Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Fairport Convention: "Liege & Lief" (Island, 1969)
Produttore: Joe Boyd
Musicisti: Sandy Denny (voce); Ashley Hutchings (basso); Dave Mattacks (batteria);
Simon Nicol (chitarra); Dave Swarbrick (violino, viola); Richard Thompson (chitarra)
Album autenticamente "monumentale" nell'ambito della popular music, non solo anglosassone, Liege & Lief fu la quarta fatica discografica dei Fairport Convention. In buona sostanza, un gruppo di ragazzini per gli standard produttivi odierni (età media, anni 20). Ragazzini sorprendenti, sempre per gli standard di oggi, quanto a maturità artistica e prolificità (nel '69 in tutto finirono per dare alle stampe tre dischi: What we did on our holidays, registrato l'anno prima, poi il perfetto Unhalfbricking, e infine il totem di cui ci occupiamo in queste righe).
Il disco fu registrato in condizioni produttive particolarissime: i ragazzini di cui sopra si erano ritirati a passare l'estate in una casa di campagna a circa quindici chilometri da Winchester, Farley House, non tanto con l'intento di lavorare a un LP, quanto di riprendersi dal disastroso incidente stradale in cui erano rimasti coinvolti nel mese di maggio, e che costò la vita al loro batterista, Martin Lamble, e a Jeannie Franklin, costumista della band nonché fidanzata del chitarrista Richard Thompson .
A poco a poco maturarono l'idea di concentrarsi su materiale tradizionale, e di suonarlo con rigore, ma alla loro maniera. Sulla carta sembra poca cosa, ma la novità assoluta e l'importanza storica di Liege & Lief stanno in questo porsi come prototipo dell'album folk-rock, non solo inglese. Un conto è essere un gruppo rock, discretamente benvoluto da pubblico e critica, che matura pian piano un interesse in vari generi musicali, tra cui il jazz e il folk, come erano I Fairport almeno fino al disco precedente, fino a un attimo prima. Altra storia è sedersi a tavolino e concepire arrangiamenti elettrici e inauditi di canzoni popolari. E arrivare così, inizialmente senza neppure esserne del tutto consapevoli, alla definizione dei confini di un nuovo genere. Senza boria, ma con la giusta punta di orgoglio, oggi Richard Thompson fa notare che in varie parti dell'occidente gruppi e musicisti presero a modello il concetto di Liege & Lief, e lo applicarono alla loro cultura. Per restare in Italia, penso ad esempio agli esperimenti degli anni '70 di gruppi come il Canzoniere del Lazio e affini, che nell'album in questione hanno se non un punto di riferimento diretto (naturalmente mutatis mutandis) almeno un precedente che è impossibile ignorare.
Reclutato l'ottimo batterista Dave Mattacks, che si applicherà alle session con una dedizione e una fantasia tali da ridiscutere completamente il suo stile, fino a inventarsi una forma di drumming estremamente personale, e assoldato a tempo pieno il funambolico violinista Dave Swarbrick (collaboratore dei Fairport come turnista stipendiato dai tempi di Unhalfbricking, diventa ora un membro a tutti gli effetti, e instaura con Thompson una partnership strumentale incendiaria), il gruppo va a caccia di pagine musicali antiche e rare (il topo di biblioteca è Hutchings, l'accademico del gruppo) e le accosta ad altre pù note, ma sempre provenienti dalla tradizione popolare, selezionate soprattutto dalla cantante Sandy Denny, una delle voci più emozionanti e ricche di sfumature della storia del rock e del folk, purtroppo prematuramente scomparsa nel 1978 (dopo aver lasciato i Fairport, fondato i Fotheringay, riabbracciato i Fairport, collaborato con i Led Zeppelin e avviato una carriera solista che chissà quante perle ci avrebbe potuto regalare negli anni ... ma di Sandy ci occuperemo estesamente altrove).
La Denny firma, con Hutchings, la trascinante Come All Ye, che apre le danze, e Thomspon butta lì due chicche (Farewell, Farewell e Crazy Man Michael). Il resto, almeno come materia di partenza, è pura tradizione folk, talvolta ballate vecchie di secoli. E con "folk" non si intenda il celtismo - Dio ce ne scampi, soprattutto oggi - ma storie popolari, che parlano della gente, di ingiustizie, di torti e riparazioni, di infedeltà, di fatica e lavoro, di lontananza, di tenerezza, di rabbia, di sbronze. Folk. Folk-Rock. ROCK... Tante chitarre acustiche ma anche brividi elettrici, e accelerazioni ritmiche che tolgono il fiato, come nelle lunghe Matty Groves e Tam Lin, un po' nel solco di quella A Sailor's Life che già su Unhalfbricking anticipava la futura direzione del gruppo, tra l'altro gettando un ponte, tutt'altro che ovvio, sia vocale che strumentale, tra la musica antica nordeuropea e le strutture raga indiane.
Semplicemente indispensabile in ogni collezione di dischi che si rispetti, Liege & Lief, e galvanizzante quasi in ogni suo solco. Serve che dica altro?
Adriano Lanzi
08-10-2008
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