Cose dell'altro mondo: La Bibbia di Yageta.

Giovanna vive da 3 anni sulla piccola isola di Yageta, alle Fiji. Comincia da qui il suo diario per Crak!

Cose dell'altro mondo: La Bibbia di Yageta.

Comincia così il diario della nostra 'corrispondente' dalle Isole Fiji. Da tre anni Giovanna vive a Yageta, e da oggi ci racconterà com'è 'vivere dall'altra parte del mondo'

 

 

Yageta è un’isoletta del Pacifico Meridionale, ha un villaggio di 300 anime ed è diventata la mia casa da ormai tre anni.

Nell’alfabetizzata Yageta, l’unica lettura, oltre a quella di un ‘Fiji Times’ che raggiunge l’isola con qualche giorno di ritardo o di una rivasta-spazzatura che si può attendere fino ad un anno, è quella della Bibbia.

La Bibbia viene letta e riletta, sottolineata, imparata a memoria, decantata e spiegata nelle lunghissime messe domenicali.

E’ l’unico oggetto verso il quale i Fijiani di Yageta esprimono un senso di proprietà:It’s my Bible’, come se custodisse il loro intimo inviolabile rapporto con Dio.

In un giorno di ozio sull’isola, mentre sto leggendo, mi passa davanti Ratu Neilesu, carpentiere e saltuario predicatore, con un piccolo bottino di pesce legato ad uno spago tenuto a tracolla. Gli chiedo della pesca, parliamo del tempo, argomento essenziale per chi vive in mezzo alla natura, e mi domanda che cosa sto leggendo. Un romanzo, gli rispondo. ‘A Novel’. Lui fa cenno di aver capito per non sembrare ignorante, io indovino e chiarisco: una storia, ‘A story’.

La sua domanda a quel punto mi prende in contropiede: ‘Vera?

Io gli rispondo che è inventata, e lui mi chiede stupito e celatamente sfuggente che tipo di interesse potrebbe mai avere una storia inventata. Cerco di spiegarglielo, parlo di fantasia e di curiosità, nel mio frequente e stupido tentativo di evangelizzare i concetti della filosofia occidentale e la razionalità in un mondo che è pieno di vita, tradizioni e miti in cui tutto sembra avere come scopo la sopravvivenza.

Quello che importante a Yageta è la realtà, è la quotidianità, e il piacere è la gioia di un istante: condividere battute tra cugini, cucinare per una festa che include tutto il villaggio, il giorno in cui i bambini vengono premiati per il loro rendimento scolastico.

Noi ‘civilizzati’ che abbiamo portato la fantasia a livelli altissimi, esasperandola fino al punto di perdere il senso della realtà, per cui ‘reality’ è diventato sinonimo di una cattiva e volgare recitazione, dovremmo forse reimparare ad apprezzare ciò che è umano e necessario, e non quello che ne ha la parvenza. Potremmo quasi dire che della nostra generazione non ci debba rammaricare del fatto che legge poco, ma che vive poco. Cose dell’altro mondo...

Giovanna Morandi



02-03-2008

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