Interviste Musica: Eugenio Finardi.Canto Vysotsky

Il cantautore omaggia Il grande ribelle della cultura russa contemporanea

Interviste Musica: Eugenio Finardi.Canto Vysotsky

I più conoscono Eugenio Finardi per le sue canzoni degli anni ’70, contenute in dischi come Sugo, Diesel o Blitz, amate da chi ha vissuto quella stagione come da chi è arrivato dopo, ma il suo lungo persorso artistico è andato ben oltre.

 

Oggi, tra collaborazioni scelte e produzioni a suo nome, alla vena di cantautore antepone quella di ricercatore vocale (recenti le escursioni nel fado portoghese e nel blues, suo amore adolescenziale) e di interprete di brani altrui, da Crosby a Leonard Cohen da De André a Battiato o Pablo Milanes. Fino a Vladimir Vysotsky, che omaggia con un intero album di reinterpretazioni.

 

Attore al cinema, al teatro Taganka (memorabile un suo Amleto che si affacciò anche nei festival occidentali) e alla tv di Mosca, stroncato da una crisi cardiaca nel 1980 a soli 42 anni, Vysotsky fu anche poeta, e autore-interprete di oltre cinquecento canzoni che suonava con la chitarra russa a sette corde. In questa veste fu boicottato e censurato in ogni modo possibile dal regime sovietico per i contenuti scomodi, l’acume critico e la graffiante ironia, che ne fecero invece un personaggio amatissimo dal popolo.

 

Il Cantante al Microfono (Velut Luna/Egea) contiene undici brani di Vysotsky, eseguiti con l’ensemble di musica classico-contemporanea Sentieri Selvaggi diretto da Carlo Boccadoro. Incontro Finardi in un albergo romano e chiedo lumi.

 

E’ la prima volta che affronti le canzoni di Vysotsky?
C’è stata un’antologia per il Club Tenco nel ’94, curata da Sergio Secondiano Sacchi – che è il traduttore anche di questo disco e rappresenta la Fondazione Vysotsky in Italia – dove interpretavo due canzoni, di cui una con l’attrice francese Marina Vlady, che di Volodja è stata la moglie e mi ha raccontato molto dell’uomo e dell’artista. Vysotsky era davvero fuori dal sistema, incideva le canzoni in cantina su cassetta, e copie sempre più degradate si diffondevano capillarmente, con amore in tutta l’Unione Sovietica, nelle case, nei campi, nelle miniere. Un milione e mezzo di persone si radunò spontaneamente non appena seppe della sua morte  - col passaparalola, perchè la Pravda e l'Izvestja non riportarono neppure la notizia - lasciando semivuoto lo stadio di Mosca nel giorno di apertura delle Olimpiadi del 1980, con grande imbarazzo del regime.

 


Si può paragonare Vysotsky a qualche cantautore italiano?

Forse De André, o io stesso dei primi tempi, ma il problema è che nessuno ha il carico di rabbia di Vysotsky. Tutti noi, me compreso, siamo maledetti per modo di dire, nati nel privilegio, lui era un uomo del popolo e ha pagato a caro prezzo le sue idee. Sposando una star cittadina francese ha visitato l’Occidente, ma il capitalismo lo disgustava ed è tornato sempre in patria. Non era un anticomunista, si opponeva all’apparato, alla dittatura, al tradimento del sogno per cui il suo popolo aveva così tanto sofferto. La rabbia è il dato più evidente ma nella sua opera c’è anche dolcezza, un grande senso dell’amicizia, un affetto spaventoso per la sua gente, ricambiato. Se fermi un russo per strada e nomini Vysotsky e un paio di titoli delle sue canzoni, si mette a piangere.

 


La rilettura attraverso le sonorità della musica classica può spiazzare.

Il tentativo, per me riuscito, di Filippo Del Corno è stato quello di mantenere l’impatto, l’elemento di rabbia e di grinta originale delle canzoni, che nascono folk, accostandogli un’orchestrazione complessa, evoluta Crediamo di esserci riusciti: la baby sitter ucraina dei miei vicini di casa, che all'inizio mi ha dato l'impressione quasi di ricevere il disco malvolentieri, poi mi ha detto: "Signor Finardi, io avevo paura perchè nessuno può cantare Vysotsky come Vysotsky, poi ho capito. Lui urlava la sua rabbia. Voi avete messo la melodia, ma tenuto la rabbia". E' la migliore recensione che potessi desiderare. Oggi che tutto è omologato, fare musica ribelle si rispecchia anche in una scelta del genere, e i musicisti di Sentieri Selvaggi fanno lo stesso nel loro campo, onorando il nome che si sono dati e andando dove altri non vanno.

 

Hai allenato la voce in questo senso?
Erano corde che ho sempre avuto, come figlio di una cantante lirica, e che non avevo mai provato ad applicare. Mia figlia Francesca di otto anni suona il violino; io studio con lei, ho “riimparato” a leggere la musica, tornando al mondo che ho avuto in casa per tutta l’infanzia. Mi sono seduto al piano col Maestro Boccadoro a studiare, a preparare la mia parte: una delle settimane più belle della mia vita. Mi è costata crampi a muscoli sconosciuti della cassa toracica, che prima non avevo avuto occasione di usare! Sia chiaro, non canto lirico: ho mantenuto la mia vocalità, allargandone gli orizzonti. Ultimamente ho realizzato tre cose che non credevo di saper fare: questo lavoro su Vysotsky, poi Damasco a Rai RadioTre, e Suono, spettacolo teatrale che mi vede impegnato non solo come cantante, che ha da poco debuttato ai Filodrammatici a Milano.

 

La voglia di muovermi altrove, dopo anni passati a fare Finardi, chiudendo gli show sempre coi miei soliti successi, è esplosa nel 2001. Francesco Di Giacomo mi chiese di tradurre e cantare cinque canzoni di Amalia Rodriguez per un concerto (e poi un disco) con lui e Marco Poeta incentrato sul fado. Temevo che il pubblico mi avrebbe accoppato se non facevo Extraterrestre, Musica RIbelle e compagnia bella, invece ha risposto bene, così ho detto: buttiamoci, con Vysotsky e il resto. Credo che la chiave più importante sia il rigore, cioè quando si fa una cosa farla fino in fondo. Quando ho fatto Anima Blues mi sono ben guardato dal proporre le mie canzoni da cantautore dal vivo con quel gruppo, che tra l'altro non era adatto, e al momento di realizzare l'album abbiamo tenuto la voce missata bassa, in mezzo agli strumenti, senza mettere in ballo scelte produttive che potevano richiamare al pop. Con Il Cantante Al Microfono è lo stesso, non doveva essere una cosa un po' classica, ma classica in tutto e per tutto.

 

Pubblicato (in forma ridotta) anche sui quotidiani del gruppo E-Polis.


Adriano Lanzi


11-03-2008

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

L'assordante quiete del 4° lp di Hollis e Co. Songwriter in cerca di se stesso.

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Handsome Furs - Face Control

Handsome Furs - Face Control

"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

Recensione live: Michel Portal Unit

Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5