La classe - Entre les murs (Laurent Cantet)

Un ritorno alle origini tra "le mura" amiche per l'apprezzato regista francese, un passo indietro rispetto a prove più coraggiose.Palma d'oro a Cannes

La classe - Entre les murs (Laurent Cantet)

La Classe

(Entre les mur)

Francia, 2008

Un film di: Laurent Cantet

Interpreti: François Bégaudeau

Sceneggiatura: François Bégaudeau, Laurent Cantet, Robin Campillo

Fotografia: Pierre Milon

Montaggio: Robin Campillo


 

 

 

 

Cantet è un regista di talento. Ha la sorprendente capacità di farti entrare subito dentro un luogo, una situazione, una narrazione.

Nei delicati rapporti tra gli operai di una fabbrica della provincia francese di "Risorse Umane" come nei torbidi affaires di viziate signore ad Haiti in "Vers le Sud".

"Entre les murs" non fa eccezione. Gli stretti piani di ripresa costringono lo spettatore "Dentro le mura" come si trattasse di un alunno o di un'insegnante "imprigionato" a scuola. Ed è proprio la stretta analogia tra carcere e istituto scolastico a rendere soffocanti i rapporti tra l'insegnante protagonista e la sua classe nello svolgersi della vicenda tutta racchiusa in un microcosmo.

La claustrofobica vita di un professore simpatico, illuminato, persino cool e una banda di studenti esattamente come ce li immaginiamo: caciaroni, sensibili, violenti, irriverenti, stupidi, teneri.

Il film è l'adattamento di un libro di François Bégaudeau, una specie di Starnone transalpino, che del film è anche il protagonista.

Il realismo di Cantet è quasi documentaristico. Il metodo con cui fa recitare gli attori è fortemente improntato sul teatro, sull'improvvisazione, su un rigoroso gioco delle parti. Le lezioni di François, il protagonista della vicenda, si svolgono come tutte le lezioni alle quali abbiamo assistito da scolari senza avere avuto la fortuna di trovare lui ma qualche vecchio cantero stufo di fare il suo borioso mestiere.

Ma come ogni maledetta mattina di cinque ore passata sui banchi nel film non c'è spazio per ellissi. Nei 128 minuti vengono mostrate in maniera molto semplice e diretta il tipo di relazioni che intercorrono tra gli scolari e il professore per arrivare progressivamente al drammatico climax fino alla triste risoluzione finale. Cantet ha appreso perfettamente la lezione del realismo di Loach togliendo però il pathos e la retorica passione civile. Il realismo di Cantet è freddo, analitico, claustrofobico e, per questo, non esente da limiti.

Primo fra tutti uno sviluppo narrativo lento e a volte sinceramente banale. Nel descrivere le vicende minimali di una classe il cervello dello spettatore va spesso ad aprire la cartellina gialla del "Chi se ne frega?". Risulta difficile empatizzare con i personaggi e quando in alcuni momenti udiamo il suono della campanella, ci sentiamo anche noi un po' sollevati.

Il film, vincitore di Cannes 2008, lascia in effetti troppo tempo per pensare ad altro e ci si sorprende a ragionare se "Entre les murs" non sia piuttosto una bella fiction. Di quelle che si possono serializzare e vendere pure in un bel cofanetto con tanti extra sugli attori presi dalla strada (o meglio dalle aule) ma che al film d'autore, alla Palma D'oro non aspirano proprio.

Intendiamoci, la cifra di Cantet e il suo rigore sono estremamente coerenti anche qui. Probabilmente il viaggio al centro della scuola ci interessa meno perché più prevedibile. Non bastano infatti le vicende minimali di professori e alunni per convincerci che la storia aveva l'urgenza di essere raccontata. E stupisce come sia stato premiato un grandissimo regista proprio con la sua opera meno riuscita, quasi si trattasse di una Palma D'oro alla carriera. O probabilmente si aspettava da anni un film decente per ridare alla Francia un premio che mancava da più di vent'anni. Per rifarvi consiglio la visione dei suoi tre film precedenti, in particolare "Vers le sud", pressoché ignorato dal grande pubblico con una Charlotte Rampling impagabile. Un film che parla delle donne e della loro ambigua fragilità. Rispetto a quel film Cantet sembra aver fatto un passo indietro, un ripiegamento in luoghi che sembra conoscere meglio, il ritorno in grembo a una dimensione "Pascoliana", al cinema degli esordi. C'è da chiedersi cosa spinge un regista che ha raccontato i complessi rapporti esistenziali di signore in cerca di giovani ragazzini neri tra le sabbie di Haiti sotto dittatura a rifugiarsi tra le rassicuranti mura di una scuola della periferia di Parigi?

Forse la mancanza di un buona idea?

Bisognerebbe avere qualche anno in meno, la pelle scura, indossare una larga maglietta da basket, dire parolacce, accomodarci tra i banchi dopo aver toccato il culo ad una coetanea e chiederlo al maestro François.

 

UNISCITI AL NOSTRO GRUPPO SU FACEBOOK

PARTECIPA AL NOSTRO SOCIAL NETWORK

UNISCITI AL NOSTRO MYSPACE

HOMEPAGE CINEMA

 

 


Tommaso Capolicchio


06-10-2008

Che Bella Giornata (Checco Zalone)

Che Bella Giornata (Checco Zalone)

CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Beket (D.Manuli)

Beket (D.Manuli)

Torna Manuli, a dieci anni di distanza da “Girotondo, giro intorno al mondo"

Two Lovers (J.Gray)

Two Lovers (J.Gray)

La versione indie del Nuovocinemaparaculo all'americana

Che - L'argentino (S.Soderbergh)

Che - L'argentino (S.Soderbergh)

Convince poco il Che Guevara dell'accoppiata Soderbergh-Del Toro.

Gran Torino (Clint Eastwood)

Gran Torino (Clint Eastwood)

Clint Eastwood colpisce ancora, confezionando l'ennesimo grande film.

L'Onda (Dennis Gansel)

L'Onda (Dennis Gansel)

Bel film tratto dal celebre esperimento di Palo Alto del 1967.