Torna Manuli, a dieci anni di distanza da “Girotondo, giro intorno al mondo"

Usa 2008
Un film di Clint Eastwood
Con: Clint Eastwood, Cory Hardrict, John Carroll Lynch
Sceneggiatura: Nick Schenk
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox
Qualcuno ha scritto che “Gran Torino” suona come un testamento cinematografico per Clint Eastwood, e per molti versi questo è vero.
E’ vero che con questo film chiude un cerchio, che affronta in modo definitivo alcuni temi su cu Clinti tornava da trent’anni.
Basta però che non sia l’ultimo. Questa, più che l’inizio di una recensione, è una preghiera.
Perchè con “Gran Torino” Eastwood dimostra definitivamente di essere l’ultimo dei dinosauri: l’ultimo regista in grado di lavorare con il grande cinema, con i grandi temi dell’esistenza, senza usare mai un grammo di troppo di enfasi, senza usare scorciatoie e facili effetti (leggasi sull’argomento “Nuovo Cinema Paraculo” ).
In “Gran Torino” Eastwood è un reduce dalla guerra di Corea razzista, pieno di fisime e di pregiudizi. La situazione si aggrava quando nella casa accanto alla sua arrivano dei cinesi.
Da qui prende le mosse una storia (che non racconto) allo stesso tempo semplice e universale, che attraversa i territori della commedia, del noir e del film sociale. Come in “Changeling”, Clint usa le forme del cinema con una consapevolezza magistrale, entrando e uscendo dai generi con leggerezza, e portando sempre lo spettatore con sè.
Rimanendo sempre “dentro” la storia, tendendo chi guarda appiccicato allo schermo per più di due ore, Eastwood parla di razzismo e vecchiaia, di vita e morte, dell’America, della modernità. Qua e là facendo il verso a sè stesso (il protagonista Walt è una specie di ispettore Callahan invecchiato male), mettendo al servizio della storia dei dialoghi quasi perfetti, il vecchio Clint parte dalla commedia per arrivare a un’ultima mezz’ora mozzafiato, nerissima e straordinaria.
Le ultime sequenze sono un distillato di cinema allo stato puro, di una forza cristallina, senza una parola di troppo nè una di meno dello stretto necessario.
Eastwood interpreta Walt con grande sapienza fisica, raccontando con piccoli gesti le insicurezze di chi sente il proprio corpo invecchiare (sensazionale il modo di camminare a disagio all’interno di una festa...).
Il fatto che “Gran Torino” sia stato escluso dagli Oscar (in America è uscito da mesi) conferma quanto la notte delle stelle sia una buffonata. Tra questo film e il trionfatore “The Millionaire” ci sono almeno due categorie di distacco, e probabilmente non solo “Gran Torino”, ma pure “Changeling” si meritavano la statuetta più di tutti gli altri.
Per fortuna a Clint non interessa più di tanto.
E noi non resta che sperare che faccia un film all’anno per sempre. O almeno finchè non capiremo come stato possibile che quello lì, quello che usciva da una nuvola di polvere in "Per un pugno di dollari", sia diventato uno dei più grandi registi viventi...
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Nicola Ravera Rafele
16-03-2009