Fino al 5 Aprile SalaTrevi: Espressionismo tedesco

Prosegue la bella rassegna sull'Espressionismo Tedesco a Vicolo del Puttarello, 25
tel.: 06.6781206

Fino al 5 Aprile SalaTrevi: Espressionismo tedesco

Prosegue fino al 5 Aprile la bella rassegna sull'Espressionismo tedesco alla Sala Trevi

 

 IL PROGRAMMA 

 

martedì 1

ore 16.30

Abwege (Crisi, 1928) Regia: Georg Wilhelm Pabst; sceneggiatura: Adolf Lantz, Ladislaus Vajda, Helen Gosewisch; fotografia: Theodor Sparkuhl; interpreti: Gustav Diessl, Brigitte Helm, Hertha von Walther, Jack Trevor, Fritz Odemar, Nico Turoff; origine: Germania; produzione: Erda Film Berlin; durata: 100’

Trascurata dal marito, troppo preso dal lavoro, una donna progetta di fuggire con il suo ammiratore segreto. Il marito però riesce ad impedire la fuga. La donna, per ripicca, una sera si reca di nascosto in un locale notturno, dove soccombe al fascino di un giovane boxeur. «L’azione è ridotta alla sua espressione più semplice, tutta risiede nel modo in cui è presentata. Gli autori della sceneggiatura […] hanno potuto trarre da questo soggetto banale una quantità di situazioni interessanti. Ciò che caratterizza l’atmosfera del film è il fatto che al centro dell’azione vi sia una scena che in un film più movimentato passerebbe facilmente inosservata. La donna è in casa di un pittore e non sa se lo ama o no. Bussano alla porta: è il marito, che lei odia perché le preferisce il suo lavoro. Il pittore non vuole aprire, ma lei glielo ordina. Allora, con un gesto brutale, essa si spoglia e appare seminuda davanti agli occhi sconvolti del marito. Il film è stato condotto con tanta abilità che questa situazione ha qualcosa di sensazionale e di impressionante» («Licht Bild-Buhne», n. 212, 1928). Copia proveniente dal Museo Nazionale del Cinema di Torino

ore 18.30

Varieté (Varietà, 1928) Regia: Ewald Andreas Dupont; sceneggiatura: Leo Birinski, E. A. Dupont; fotografia: Karl Freund, Carl Hoffmann; interpreti: Georg Baselt, Emil Jannings, Maly Delschaft, Lya de Putti, Warwick Ward, Georg John; origine: Germania; produzione: Universum Film; durata: 99’

È la storia di un trapezista che, con la moglie, manda avanti un baraccone del luna-park. Un giorno accoglie una ragazza sola, se ne innamora, fugge con lei e si ricostruisce una vita assieme a un altro saltimbanco. Quando scopre che la ragazza e l'amico lo tradiscono, uccide lui e si costituisce. «Se paragoniamo l’atmosfera del luna park di Varieté con quella della fiera di Caligari o con quella assai più artificiale del Gabinetto delle figure di cera, scorgiamo finalmente il segreto del talento di Dupont: egli ha il dono di cogliere e di fissare forme fluttuanti che cambiano in continuazione sotto l’effetto della luce e del movimento. […] Si tratta indubbiamente di un “impressionismo” che conserva le tracce del suo passaggio attraverso l’astrazione espressionista» (Lotte Eisner).

Copia proveniente dalla Cineteca Italiana Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola

ore 20.30

Incontro con Paolo Bertetto e Sergio Toffetti

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro L’espressionismo e il cinema tedesco, a cura di Paolo Bertetto

a seguire

Der Verfluchte (Il maledetto, 1921) Regia: Franz Osten [Franz Ostermayr]; sceneggiatura: Ernst B. Fey; fotografia: Franz Koch; interpreti: Violetta Napirska, Ila Loth, Lotte Lorring, Fritz Greiner, Max Schreck, Karl Wüstenhagen; origine: Germania; produzione: Münchener Lichtspielkunst A.G.¸ durata: 58’

Il film, di ambientazione esotica, che mescola India e Sud America, racconta la storia di Enrico il quale, spinto dalla furia vendicativa, si macchia dei più efferati delitti tanto da meritarsi il soprannome de “Il maledetto”. Motivo di tanto odio è l’omicidio della madre. Viene accusato il padre, il quale per l’occasione viene torturato, umiliato ed esiliato. Una volta scoperto che il vero assassino della madre è il governatore del Sud America, Il maledetto può finalmente placare la sua sete di vendetta. Ma a confondere i suoi piani, è una graziosa e dolce fanciulla, figlia del governatore. La pellicola, conservata presso gli archivi della Cineteca Nazionale, è attualmente l’unica esistente del film e, rispetto alla versione registrata con il visto di censura tedesco, suddivisa in 6 atti, è composta solo da 4 parti. Il lavoro di preservazione e restauro del positivo nitrato d’epoca, imbibito e virato, ha permesso la realizzazione di una copia, stampata con il metodo Desmet, che viene proiettata per la prima volta in occasione della presente rassegna. Il ritrovamento di questo film non solo permette di mostrare al pubblico un’opera, che si credeva scomparsa, ma è anche una preziosa testimonianza dell’arte recitativa dell’attore, che ha incarnato in maniera magistrale e indimenticabile il Nosferatu di Murnau, Max Schreck, qui nella parte del Raja.

a seguire

Von morgens bis Mitternacht (Dal mattino a mezzanotte, 1920) Regia: Karlheinz Martin; sceneggiatura: Herbert Juttke, K. Martin; fotografia: Carl Hoffmann; interpreti: Ernst Deutsch, Erna Morena, Roma Bahn, Adolf Edgar Licho, Hans Heinrich von Twardowski, Frida Richard; origine: Germania; produzione: Ilag Film Berlin; durata: 65’

Il cassiere di banca di una piccola città ruba una grossa somma di denaro e si tuffa nei divertimenti della grande città, senza però trovare veramente il proprio ideale di vita. Una suora dell’esercito della salvezza, a cui egli si confida, lo ferma denunciandolo alla polizia. «Qui tutte le scenografie, e persino i volti e i costumi degli attori, erano stati striati di righe o animati da macchie bianche o scure, a rappresentare luci e ombre sovrapposte. Ma anziché rafforzare i volumi delle forme, questo artificio ne cancellò i contorni. […] Resta un effetto sorprendente per l’epoca: la corsa della “sei giorni”, filmata come lo farà più tardi “l’avanguardia”. Anamorfosati, resi simili a sfaccettature scintillanti, grazie alla magia delle illuminazioni e all’uso, inconsueto per l’epoca, della lente deformante, corridori ciclisti si lanciano, si deformano, per non essere più che il simbolo stesso della velocità, nel vortice quasi astratto della corsa. Non c’è tanto da stupirsi di fronte a questa sequenza avanguardistica ante litteram: già nel 1916, quel grande pioniere che era l’attore e regista Paul Wegener aveva definito, in una conferenza su Le possibilità artistiche del cinema, una specie di “kinetische Lyrik”, ossia di “lirismo cinematografico”, ispirato alla tecnica della fotografia» (Lotte Eisner).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola

mercoledì 2

ore 17.00

Unheimliche Geschichten (Storie inquietanti, 1919) Regia: Richard Oswald; sceneggiatura: R. Oswald, Robert Liebmann; fotografia: Carl Hoffmann; interpreti: Anita Berber, Reinhold Schünzel, Conrad Veidt, Hugo Döblin, Paul Morgan, Georg John; origine: Germania; produzione: Film AG; durata: 109’ In una libreria antiquaria tre personaggi ritratti (la Morte, il Diavolo e la Fanciulla) si animano e cominciano a leggere alcuni libri. La ricetta è collaudata ed è quella del film a sketch che, data la brevità di ogni episodio, autorizza a moltiplicare i momenti sensazionali. Ma il film sfrutta innanzitutto quello che non è ancora una ricetta: il terrore (è il primo dei Gruselfilme, dei film “dell'orrore”). Inoltre, Oswald ha saputo cogliere l'atmosfera “caligaresca” dell'epoca in anticipo rispetto alla sua piena definizione e ha saputo legare il terrore alla plasticità dell'immagine, e a volte a una certa semplificazione grafica. Unheimlich è un'antica parola della lingua tedesca cui nel 1919 un celebre articolo di Freud riconosce la capacità di designare gli stessi processi psichici messi in gioco dallo schermo “demoniaco”. Del resto, si sa che non esiste un suo preciso equivalente nelle lingue latine, nessuna parola che ne renda l'ambiguità fondamentale per cui Unheimlich, ciò che è strano, può essere a volte identico al suo opposto Heimlich, ciò che è familiare. (Dal saggio di Jacques Aumont pubblicato nel libro-catalogo della retrospettiva) Copia proveniente dalla Deutsche Kinemathek di Berlino

ore 19.00

Faust (1926) Regia: Friedrich Wilhelm Murnau; soggetto: dalle opere omonime di Goethe, Marlowe e dal Volksbuch tedesco; sceneggiatura: Hans Dyser; fotografia: Carl Hoffmann; interpreti: Gösta Ekman, Emil Jannings, Camilla Horn, Frieda Richard, Wilhelm Dieterle, Yvette Guilbert; origine: Germania; produzione: UFA; durata: 120’ «La potenza dell’espressione plastica prende chiaramente il sopravvento sulla trama, in questo dramma che ogni spettatore conosce. I suoi contemporanei lo hanno apprezzato, e noi stessi lo apprezziamo come una sorta di melodramma visivo, ma dove la messa in scena svolge il ruolo della partitura. Quali che siano, infatti, la forza e la profondità del tema, come ce l’hanno consegnato il Volksbuch e il dramma di Goethe – che, a parte l’episodio della peste, il film segue da vicino -, i meriti da attribuire al “soggetto” sono evidentemente minori qui che nelle due opere di Murnau immediatamente precedenti, [...] in cui è evidente l’impronta dello sceneggiatore Carl Mayer. Il fatto che Murnau, appunto, abbia fatto a meno, questa volta, della collaborazione di Mayer dovrebbe consentirci di cogliere meglio, allo stato puro, l’arte della sua messa in scena. In questo film [...] Murnau, all’apice della sua carriera, ha saputo e ha potuto mettere in atto tutti i mezzi capaci di assicurargli [il] dominio totale dello spazio [...]. Tutte le forme, tanto quelle dei volti, dei corpi, degli oggetti che quelle dei paesaggi o degli elementi naturali [...], sono modellate o rimodellate in modo personale con una consumata perizia dell’effetto. Mai opera cinematografica ha contato così poco sul caso» (Eric Rohmer).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

ore 21.15

Das Cabinett des dr. Caligari (Il gabinetto del dottor Caligari, 1920) Regia: Robert Wiene, soggetto e sceneggiatura: Carl Mayer, Hans Janowitz; fotografia: Willy Hameister; interpreti: Werner Krauss, Conrad Veidt, Lil Dagover, Friedrich Feher, Hans Heinz von Twardowski, Rudolf Lettinger, Rudolf Klein Rogge; origine: Germania; produzione: Decla, Filmgesellschaft; durata: 80’ Due uomini passeggiano in un giardino. Uno di essi, Francis, racconta la storia del dottor Caligari, che esibisce in un baraccone da fiera il sonnambulo Cesare, personaggio in grado di predire il futuro. Ad Alan, amico di Francis, predice una morte imminente, e infatti, la notte stessa, il giovane viene pugnalato. Dopo altri strani accadimenti, Francis scopre che Caligari è il direttore di un manicomio e che ha ipnotizzato Cesare per commettere degli omicidi. Lo fa quindi catturare. Il film torna poi alla scena iniziale per rivelare che Francis è pazzo e che la sua storia è solo un’allucinazione. «Contrariamente alle affermazioni di Janowitz, Kracauer e Lang, il lavoro di Wiene perfeziona la sceneggiatura e realizza un film che è “un sistema di ambiguità complesso in cui la realtà e l’apparenza, la verità e la menzogna, si intrecciano in maniera assolutamente inestricabile» (Paolo Bertetto).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola

giovedì 3

ore 17.00

Genuine (1920) Regia: Robert Wiene; soggetto e sceneggiatura: Carl Mayer; fotografia: Willy Hameister; interpreti: Fern Andra, Albert Bennefeld, Lewis Brody, John Gottwt; Ernst Gronau, Hans Heinrich von Twardowski; origine: Germania; produzione: Decla-Bioscop Ag; durata: 105’

Genuine è una sacerdotessa sanguinaria che viene comperata in un mercato orientale di schiavi da un vecchio Pigmalione moderno, il quale però se ne innamora al punto di rinchiuderla in una strana gabbia di vetro inaccessibile ai visitatori. La donna riesce a convincere un giovane barbiere a tagliare la gola al padrone e, una volta libera, diventa una temibile supervamp che porta alla rovina tutti gli uomini che incontra.

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

ore 19.00

Raskolnikow (Delitto e castigo, 1923) Regia: Robert Wiene; soggetto: dal romanzo Delitto e castigo di Fédor Dostoievskij; sceneggiatura: R. Wiene; fotografia: Willi Goldberger; interpreti: Grigorij Chmara, Pavel Pavlov, Maria Germanova, Michail Tarsanov, Maria Kryzanovskaja, Elisavet Skulskaja; origine: Germania; produzione: Lionardi Film, Neumann Produktion; durata: 141’

Dopo il capolavoro Il gabinetto del dottor Caligari e il mediometraggio horror gotico Genuine, Robert Wiene si cimenta con il celebre romanzo di Fédor Dostoevskij, senza rinunciare al suo stile peculiare: scenografie teatrali deformate, traiettorie sghembe, luci fortemente contrastate che riflettono sullo schermo cinematografico i conflitti interiori dei personaggi, vittime di manipolazioni e sdoppiamenti. «Il film include alcune inquadrature dove scenografia e personaggi sembrano veramente sorgere dall’universo di Dostoevskij e interagire in una sorta di allucinazione reciproca» (Lotte Eisner). La copia è stata restaurata dal Nederlands Filmmuseum. Negli archivi del Nederlands Filmmuseum furono trovati a più riprese diverse parti del film in nitrato, per un totale di 2700 metri. La versione originale era di 3168 metri. La copia del Nederlands risultava essere la più lunga esistente, poiché le altre versioni conservate negli archivi di Berlino, Monaco, Bruxelles erano di 1900 metri. Dopo varie ricerche si è appurato che le tre versioni di 1900 metri provenivano tutte dalla copia conservata al Gosfilmfond di Mosca. Purtroppo il Gosfilmfond non era più in possesso del nitrato originale, ma la qualità fotografica della copia moscovita era migliore, dal momento che le altre erano un suo duplicato. La copia del Nederlands e quella del Gosfilmfond presentavano sostanziali differenze dovute dal fatto che la stessa scena era stata ripresa con due macchine da presa differenti e dunque due angoli di ripresa diversi. In altri casi la stessa scena era costituita da ciak diversi; in altri ancora erano presenti differenze di montaggio. A fronte di questi problemi il lavoro di ricostruzione ha cercato di risolvere le incongruenze privilegiando il rispetto delle differenze all’integrazione forzata tra le due copie.

Copia proveniente dal Nederlands Filmmuseum

ore 21.30

Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (Nosferatu il vampiro, 1922) Regia: Friedrich Wilhelm Murnau; soggetto: dal romanzo Dracula di Bram Stoker; sceneggiatura: Henrik Galeen; fotografia: Fritz Arno Wagner; interpreti: Max Schreck, Gustav von Waggenheim, Greta Schröder, Alexander Granach, Max Nemetz; origine: Germania; produzione: Prana Film; durata: 106’

«Scritto da Henrich Galeen che s’ispirò liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stroker, cambiando nomi e posti per non pagare i diritti d’autore: dal suo castello nei Carpazi il vampirico conte Orlock, chiuso nel suo sarcofago, si fa trasportare nel 1838 a bordo di una nave al porto di Brema dove si diffonde la peste. […] È il più grande film vampiresco di tutti i tempi. Senza ricorrere alla manipolazione dello spazio, tipica dell’espressionismo, Murnau sceglie la concretezza e il rischio degli scenari naturali, ricorrendo a mezzi più specificamente cinematografici (angolazioni, montaggio, immagini in negativo, ecc.) e a una fitta rete di richiami metaforici e simbolici. Nella sua complessità si presta a diverse letture in chiave psico-sociologica, metafisico-esistenziale, romantico-dostoevskiana, psicoanalitica» (Morandini).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola

venerdì 4

ore 17.00

Metropolis (1926) Regia: Fritz Lang; soggetto e sceneggiatura: Thea Von Harbou e F. Lang; fotografia: Karl Freund, Günther Rittau; interpreti: Brigitte Helm, Alfred Abel, Gustave Frölhich, Rudolph Klein-Rogge, Heinrich Georg, Fritz Rasp, Theodor Loos; origine: Germania; produzione: UFA, durata: 149’

Metropolis è una città del futuro dominata da Fredersen ed è divisa in settori: in alto la classe dirigente, in basso gli operai ridotti in stato di semischiavitù. Gli operai hanno come leader una giovane e bella ragazza, Maria, di cui si innamora Freder, figlio del dittatore. Per rompere l’unità degli operai, Fredersen fa costruire al mago Rotwang un robot, sosia di Maria, perché semini discordia, ma questo incita invece gli operai alla rivolta e alla distruzione. Toccherà alla vera Maria e a Freder riconciliare le parti, ponendo le basi per un nuovo ordine sociale garantito dalla religione cristiana. L’ immaginario di Metropolis fonde suggestioni diverse, legate alla tradizione culturale cristiana e alla scienza, all’alchimia e alla storia della mitologia, elaborando scene e fantasmi di chiaro impianto psicanalitico, in cui il demoniaco e il peccato si intrecciano con il modello edipico e l’ossessione della madre perduta. Inoltre Lang realizza «una sinfonia visiva complessa e raffinata attraverso la combinazione di differenti procedimenti linguistici, valorizzando tutte le potenzialità della messa in scena, e articolando la produzione di effetti monumentali e la ricerca sperimentale e visiva più avanzata» (Paolo Bertetto). Copia proveniente dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden

ore 19.45

Metropolis (1926) durata: 83’ Si tratta della versione colorata e musicata in chiave rock del celebre film di Fritz Lang.

«Nel 1984 il musicista Giorgio Moroder ha confezionato una nuova versione di Metropolis di 87’, virata in vari colori e accompagnata da una colonna sonora rock con canzoni, tra gli altri, di Freddy Mercury e Pat Benatar, che tenta di ricostruire l’impatto spettacolare che il film ebbe sugli spettatori dell’epoca» (Mereghetti).

ore 21.30

Der müde Tod (Destino, 1921) Regia: Fritz Lang; soggetto e sceneggiatura: Thea Von Harbou e F. Lang; fotografia: Errich Nietzchmann, Hermann Salfrank, Fritz Arno Wagner; interpreti: Lil Dagover, Walter Janssen, Bernhard Goetke, Rudolf Klein-Rogge; origine: Germania; produzione: Decla-Bioscop; durata: 106’

Una fanciulla e il suo innamorato arrivano in una locanda, dove vengono raggiunti da un misterioso straniero che porta via con sé il giovane. La ragazza li rintraccia e chiede che le venga restituito il fidanzato, ma lo straniero, personificazione della Morte, le chiede in cambio di salvare la vita di un altro essere umano. Viene quindi trasportata in tre epoche e paesi differenti: una città araba, la Venezia del Rinascimento e una Cina fantastica. La fanciulla non riesce nel suo compito; preferirà morire per poter raggiungere il suo amato. «Bisogna [...] riconoscere nella narrazione di Lang una nozione che fu il primo ad applicare – per quanto ne sappiamo – sin dal 1921, ovvero in un’epoca in cui i migliori si limitavano a seguire lo sviluppo originario del racconto o cercavano la liberazione artistica nell’impressionismo della camera. Mi riferisco al montaggio intuitivo di cui il più semplice esempio si trova in apertura di Der müde Tod». (Georges Franju)

Copia proveniente dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola

sabato 5

ore 16.00

Dr. Mabuse, der Spieler. 1. Teil: Der Grosse Spieler - Ein Bild unserer Zeit (Dottor Mabuse, il giocatore. Parte I: Il grande giocatore - Un ritratto della nostra epoca, 1922) Regia: Fritz Lang; soggetto: da un romanzo di Norbert Jacques; sceneggiatura: Thea von Harbou, F. Lang; fotografia: Carl Hoffmann; scenografia: Otto Hunte, Stahl-Urach; interpreti: Rudolf Klein-Rogge, Bernhard Goetzke, Alfred Abel, Aude Egene Nissen, Gertrud Weicker, Paul Richter; origine: Germania; produzione: Uco Film; durata: 161’

Aiutato dalla ballerina Cara Carozza, il dott. Mabuse, un supercriminale dai poteri ipnotici e dai mille volti, è alla testa di una banda internazionale della malavita. «Definito dal suo autore “un documento del mondo attuale”, il film ebbe due sottotitoli, per le due parti in cui fu diviso (…). Il personaggio di Mabuse, apprendista stregone e superuomo del male, compare successivamente sotto travestimenti diversi. Tutti gli elementi narrativi (società segrete, ipnotismo, violenze, tradimenti) appartengono al repertorio del serial d’avventura e alle convenzioni del poliziesco d’azione, già sperimentati da Fritz Lang in Die Spinner. Qui però il regista adotta una rappresentazione realistica, solo a tratti memore dell’espressionismo» (Nepoti). Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola ore 19.00 Dr. Mabuse, der Spieler. 2. Teil: Inferno, ein Spiel von Menschen unserer Zeit (Dottor Mabuse, il giocatore. Parte II: Inferno, un gioco degli uomini della nostra epoca, 1922) Regia: Fritz Lang; soggetto: da un romanzo di Norbert Jacques; sceneggiatura: Thea von Harbou, F. Lang; fotografia: Carl Hoffmann; scenografia: Otto Hunte, Stahl-Urach; interpreti: Rudolf Klein-Rogge, Paul Richter, Bernhard Goetzke, Alfred Abel, Aud Egene Nissen, Gertrud Weicker; origine: Germania; produzione: Uco Film; durata: 116’ Sembra che Mabuse stia per trionfare, ma la polizia interviene in tempo e irrompe nella sua casa sgominando la banda di criminali. Mabuse viene scovato solo dopo alcuni giorni, in preda alla follia, nel sotterraneo che serviva da laboratorio agli invisibili falsari, e condotto al manicomio. «Se ancor oggi è possibile presentare per quattro ore filate i due episodi di Mabuse (un tempo presentati in due riprese) senza che il pubblico si stanchi, è grazie alla precisione del montaggio. Si sa che il giovane Ejzenštejn, ammirato, aveva scrutato, analizzato, smontato e rimontato le inquadrature di questo film per individuarne tutti i meccanismi. Il fatto è che tutto è stato previsto in questo montaggio ingegnoso, e che ogni immagine implica l’altra, dando senso a quella, insostituibile, che sola può seguirla. Così si stringe la catena delle avventure, portando la suspense al suo apice» (Lotte Eisner).

Copie provenienti dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden Accompagnamento dal vivo del Maestro Antonio Coppola

ore 21.00

Das Testament des Dr. Mabuse (Il testamento del Dottor Mabuse, 1933) Regia: Fritz Lang; soggetto e sceneggiatura: Thea von Harbou; fotografia: Fritz Arno Wagner; musica: Hans Erdmann, Franz R. Friedl, Walter Sieber; montaggio: Lothar Wolff ; interpreti: Rudolf Klein-Rogge, Oscar Beregi, Theodor Loos, Karl Meixner, Otto Wernicke; origine: Germania; produzione: Nero-Film AG; durata: 122’; v.o.; sott. it. Ultimo film tedesco di Lang, finito di girare poco dopo l’incendio del Reichstag e l’avvento di Hitler al potere, Das Testament des Dr. Mabuse non si può non leggere come metafora della situazione politica e sociale del tempo, a cui il regista attribuirà in seguito un deciso messaggio antinazista. Il film, proibito alla sua uscita (uno dei censori scriverà: «Per gli elementi comunisti, potrebbe essere un vero e proprio manuale di preparazione e di esecuzione di atti terroristici»…) approfondisce il personaggio di Mabuse in una direzione precisa, poiché la volontà di dominio del criminale del 1922 diventa il delirio di onnipotenza di chi arriva a dire «Lo Stato sono io». Vero e proprio testamento cinematografico (per il regista, che andrà in esilio, per la grande stagione dello Schermo Demoniaco, per la libertà del cinema tedesco in generale), il film rimane uno dei capolavori più amati di Lang.

Copia proveniente dal Goethe Institut


redazione crak!


25-03-2008

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