Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"Chinese Democracy"
(Geffen)
Voto: 7.5
2008
Questo disco è un evento perché la band di Axl Rose è l’ultima autentica rivoluzione rock.
Il disco, uscito lo scorso 23 novembre su CD, digital download e vinile, era già parzialmente noto da mesi tramite il web, e le tablature e i testi erano già stati tirati giù per dare vita a cover agognate da almeno un decennio.
Quindici anni di gestazione – dovuti a prolemi personali e con l’etichetta, al non facile carattere di Axl e al suo maniacale perfezionismo, con l’aggravante delle continue defezioni dei musicisti scelti – e tredici milioni di dollari per la realizzazione, frutto anche di svariate collaborazioni: Brian May in primis, estromesso poi dalla versione finale di “Catcher N’ The Rye” (un vero peccato per Axl, la cui celebre frase “I Queen erano tutto per me” apre la biografia ufficiale degli omonimi, ma questa è un’altra storia), Robin Finck dei Nine Inch Nails, Dave Navarro (ex Jane’s Addiction e Red Hot Chili Peppers) e il velocissimo chitarrista Buckethead, presenti nel disco ma non nell’odierna formazione.
Superfluo parlare ancora dell’ormai lontano divorzio tra i Guns N’ Roses e Slash, ora Velvet Revolver.
Il risultato è un lavoro maturo, accostabile a “Use Your Illusion” più che ad “Appetite For Destruction”, ma questo risulta scontato al pari dell’assenza del dissoluto divertimento giovanile e dei suoni acerbi e dirompenti di “Sweet Child Of Mine” e “Welcome To The Jungle”.
I quattordici brani sono intrisi della follia del mondo esterno, di solitudine e amori finiti male, e le tematiche, che in proporzione sono più impegnate rispetto al passato, riflettono un periodo lungo, fatto di riflessione e affinamento aristico.
La prima traccia ufficiale, “Chinese Democracy”, ha rappresentato il miglior debutto dai tempi di “Don't Cry”, con il suo attacco epico e un riff incisivo, e questo nonostante un carattere non tipicamente radiofonico.
“Madagascar” è, per quanto riguarda l’impegno, la canzone più significativa, con i suoi frammenti di dialoghi tratti dal film “Mississippi Burning-Le Radici dell'odio”, con frasi di Martin Luther King e una più che giusta autocelebrazione con l'intro parlato della meravigliosa “Civil War” (“What we’ve gor here is failure to communicate”).
Si avverte in modo tangibile il senso di malessere nei confronti di un mondo impazzito, e “If The World”, che apre con echi di richiamo orientale, ce lo conferma, mentre ampio spazio è concesso alla melodia: “Street of Dreams” e “Sorry” rispecchiano la ballata classica del gruppo – la prima, introdotta dal piano, ricorda “Estranged” - e Axl dà prova che la modulazione della sua voce è rimasta la stessa, ruvida e urlata come la conoscevamo.
Alcune cose convincono meno ("Riad N' The Bedouins” che vira al metal), ma, complice la strepitosa “Better” - di forte impatto anche per una chitarra che fa pensare a Eddie Van Halen - “Chinese Democracy” non fa rimpiangere il tempo passato ad aspettarlo.
Margherita Agostini
15-12-2008
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