Via Giovanni Vitelleschi, 23
Tel: 06 68135297

CUCINA: 34/40
AMBIENTE: 19/20
SERVIZIO: 18/20
PREZZO: 12/20
83/100
Andare al ristorante cinese è sinonimo oramai da diverso tempo di omologazione ed economicità ma non certo più di originalità ed eleganza.
Il Green T, a due passi dal Pantheon, è un eccezione. Anche ahimè per quanto riguarda il prezzo, eppure merita assolutamente una visita.
Altresì sala da te, boutique e negozio di artigianato orientale (all’entrata si legge “mangiare, bere, vestire, sognare…”) si sviluppa in cinque sale di varie dimensioni su quattro livelli, deliziose nell’arredamento composto da pezzi di antiquariato cinese e nell’atmosfera, rilassante ma viva, con in più una vera e propria perla: un piccolo giardino “nascosto” dove si può cenare nella bella stagione.
Il menù è molto particolare, offre una cucina che comprende specialità di tutte le regioni della Cina, non solo la cantonese, qui in Italia fondamentalmente l’unica conosciuta, ha influssi europei naturalmente ma che non si parli di cucina “fusion”: la tradizione viene rispettata con l’aggiunta, soltanto, di una particolare e lodevole attenzione alla composizione cromatica del piatto.
Si può iniziare con degli antipasti “di strada”: cestello di ravioli al vapore e involtini primavera in più variazioni, tempura mista di mare, le alghe nel wock, morbide e croccanti ad un tempo, ma anche provare i crudi interpretati alla loro maniera, di tonno, salmone, mazzancolle, capesante e branzino, i moscardini in guazzetto di te rosso, le ostriche al vapore ai 4 sapori, il pollo in salsa di arachidi, le capesante al vapore con vermicelli di soia, il pesce affumicato al wok o il rotolo di tofu piccante stagionato.
Le portate principali si dividono fra quelle, direi, capibili immediatamente come il petto d’anatra alle 5 spezie, le costolette d’agnello e chutney di mango con salsa di kiwi, la polpa reale di cervo al ginseng selvatico, lo stufato di cinghiale allo zenzero – perfetto – la tagliata di tonno al sesamo, il filetto di pescatrice con porro croccante, il merluzzo sfilettato cotto al vapore con funghi e salsa di zenzero oppure brasato con salsa dolce al pepe, le mazzancolle al wok con spaghettini di riso, il pesce peonia con mango, uova di lompo e tobiko (fettine di spigola debitamente bagnate nell'alcol, adagiate in un piatto seguendo la forma di una peonia e stufate) ed altre che invece sono da decifrare, piatti dedicati od inventati da personaggi della storia cinese, per i quali è necessaria una spiegazione dal personale di sala: la Fenice sul Vascello di Giada, il Tesoro del Contadino con riso bianco, il pollo del generale Zhong Thang, il maiale alla Dong Po (un poeta) o del Grande Timoniere (era il piatto preferito da Mao Tze Tung), stracotto di pancia di maiale con castagne d’acqua.
Una specialità sono grandi granchi che possono essere preparati a vapore, o
stufati sempre nel loro guscio e quindi richiedono dal destinatario un contributo di paziente
lavoro.
Le zuppe sono tantissime e possono essere adattate, nel grado di piccantezza, fino alla propria personale soglia del dolore.
Sui dolci la mia preferenza è sbilanciatissima a favore dell’occidente: il tortino al cocco e il riso soffiato con spicchi d’arancio erano gradevoli ma nulla più.
Va consigliata al contrario una tisana “della felicità” con fiori e bacche che durante la
cena cambiano spessore come i giochi dell’infanzia.
Carta dei vini ben articolata, con una preponderanza di bianchi fruttati ed un ricarico forse eccessivo.
Piccola pasticceria offerta con il conto.
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Zelda
11-01-2009