in stragi e omicidi, più Sorrentino va a frugare tra i dolori privati, nelle pieghe della banalità del male di un uomo malvagio e banale.

Lo umanizza, certo. Perchè il grande cinema umanizza sempre quando riesce a volare più in alto della cronaca.

Lo umanizza ma non nega, non nasconde, non minimizza la portata del ruolo di Andreotti in 50 anni di delitti italiani.

‘Il Divo’ è soprattutto un film di contrasti. Tra gli spazi enormi e le piccole figure che ci si muovono dentro come pesci in una grande vasca (spazi e figure reali e metaforiche al tempo stesso), tra l’opulenza del potere e l’interno piccolo-borghese di Casa Andreotti, tra la compostezza formale dell’uso della macchina da presa e il ritmo spezzato del montaggio.

Un film che fa venire in mente Tarantino per la libertà espressiva dissacrante e profonda, e in alcuni momenti perfino Stanley Kubrick nel gioco di sottrazioni e rimandi, nell’intensità stilistica che si fa gioco estetico senza perdere un grammo di forza emotiva.

E soprattutto vengono in mente Kubrick, o Fellini nella capacità di ‘mettere in scena’ la realtà, inventandola completamente, volutamente artefatta e grottesca, per raggiungere il massimo grado di verità e realismo.

Un giro lungo e tortuoso, ma probabilmente l’unico possibile per raccontare la storia italiana con attori perfettamente camuffati che interpretano Andreotti e Sbardella, Cirino Pomicino e Riina, Eugenio Scalfari e Giancarlo Caselli.

Un film, ‘Il Divo’, dove il particolare allude sempre all’universale e viceversa, in un continuo doppio binario tra illusione scenica e realtà che ci restituisce alla fine, quasi magicamente, un perfetto ritratto dell’uomo più potente d’Italia.

Straordinari tutti gli attori (Servillo fa un lavoro pazzesco, soprattutto sulla voce del divo Giulio), già detto di fotografia (Bigazzi) e montaggio (Travaglioli), una nota di merito alla composizione della colonna sonora.

Musiche originali di Teho Teardo, integrate da un geniale mix che tiene insieme Renato Zero e Sibelius, la ‘Danse Macabre’ di Saint-Saens e l’Indie Rock dei Veils. Collaborazione alla sceneggiatura di Giuseppe D’Avanzo.

La nostra talpa al Senato, nell’articolo che trovate QUI , definisce presuntuoso il film di Sorrentino.

Si. Per fortuna è terribilmente presuntuoso.

Ne avevamo bisogno.

 

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Nicola Ravera Rafele


04-06-2008

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