MATERIE PRIME:The Faust Tapes (Faust)

Il nostro viaggio nei 64 dischi che hanno fatto la storia: Terzo leggendario lavoro per il gruppo tedesco, che li fece conoscere internazionalmente.

MATERIE PRIME:The Faust Tapes (Faust)

Virgin Records, 1973

Produttrore: Uwe Nettelbeck

Musicisti: Jean-Hervé Peron, Rudolf Sosna, Wener "Zappi" Diermaier, Hans-Joachim Irmler , Gunther Wusthoff, Arnulf Meifert.

 

Strana la storia di questo disco, che fece conoscere al di fuori dei confini nazionali il più emblematico, eclettico e inquietante tra i gruppi tedeschi degli anni '70.

I Faust venivano da due album per la Polydor - con discreto esito commerciale se si pensa che le copie arrivavano nel resto d'Europa solo di importazione- e da due anni di vita in una vera e propria "comune", che era anche studio di registrazione allestito per loro in una scuola abbandonata in campagna, a quaranta chilometri da Amburgo. Nel contratto con la Polydor (meraviglie del mercato discografico allora ancora in piena espansione e in vena di sprechi) il produttore e agitatore culturale Uwe Nettelbeck aveva chiesto e ottenuto per il gruppo anche un ingegnere del suono che fosse disponibile a tempo pieno, per assecondare la loro voglia di sperimentare (lo trovò in Kurt Graupner, fonico e inventore rubato alla Deutsch Grammofon).


Condizioni produttive francamente senza precedenti e crediamo mai più ripetute nella storia dell'industria musicale. Un esperimento sociale e culturale, in linea con le agitazioni del '68 europeo che furono l'humus in cui crebbero tutti i musicisti coinvolti. The Faust Tapes segnò il passaggio del gruppo all'allora neonata Virgin (che non era la multinazionale di oggi ma una giovane etichetta che puntava su Henry Cow, Mike Oldfield, Robert Wyatt, Gong, sulle prime uscite da solista del compianto Kevin Coyne e appunto sui Faust) con la trovata promozionale (fortunatissima) della vendita al prezzo di un quarantacinque giri.

 

A riascoltare il lavoro oggi, non sappiamo bene se l'escamotage fu dettato dalla sfiducia nell'estrema bizzarria del prodotto finito che Branson e soci si ritrovarono per le mani: dopotutto è un collage radicale, in cui schizzi di composizione sono contrapposti con bruschi tagli a momenti improvvisati e a puri aggregati di suono che oggi diremmo in linea con la corrente "acusmatica" della musica cosiddetta colta. Non che questa fosse una novità assoluta nell'ambito della musica "popular" (viene in mente come precedente illustre il Frank Zappa acido di Freak Out e Absolutely Free ) ma è la forma complessiva ad essere inedita e, a scanso di fraintesi, entusiasmante allora come oggi. Ad ogni modo la strategia si rivelò vincente. Il disco, presto un top seller, portò la sperimentazione a briglia sciolta del gruppo in casa di chiunque, marchiando a fuoco la sensibilità di alcuni che crearono, come Julian Cope, un "mito" intorno ai Faust e a tutto il krautrock di quel periodo, con tutti gli equivoci e inesattezze del caso, che solo una la prospettiva storica ci avrebbe aiutato a smascherare, confermando però Tapes come opera attualissima e imprescindibile.


Adriano Lanzi


24-01-2008

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