Franz Ferdinand - Tonight: Franz Ferdinand

Gli arciduchi ritornano con un disco più elettronico ed elaborato e meno rock che li riporta qualitativamente all’altezza del loro esordio

Franz Ferdinand - Tonight: Franz Ferdinand

"Tonight: Franz Ferdinand"
(Domino/distr.Self)
Voto: 7.5
2009

 

 

 

 

 

 

I Franz Ferdinand, gruppo scozzese lanciato da NME ed esploso cinque anni orsono, all’inizio non mi entusiasmavano perché mi sembrava  sfruttassero intuizioni di band contemporanee di ben altro spessore come Strokes ed Interpol mischiando il tutto con sonorità già sentite negli anni ‘80 ed in particolare sperimentate dai Talking Heads e dai meno noti Fingerprintz.
Oltretutto ho sempre trovato piatto e scontato "Take Me Out", il loro singolo di maggior successo.
Gli ascolti ripetuti del loro primo lavoro mi fecero però cambiare idea quasi completamente, perchè comunque alcune delle canzoni contenute in esso sono davvero godibili e loro hanno dimostrato di avere stoffa anche con il secondo disco che, uscito a fine 2005, era discreto, nonostante i singoli tutt’altro che eccezionali e la palese inferiorità rispetto al  precedente, opera discografica che oltretutto si era fregiata della palma di miglior album britannico facendo vincere ai Franz Ferdinand il Mercury Prize.

 

Il problema però delle band di oggi, che hanno a che fare con un esordio di grande successo, è ripeterlo.
Perché se si segue lo stesso stile si vende comunque ma si inizia a stufare, se si cambia troppo si rischia di perdere fan e non è detto che un gruppo sappia evolversi come hanno fatto i Radiohead cambiando sound e mantenendo molto alta la qualità.

Dirò subito che questo terzo cd  “Tonight: Franz Ferdinand” è proprio un bel disco, all’altezza del loro debutto ma con meno pezzi da novanta, e si vede che è un lavoro molto più elaborato e pensato dei precedenti, anche se talvolta, ma non in questo caso, la mancanza di spontaneità può non essere un bene.
La genesi di questa produzione è stata a dir poco tribolata. Alex Kapranos, il cantante, aveva scritto otto canzoni durante il tour di "You Could Have It So Much Better", loro seconda fatica discografica, ma voleva che il suono si discostasse dal loro ultimo cd. Per farlo però necessitava di staccare la spina e assorbire nuove idee al di fuori del mondo della musica. Ecco perché lasciò passare diverso tempo e gettò via alcuni brani che aveva composto.
Quando però i Franz Ferdinand presentarono nel giugno del 2007 le nuove composizioni in anteprima in due concerti esclusivi a New York e Glasgow queste non piacquero al pubblico: di “Anyone In Love”, “Flight Of The Galvatron”, “A New Thrill”, “English Goodbye”, “Favourite Lie” e “Turn It On” è rimasta traccia solo di queste ultime due, le uniche poi inserite nel disco, con la prima che ha però cambiato titolo trasformandosi in “What She Came For”.

 

A questo punto “gli arciduchi” (il nome omaggia Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este,  la cui uccisione fu una delle cause che scatenò la prima guerra mondiale) presero la decisione di lavorare con il produttore Brian Higgins, co-responsabile dei successi di Girls Aloud, Sugababes, Texas e Kylie Minogue, ma questa scelta non fu felice, dichiarando addirittura ai media di avere capito grazie a quest’esperienza abortita di non essere un gruppo pop, abbandonando anche l’idea che era balenata di creare un nuovo suono, definito appunto dirty pop.

 

In effetti l’immagine del complesso scozzese è sempre stata a metà tra gruppo indie-alternative di valore e band  mainstream in grado di vendere palate di dischi. Il cantante ed ex-studente di teologia Alex Kapranos, che in passato ha fatto tutti i lavori possibili, dall’insegnante in un college a tassista, da falegname a chef, da cameriere a promoter, da detective privato (!) a produttore musicale (dei Cribs, uno dei gruppi più sgradevoli mai sentiti dal vivo: di famosi peggio di loro solo Razorlight e Fratellis), ha anche un côtè di intellettuale, tanto è vero che ha scritto un articolo sull’artista russo Rodchenko e l’utopia costruttivista e tiene  Soundbites, una rubrica settimanale culinaria sul Guardian dove narra dei cibi che mangia e degusta durante i tour mondiali della sua band, pubblicata in Italia nella rivista Internazionale.

 

Però c’è sempre stato nei Nostri qualcosa di disimpegnato, oserei dire al limite del frivolo, tanto è vero che hanno subito dichiarato che il loro scopo era semplicemente far ballare le ragazze (ma non di portarsele a letto, dato che come i Coldplay hanno sempre disdegnato, o dichiarato di disdegnare, le groupies). In effetti gli “arciduchi” sono riusciti benissimo nel loro intento, e quello che fa impressione del loro successo è il loro essere trasversali, perché hanno fan di tutte le età, dalle adolescenti che hanno le prime vampate di calore sino ai giovani padri di famiglia che sono già stufi di essere sposati per arrivare a chi è negli -anta già da un po’.

 

Tornando al disco,” Tonight: Franz Ferdinand” è un concept album disegnato per accompagnare il viaggio di un Ulisse dei nostri tempi lungo tutti i momenti della notte, da quando si veste prima di andar fuori al viaggio verso i club in cerca di divertimento, dal ballo sfrenato fino al ritorno all’alba, esausto, nella tranquillità della propria casa.
Kapranos stesso ha proprio dichiarato che questa è “musica che prepara ad una notte di edonismo e si ascolta flirtando nei dancefloor, quando il cuore batte forte e la circolazione del sangue va a mille, ma anche quando si aspetta l’alba in solitudine, rilassandosi nella propria abitazione”. Il produttore che ha lavorato con loro, in un costosissimo studio a Glasgow all’interno di un vecchio municipio vittoriano, è Don Carey, già all’opera con CSS, Hot Chip e Lily Allen. Don, definito simpaticamente dal cantante come un folle, ha assecondato la loro nuova direzione che volevano prendere, con il maggior uso di sintetizzatori, nella fattispecie i Polyvox Artwork, costruiti dagli ingegneri russi a fine anni ‘70, suoni di basso (Corde Super Slinky) più potenti, ritmi dub e reggae e la chitarra molto meno presente rispetto al passato.

 

Bellissima la cover del disco, fotografia scattata dal danese Søren Solkær Starbird dietro al Barrowlands Ballroom  a Glasgow, che ritrae il batterista applicare un massaggio cardiaco al bassista sotto gli occhi del chitarrista, Nick, mentre Kapranos cerca di frapporsi per evitare che la foto venga scattata. Questa copertina trae ispirazione dalle immagini degli anni ‘40 del celebre fotoreporter di cronaca nera americano Arthur Felling, meglio conosciuto come Weegee.
L’album parte subito bene con il singolo, “Ulysses”, uno dei loro pezzi migliori che, come ha dichiarato Alex,  prepara psicologicamente alla serata notturna e richiama la sua situazione di quando è in tour con la band, vede molte parti di mondo e sembra perdersi prima di ritrovare la via di casa. Particolarmente riuscita è la chitarra effettata, il tappeto di synth e la voce del cantante, che in questo disco assume più sfaccettature e maggiore importanza. Il video lanciato per promuovere “Ulysses”, davvero ben fatto, vede alla regia i Thirtytwo (già autori  di “Moscow State Circus” di Eugene McGuiness). All’interno di esso i Franz Ferdinand, più eleganti ed incravattati che mai, compiono un viaggio notturno che li porta da Los Angeles fino al deserto del Mojave.

 

Il secondo pezzo, "Turn It On”, è un bel funky elettrico con piacevoli accelerazioni di batteria. A detta di Kapranos è un inno per i nudisti ed ha rischiato di diventare secondo singolo non riuscendoci per poco. Si tratta di uno dei pezzi più vecchi dell’album e a Ferrara fu il primo brano ad essere eseguito nel bis ma la versione attuale, ornata di più strumenti ed effetti, è nettamente migliore.

 

Si prosegue con la non particolarmente originale “No You Girls”, suonata percuotendo ossa umane, con il basso pulsante di Bob Hardy  ed il falsetto di Alex a primeggiare su tutto il resto. Questa canzone, cambiata moltissimo rispetto alla versione originale, ha avuto un periodo di gestazione lungo e doveva essere collocata alla fine del disco. I Franz hanno cercato di ricreare in essa l’effetto Doppler, ovvero il cambiamento apparente della frequenza o della lunghezza d'onda di un suono percepito da un osservatore che si trova in movimento rispetto alla sorgente del rumore. Per ottenerlo Nick si è arrampicato fino al soffitto e ha fatto passare il cavo di un microfono sopra un’asse portante, facendolo finire proprio al di sopra dell’amplificatore, poi Dan ha cominciato a farlo oscillare riuscendo ad ottenere il risultato desiderato.

 

No You Girls”, già utilizzata per uno spot della Apple, è stata scelta come secondo singolo, ed è stata anche remixata da Vince Clarke, ex Depeche Mode.

 

Con "Send Him Away", canzone-divertissement dedicata dal cantante ai cornuti, si incomincia ad intravedere la nuova direzione presa dal combo scozzese, e quello che colpisce è soprattutto la parte finale, con le percussioni, le linee di basso, i battiti di mano che danno un effetto straniante e stralunato al pezzo imprimendogli un ritmo africano e trasformandolo da banale a originale.

 

Davvero piacevole il suono sintetico che introduce “Twilight Omens”, brano contemporaneamente vintage e moderno.

 

Anche “Bite Hard”, la traccia successiva, che parte lenta e soave con un pianoforte e poi si trasforma in un’aggressiva cavalcata dance-rocking, mantiene alta la qualità del disco. Stupisce, come del resto in tutto l’album, l’ottimo assemblaggio di tutti gli strumenti. Il testo è un chiaro rifiuto dell’esistenza di Dio e una presa in giro non molto benevola di Charlton Heston, il celebre attore che è stato presidente della National Rifle Association, potente organizzazione a favore dell’uso delle armi (peraltro già aspramente criticato da Michael Moore in “Bowling For Columbine”).

 

A questo punto si arriva all’unica nota stonata del cd, la cacofonica “What She Came For, la quale inizia male, con un refrain banale, e finisce pure peggio, con una parte trash-metal tutt’altro che gradevole. Inizialmente doveva chiamarsi "Favourite Lie", è stata registrata in cantina e all’interno di essa si può sentire anche la voce di Rosie Wilson, cantante londinese di origine africana che in passato ha collaborato con i Gorillaz di Damon Albarn.

 

Si va avanti con “Live Alone”, personalmente una delle mie preferite, perché, con i sintetizzatori alla Giorgio Moroder, riporta noi che eravamo bimbi negli anni ‘80 a cavallo di Falkor lungo i cieli di Fantàsia, quando il mondo ci sembrava sicuramente un posto migliore di adesso.

 

Can’t Stop Feeling”, una delle canzoni più vecchie, agisce anch’essa in territori Eighties, ma è più psichedelica ed ha un ritmo funkeggiante che ricorda un po’ l’Africa, esattamente come la parte finale di “Send Him Away”.

 

Si arriva a questo punto al pezzo più coraggioso e originale dell’intero disco, che merita più ascolti prima di essere giustamente valutato ed apprezzato, “Lucid Dreams. In questo brano, che con i suoi otto minuti è il più lungo di “Tonight: Franz Ferdinand”, si nota la loro vena più sperimentale tant’è vero che il gruppo stesso l’ha indicata come canzone che potrebbe segnare la loro nuova direzione musicale. La chitarra distorta che si sente nella fase iniziale ricorda un po’ l’inizio di “How Soon Is Now” dei mai dimenticati Smiths, mentre la parte finale elettronica, quella per capirci che parte dopo 4 minuti e 45 e che è stata registrata alla fine, richiama la musica techno più ossessiva: in quest’ultima pare di sentire ad un certo punto il rumore di lattine vuote che cadono dall’alto. ”Lucid Dreams” avrebbe dovuto essere il primo singolo ed è stata abbellita ed allungata rispetto alla versione originale. Alex riguardo a questa canzone ha negato che ci possa essere una somiglianza con quanto fatto recentemente da band giovanili di successo come Late of The Pier e Klaxons.

 

Gli ultimi due pezzi, a differenza del resto dell’album, sono tutt’altro che movimentati e sono stati posti alla fine perché nelle intenzioni di chi li ha scritti si dovrebbero ascoltare al termine della nottata, quando si sono prosciugate le forze e ci si vuole solo rilassare spaparanzati sul divano.
La prima, “Dream Again”, pezzo paranoico-psichedelico condito con suoni di campanellini e di una viola, ha un intro che richiama le colonne sonore dei primi film horror degli anni ‘40, in particolare uno dei miei preferiti, “Il Giardino delle Streghe”, sequel del più famoso “Il Bacio della Pantera”, rifatto poi nel 1982 con la sinuosa Nastassja Kinski.
La traccia  più significativa è però la dolcissima ballata acustica “Katherine Kiss Me”, che si candida per la palma di miglior canzone dell’intero disco: si tratta di una versione aggiornata e decisamente migliorata di “Eleanor Put Your Boots On”, brano presente nel loro secondo album, ed in effetti segna anche il cambiamento sentimentale di colui che l’ha scritta, Kapranos, il quale da diverso tempo non è più fidanzato con Eleanor Friedberger , cantante in un complesso a due con il fratello chitarrista Matthew, i Fiery Furnaces, band gradevole ma abbastanza sfigata. La voce baritonale di Alex, in splendida forma in tutte le canzoni, chiude degnamente un disco che conferma l’ottimo stato di salute di un grande, anche se da sempre un pochettino sopravvalutato, gruppo musicale.

Tracklist

“Ulysses “ 8.5
“Turn It On” 7.5
“No You Girls” 6.5
“Send Him Away” 7
“Twilight Omens” 7.5
“Bite Hard” 7.5
“What She Came For” 4
“Live Alone” 8
“Can’t Stop Feeling” 7
“Lucid Dreams” 7.5
“Dream Again” 6
“Katherine Kiss Me” 8.5

 

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Paolo Agnoletto



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