Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Piccolo grande evento, per gli appassionati di musiche "altre" soprattutto, ma non solo, la prima data romana in assoluto per una leggenda del rock sperimentale europeo, i faust. Gruppo "paradossale" come pochi altri, sin dall'inizio della loro storia che risale all'humus culturale post '68 amburghese (il loro logo era ed è tuttora un pugno chiuso ai raggi X), oggi vivono il paradosso più grande, perché i membri fondatori ancora attivi musicalmente, da tre anni sono sparsi in due versioni della band parallele e antagoniste, ciascuna delle quali incarna meglio aspetti diversi del loro complesso universo sonoro, senza perdere in credibilità. I Faust approdati a Roma sono Werner "Zappi" Diermaier, batterista dalla tecnica personalissima, fatta di pattern percussivi ipnotici e galvanizzanti al tempo stesso, e Jean-Hervé Peron, bassista, vocalist, poeta, con nuovi collaboratori inglesi (Geraldine Swayne, James Johnston, James Hodson).
Con buona autoironia scherzano spesso sul loro essere un gruppo "tedesco" che di tedeschi non ne contiene neanche uno (Zappi è nato in Austria, Jean-Hervé è francese). Una forte connotazione di internazionalità, d'altra parte, ha differenziato i Faust da sempre, rispetto a tutti gli altri gruppi della scena Krautrock storica (il loro primo chitarrista, Rudolf Sosna, era di origine russa). Ad ogni modo si tratta dei Faust più legati alla forma-canzone, rispetto a quelli dell'altro core member storico, l'organista Hans-Joachim Irmler , orientati invece all'ascolto "profondo", al drone psichedelico, e in generale più al suono che alla canzone. Gli appassionati dell' estetica dei Faust, che vive della risoluzione, o collisione consapevole, dei contrasti più aspri (primitivismo / raffinatezza, psichedelia visionaria / poetica del quotidiano, senso del "bello" tradizionale / fragore di macchine industriali, sguardo al futuro / piedi saldi nelle avanguardie storiche del Novecento), non possono che soffrire un po' nel vedere l'anima dei Faust scissa in due parti, entrambe forti di elementi di grande interesse ma entrambe incomplete.
Effettivamente, nonstante l'egregio lavoro all'elettronica del nuovo arrivato James Hodson (purtroppo poco distinguibile nel guazzabuglio rumorista della prima parte del set) lo show di sabato scorso è iniziato a decollare e a funzionare meglio, avvincendo i presenti, solo quando il gruppo ha abbandonato gli abbozzi dal prossimo album in studio - quasi una prova aperta davanti al pubblico pagante, comprensibilmente infastidito - e le improvvisazioni più aperte e dispersive, per snocciolare finalmente temi e strutture vecchie e nuove: dalla perla rara Chromatic, anno di grazia 1975, alla nuova, scopertamente drammatica Lass Mich (da Disconnected, frutto della collaborazione tra Faust e Nurse With Wound) in cui la presenza scenica e la teatralità della Swayne si sono rivelate risorse preziose. Lass Mich, alla prova del palco, si conferma una composizione brillante, tra i pochi pezzi del repertorio recente dei Faust (di entrambe le line-up) che possa accostarsi di diritto al livello delle loro pagine degli anni '70. Un crescendo di tensione in cui la musica si sposa perfettamente a un testo minimale ma efficacissimo, che fa pensare alla Magnani al telefono in quel breve episodio ispirato a Cocteau... Attaccato alla cornetta del telefono... sospeso sul bordo della tua bocca... Hallo ... Tu m'entends? HALLO.... Pronto, pronto, MI SENTI??.
Notevole anche il rispolvero di J'ai Mal aux dents, il cui diabolico riff, rafforzato dal demenziale ritornello di Jean-Hervé "ho mal di denti e anche mal di piedi", è finalmente affiancato da uno sfogo verbale in stile stream of consciousness della Swayne, la prima persona, in tante recenti line-up faustiane, ad avvicinarsi all'intensità della versione originale del compianto Rudi Sosna.
Peccato per le voci, poco intellegibili in più momenti del concerto. Non è dipeso dal gruppo , né dal fonico (Alberto è un 'ottima persona, e un tecnico con la testa sulle spalle): sono sempre più convinto che i Faust, gruppo dal suono complesso e ambizioso che al suo meglio può passare più volte dalla sottigliezza alla brutalità nell'arco non della stessa serata, ma dello stesso pezzo, debbano viaggiare sempre con il loro fonico personale, e quando questo non è possibile, evitare i piccoli concerti nei club "indie-rock", con cui in fondo hanno poco a che fare. I Faust di Irmler non si muovono senza il loro tecnico di fiducia. E' imperativo anche per i Faust "poetici" e performativi della montagna umana, Reverendissimo Herr Diermaier, e dell'art-"errorista" Jean-Hervé Peron.
Adriano Lanzi
06-10-2008
Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti
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