Galantuomini
(Edoardo Winspeare)

Presentato al festival di Roma tra gli applausi il film non convince del tutto.

Galantuomini
(Edoardo Winspeare)

Galantuomini

Italia 2008

Un film di: Edoardo Winspeare

Interpreti: Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Beppe Fiorello, Giorgio Colangeli

Sceneggiatura: Edoardo Winspeare, Andrea Piva, Alessandro Valenti

Montaggio: Luca Benedetti

Fotografia: Paolo Carnera

 

FESTIVAL DI ROMA 2008- CONCORSO

 

 “Galantuomini” è il classico film da festival. Quello che, con un aggettivo un po’ ambiguo si potrebbe definire “garbato”. La messinscena, la fotografia, la recitazione sono inattaccabili. Resta però la sensazione di un’occasione mancata. Raccontare la storia di una donna a capo di una corrente della nascente “Sacra Corona Unita” è molto stimolante. Vuoi perché delle cupole mafiose del nostro mezzogiorno, la Sacra Corona, è una delle meno raccontate. Vuoi perché la figura di una donna a capo di delinquenti senza scrupoli ha un peso narrativo non indifferente. Ed è proprio su questo punto, sulla costruzione del personaggio della protagonista, che il film non riesce ad essere convincente. La brava Donatella Finocchiaro non ha i modi bruschi e sbrigativi di una capo branco, è sexy nel suo bisogno di essere protetta, appare spesso remissiva a fragile. Caratteristiche sicuramente presenti in filigrana nella caratterizzazione di un leader al femminile ma che non possono apparire da subito così evidenti. Pena, la debolezza di tutto l’impianto narrativo. Insomma non si palpita mai per la sua vicenda e questo è un problema ascrivibile alla maggior parte del nostro cinema. Dov’è finito il pathos? I sentimenti? Perché quando si cerca di essere toccanti si finisce per lasciare nel pubblico una sensazione di indifferenza pari a quella di assistere un discorso di un leader PD? Ovviamente non può essere caricata solo su Winspeare, il regista, tutta la responsabilità. Certo, resta il fatto che a parte qualche buona immagine anche lui ci sembra spaesato rispetto alla materia. Se fosse un film di genere, un gangster movie ad esempio, servirebbe un ritmo molto più sostenuto. Se invece si affrontasse la storia con sguardo intimista, come credo fosse il suo intento, allora la mancanza di pathos risulta un problema non indifferente. La storia di passione tra la Finocchiaro e Gifuni non decolla mai nonostante il copione lo imponga. Prova ne è la scena di sesso in cui i due attori sembrano quasi infastiditi, preoccupati più di evitare troppe smancerie invece di leccarsi da cima a piedi come due Lama in calore. Nella stessa sequenza lui le afferra il seno come fosse una macchinetta del caffè e lei prorompe in un orgasmo del tutto improbabile dal momento che lui, sopra di lei, pareva quasi già addormentato da qualche minuto. Insomma, se si ricominciasse dai sentimenti e dal sesso pecoreccio forse riusciremmo a uscire dall’era Ozpetek/Comencini.

 

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Tommaso Capolicchio


28-10-2008

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