Recensione live: Glasvegas

I Glasvegas pur suonando discretamente le loro ottime canzoni tratte dal
loro omonimo disco d'esordio, hanno deluso gran parte del pubblico

Recensione live: Glasvegas

I Glasvegas, una delle band emergenti più importanti a livello mondiale, hanno intrattenuto a Milano per un'ora il pubblico dei Magazzini Generali senza però  convincere appieno. Quello che ha deluso della band scozzese è stato il fatto che hanno dimostrato di essere molto meno emozionanti nella dimensione live, nonostante le
loro canzoni siano quasi tutte davvero piacevoli. James Allan, il cantante, che sfoggia un look alla Joe Strummer con  maglietta di John Lennon e ciuffo in evidenza, occhiali scuri e canotta nera,  ha saputo tenere il palco ma purtroppo per lui e per i suoi fan non sono mancate  stecche e  cali di voce. Ad aprire la serata milanese sono stati i fiorentini Toomuchblond, reduci da MTV Operazione Soundwave e dal Coca Cola Live. Per le date americane i Glasvegas hanno avuto come supporter  Carl Barat, l'ex Libertine caduto in disgrazia dopo lo scioglimento della sua band.

 

L'eccessiva attesa genera un po' di nervosismo: l'impaziente audience questa sera è eterogenea, ci sono anche diversi over 45 ma la maggior parte sono ventenni. Le luci si spengono alle 22.23 ed un paio di minuti dopo la band attacca con Geraldine non prima che James, un passato nelle giovanili del Queen's Park Rangers,  abbia salutato il pubblico milanese. Si percepisce dopo pochi istanti che il live non sarà memorabile, a difettare è il coinvolgimento. Sembra infatti mancare l'anima, proprio come mi è capitato di constatare l'anno scorso all'Arena Civica con i Radiohead (lì l'eccessiva distanza dal palco ha rovinato quella due giornate a molte persone). C'è da dire che chi ha visto il loro set da vicino di sicuro è rimasto maggiormente soddisfatto, ma i delusi come me sono la maggioranza. Geraldine, nuovo singolo della band, è dedicato ad una giovane assistente sociale che vende le loro magliette ai concerti. Il cantante è al centro del palco, dietro di lui la non più giovanissima batterista Caroline Mc Kay, alla sua destra il bassista  Paul Donoghue ed a sinistra il cugino del frontman, il corpulento Rab Allan, è al basso (a quanto pare non solo nella nostra Italietta esiste il nepotismo, ed è  da segnalare che la sorella di James, Denise, è la manager despota della band). Il novello Joe Strummer dopo il primo pezzo ci manda graziosamente a fanculo alla maniera dei punk, dicendo Fuck you very much (i Massive Attack, premiati a Milano nel 1998 per il loro superbo video Teardrop, ringraziarono allo stesso modo MTV per quell'award). La scenografia è spoglia, praticamente inesistente, ma è compensata da dei bellissimi giochi di luce multicolori. La seconda canzone in scaletta è Lonesome Swan, che non morde. A questo punto il cantante presenta con enfasi e chiede di applaudire la batterista, Caroline, che agli esperti di tecnica non è sembrata affatto un drago, ma il suo onesto lavoro l'ha portato a termine. Il muro sonoro di chitarre-basso-batteria è in evidenza anche con la successiva It's My Own Cheating Heart That Makes Me Cry ma i presenti non sono molto entusiasti,noto alcuni allontanarsi dalle prime file.

 

Sicuramente i Magazzini Generali, che hanno una capienza di oltre 900 posti, non sono un luogo confortevole per i concerti specie se c'è il sold out, che è avvenuto in cassa, perché fino alle 22.30 c'erano ancora biglietti. Con Polmont on My Mind i suoni sono troppo alti, i tecnici li abbassano repentinamente. In particolare ad essere troppo elevato per tutto il live è il basso, con Paul che ogni tanto si dondola per dare spettacolo. L'equalizzazione non è stata sempre ottimale, ma è la voce del frontman che in diversi frangenti non è all'altezza. La tensione si abbassa ulteriormente con Fuck You It's Over, dall'EP natalizio A Snowflake Fell (And It Felt Like a Kiss), registrato per buona parte in una chiesa della Transilvania. James ringrazia ancora Milano creando un breve intermezzo musicale (Milano, Thank you for coming to see us) ma pure con Flowers & Football Tops, la  bellissima apertura del loro cd, le cose non vanno per il meglio. Non tutti riescono ad emozionarsi, anche se diversi sono i cori che la accompagnano anche nel suo interminabile finale. In questo brano James, autore di tutte le liriche dei Glasvegas, racconta i funerali di un ragazzino di 15 anni che morì  tragicamente a Glasgow nel 2004, dopo un'aggressione subita da alcuni coetanei. Dopo la lenta e oggi noiosa Ice Cream Van arriva una stupenda versione di Go Square Go, canzone sul problema del bullismo, che, così come per la data di Roma, resta il pezzo più intenso e meglio eseguito dell'intero live, l'unico veramente coinvolgente con il refrain Here We Fucking Go cantato a squarciagola da numerosi fan. Sono le undici e un quarto e si chiude  con un colpo d'ala la prima parte del concerto. Passano neanche due minuti e si sente picchiare con forza la batteria che introduce S.A.D Light, in una versione dal vivo più lunga. James ora ringrazia battendosi il cuore e dedica il pezzo seguente, Please Come Back Home, alla madre, alla sua migliore amica, che ha influenzato il suo stile ed i suoi gusti musicali facendogli ascoltare da piccolo la musica pop, soul, ed in particolare Roy Orbison e i Righteous Brothers. A dire la verità il sound melanconico- adolescenziale dei Glasvegas sembra pescare più dall'epicità dai primi  U2 e dai nuovi Bloc Party che da Orbison, con l'aggiunta di qualche distorsione che ricorda vagamente i Jesus and Mary Chain. L'esecuzione di questo brano, sconosciuto ai più, è davvero fiacca. tanto. Molti chiacchierano, qualcuno addirittura si dice imbarazzato per le stonature di James.  Il frontman,  chitarra dal suono impercettibile che pare suonata più per fare scena che per dare concretezza al loro wall of sound, cambia per l'occasione le parole dedicando all'uditorio il verso The beauty of Milano and the same are you italians, ma la canzone resta il punto più basso della loro non esaltante performance. La chiusura è affidata al loro pezzo più famoso, in airplay nelle radio più importanti e presente pure negli stacchetti di Sky, Daddy's Gone, introdotto da un breve intermezzo strumentale. L'unico brano mancante del loro disco è Stabbed, che inizialmente non era un lento e non prendeva a prestito la Moonlight Sonata di Beethoven ma era molto più coinvolgente e rock e si intitolava I'm Gonna Get Stabbed, forse in riferimento alla guerra dei coltelli di Londra che ha causato la morte di alcuni giovani l'anno scorso. Un'altra canzone sarebbe stato bello sentire è Whitey, loro vecchia composizione che non ha però trovato posto nell'album. Lanciati dallo scopritore di Oasis e Hives, Alan McGee, definiti da NME come  la più grande nuova rock and roll band del mondo, destinata a segnare la fine del decennio, vengono abbastanza ridimensionati dal live di questa sera, anche se lo stesso chitarrista Rab Allan, nelle interviste aveva affermato di essere molto deluso dalle loro esibizioni nei festival dell'anno scorso. Il gruppo scozzese avrà presto modo di rifarsi perché aprirà per gli U2, a  luglio a Dublino e ad agosto nella splendida cornice dello stadio di Wembley.

La scaletta

Geraldine    6
Lonesome Swan 5.5
It's My Own
Cheating Heart That Makes Me Cry 6.5
Polmont On My Mind 6
Fuck You, It's Over 5
Flowers & Football Tops 5.5
Ice Cream Van 5
Go Square Go 8.5

Encore
S.A.D. Light  7
Please Come Back Home 3.5
Daddy's Gone 6

Paolo Agnoletto

(voto 6+)





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