14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

L’eleganza del Ridget Jones
Qualche tempo fa mi viene chiesto di partecipare ad un match di “pugilato letterario” su “L’eleganza del riccio”. Provando un sottile piacere nel farmi pubblicità stroncando qualcosa accetto entusiasta.
Personalmente non avrei mai letto questo libro se non fossi stato obbligato. Prima di tutto per la fastidiosa sensazione di far parte di una folla di signore che acquistano il libro a manbassa e ne discutono nelle cene rad-chic con trepidazione infantile. Secondo, perché quando un libro diventa “fenomeno” di massa c’è sempre qualcosa sotto.
Per prima cosa cerco di non aggiungere altri 18 euro nel conto in banca della signorina Barbery e contatto mia madre per avere notizie in merito al volume.
“mamma hai letto per caso L’eleganza del riccio?”
“…una cagata!” dall’altra parte.
Mi racconta di averlo abbandonato dopo una cinquantina di dolorose pagine consigliandomi però di chiedere la copia a un nostro comune amico al quale l’aveva chiesto in prestito. Il suddetto amico ammette anche lui di non essere arrivato al termine e di non sapere più neanche dove l’ha buttato. Qualche giorno dopo quando già mi vedevo costretto a comprarlo, l’amico dice che l’orrido manoscritto è riemerso in un giorno piovoso e che ora può prestarmelo.
Con queste premesse si trattava di riazzerare commenti, prevenzioni e far finta di nulla. Mica facile. Ma la subdola Barbery (o meglio Burberry’s) mi viene incontro…Dopo una ventina di pagine di noia assoluta mi viene la curiosità (che peraltro dedico ad ogni libro) di andare a pizzicare notizie sull’autrice. La Barbery è una professoressa di Filosofia e il suo libro è andato avanti col passaparola. Chiudo il volume con gli occhi fissi nel vuotoi mentre tutto comincia ad avere senso dentro di me. Nel mio cervello si configura il clichè della sfigatona tipo Bridget Jones adorata da un milieu di femmine single parigine che empatizzano (oh quanto!) con le disgrazie del cuore.
Ma andiamo nello specifico cercando di non rovinare la sorpresa a chi non lo ha letto:
I personaggi
Le due protagoniste sono uguali, parlano e pensano nella stessa maniera. Sono estremamente parziali e sembrano emanazioni della personalissima visione del mondo dell’autrice che, attraverso le loro parole e soprattutto elucubrazioni, sembrano dirci “Te lo spiego io quali sono le cose belle del mondo”. Una filosofia (e l’autrice non è mai immune dal lasciarsi coinvolgere dalla sua reale occupazione) talmente snob ed intellettuale da risultare sopra le righe ed improbabile nella voce/coscienza dei protagonisti: una portiera con il bagaglio culturale di Umberto Eco e una detestabile ragazzina di 12 anni, anche lei acerrima intellettuale e fustigatrice di costumi, che propone di suicidarsi dalla prima pagina mentre, con sommo rammarico del lettore, non lo farà mai!
Gli altri, i personaggi alto borghesi abitanti del palazzo sono antipatici e detestabili per un generico odio di classe che li imprigiona in clichè ottocenteschi. Sono privi di personalità e assolutamente intercambiabili. Un po’ come le due protagoniste.
Lo stile
Appare inutilmente prolisso e ridondante. Vi sono ripetizioni ossessive in particolare di tòpos in comune tra le due protagoniste:
I gatti (sembra che non esista altro nel palazzo)
Il Giappone e la sua cultura (unica via per uscire da questa valle di lacrime)
La bellezza del movimento del corpo (ciò che rende ancora la vita degna di essere vissuta)
Lo schema narrativo è sempre lo stesso. I borghesoni del palazzo sottovalutano, a torto, chi possiede strumenti culturali ed intellettuali superiori alla media (la portiera e la ragazzina) per poi stupirsene ed entusiasmarsene senza freni. Le vicende interiori dei protagonisti vengono soffocate dal patetismo e dalla filosofia dispensata a piene dosi al povero lettore (neanche si trattasse di manualistica) fermandosi ad una rigidità intellettuale che schematizza in categorie chi sa e chi non sa. Fa eccezione il paternalistico atteggiamento nei confronti di Manuela, una simpatica sottoposta a cui si possono perdonare alcuni sfondoni, secondo il leit motiv classista che accompagna tutto il romanzo.
Insomma niente di nuovo sotto il sole (o le nuvole parigine)
L’ironia
Dovrebbe essercene a palate dato che la quarta di copertina ci ricorda si tratti di una commedia, ma il contenuto ironico del libro sembra quello di uno che prima di raccontarti una barzelletta ti annuncia: “Questa ti farà ammazzare dalle risate” lasciandoci con un sorriso a denti stretti tipo Woody Allen quando in “Broadway Danny Rose” cercava di non mortificare il cialtrone di turno del suo show.
Insomma un sarcasmo di facciata, mai veramente cattivo e ficcante.
Le emozioni
Minime fino a pag 250 quando però diventa una telenovela brasiliana (Anche i Ricci piangono). La portinaia che si innamora del ricco giapponese sembra altamente improbabile. Non è che se uno è un raffinato orientale e appartiene ad un’altra cultura gli debbono per forza piacere le portinaie cozze. Questo forse auspica la Barbery, ma la realtà è un’altra cosa. Se invece si trattava di finzione doveva quantomeno evitare pericolosi incroci con la fantascienza e il futuribile.
L’uso finale delle lacrime che inondano le ultime pagine sembra confermare l’andamento soap opera dove, quando non si sa più dove andare a parare, si rompe la diga dell’imperturbabilità intellettuale e si scade nel patetismo.
La protagonista comincia a piangere e sembra dire al pubblico “Occhio che qui si piange, stai attenta…non si ride più”. La lettrice più disciplinata si farà scappare una lacrimuccia, tanto se è arrivata sin qui può pure permetterselo.
Concludendo:
Dal romanzo arriva un odore di muffa, un sapore vecchio e ottocentesco di chi odia la modernità e si rifugia nei paradisi artificiali del passato che alla fine finisce per scimmiottare (esplicito il suo amore per Tolstoj e i romanzieri russi).
Tanto valeva scrivere un romanzo ambientato nell’ottocento. Ma siamo sicuri ce ne fosse bisogno?
La professoressina dalla penna rossa intanto continuerà a guadagnare e sicuramente le verranno offerte proposte faraoniche per film furbetti.
Attendiamo con ansia il prossimo colpo (basso) editoriale , nel frattempo andiamo a togliere la polvere da Tolstoj.
Tommaso Capolicchio
25-03-2008
14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870