El Artista
(Mariano Cohn,Gaston Duprat)

Viene dall'Argentina un'intelligente e paradossale riflessione sul mondo dell'arte

El Artista
(Mariano Cohn,Gaston Duprat)

 

El Artista

Argentina 2008

Un film di Mariano Cohn, Gaston Duprat

Con: Sergio Pangaro, Alberto Laiseca

Sceneggiatura: Mariano Cohn, Gaston Duprat

Fotografia: Ricardo Monteoliva

Montaggio: Santiago Ricco

 

PRESENTATO AL FESTIVAL DI ROMA 2008  

 

El artista è un film molto semplice, quasi geometrico. E’ un film sull’arte, o meglio, sugli equivoci e il valore della soggettività che l’arte ingenera nello spettatore. O, ancora, sulla caducità nell’arte intesa come oggetto d’osservazione. Si parla di Arte Contemporanea e perciò di quell’argomento ad alto rischio su cui da quasi un secolo si dibatte per cercare di capire cosa possa essere definito arte e cosa no. I due registi del film Argentino creano un plot efficace e provocatorio per definire il problema: Un infermiere di una casa di cura per malattie mentali sfrutta i disegni di un suo paziente e diviene un artista di successo. Con un occhio strizzato al Peter Sellers di “Oltre il giardino” il protagonista (strepitoso nella sua imperturbabilità rispetto a ciò che gli accade intorno) approfitta del pertugio che gli viene offerto da una galleria di Arte contemporanea e acquista fama e denaro con un ascesa inarrestabile fino al prevedibile quanto amaro finale. Girato, come detto, in forma geometrica e con una sceneggiatura minimale tutta a sottrazione, “El artista” gioca con ironia sulle storture dell’arte e sul gran carrozzone che ci gira attorno. Il nostro infermiere viene osannato dai critici e dalle belle donne senza che questo lo porti ad una vera crescita artistica o ad una maggiore consapevolezza. Il discorso sull’arte contemporanea come grande equivoco sembra però fermarsi a un bivio e spostare il giudizio non tanto sui critici e gli artisti alla moda ma in generale sull’ alta borghesia argentina che scimmiotta quella Europea. Infatti non vediamo mai (e in questo la sceneggiatura è molto raffinata) l’opera dell’artista se non, alcune volte, da una sua soggettiva. Perciò, mentre abbiamo il sentore che siano dei cialtroni non abbiamo però la sicurezza che i critici abbiano preso un vero abbaglio. Per quanto ci riguarda potrebbero anche aver ragione a definire arte le opere di un malato mentale e in alcune parti questo viene esplicitato riconoscendo nella creazione artistica del protagonista dei riferimenti all’Art Brut (L’arte appunto di chi crea solo con istinto e senza un approccio razionale). Insomma, nella semplicità lineare di una storia piccola piccola, la pellicola genera nello spettatore, che si diverte comunque a seguire la vicenda paradossale del protagonista, una serie di domande sul concetto stesso di creazione artistica a cui non dà risposta. Perché dandola vanificherebbe tutto il discorso sotteso al film. Insomma, ancora una convincente prova che il cinema sudamericano sembra ormai aver soppiantato, almeno nei festival, lo sfibrato cinema asiatico, vittima di una sfiancante corsa produttiva alla fine della quale sembra aver esaurito le sue spinte innovative e artistiche.

 

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Tommaso Capolicchio


31-10-2008

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