Recensione live: Mark Lanegan & Greg Dulli

Grande emozione con il duo statunitense che ha proposto una serata di grande musica all'Auditorium di Roma

Recensione live: Mark Lanegan & Greg Dulli

An evening with Mark Lanegan & Greg Dulli
il 27 gennaio 2009
all'Auditorium di Roma
Voto: 7.5

 

 

L’Auditorium Parco della Musica di Roma, è un posto dove il Rock può entrare solo se promette di fare il bravo ragazzo. 


In questa piovosa giornata di fine gennaio, a confermare la nostra teoria, ci accoglie nella piccola e traboccante sala Petrassi una strumentazione totalmente unplugged (alcune chitarre acustiche, e un pianoforte a coda).
Chi temeva di soffrire al pensiero di dover rimanere seduto sebbene scosso dalla musica, si troverà felicemente incollato alla propria sedia.
Affidando un microfono a Mark Lanagan il fonico non deve preoccuparsi del problema più comune ai set chitarra e voce; non mancheranno di certo le frequenze basse.

 

Tour confidenziale, e piccoli locali in giro per l’Europa per due cantanti culto della scena grunge che sono abituati a ben altre platee.
Tre le date italiane: Milano, Roma e Firenze.
Un annuncio a inizio serata in italiano e inglese avverte del totale divieto di scattare fotografie e invita a spengere i telefoni cellulari. 
Stando alle dichiarazioni di un’addetta alla sala (forse l’unica a non fare da mastino in tutta la serata) il motivo di tale imposizione è direttamente riconducibile al concerto tenutosi la sera precedente a Milano, quando, infastiditi dai troppi flash Dulli & Lanagan hanno più volte minacciato l’interruzione della performance. Non ci saranno pertanto tv e fotografi.

 

An evening with Mark Lanagan & Greg Dulli non sarà un comune concerto dei Gutter Twins, i musicisti sono tre (il terzo è il fido Dave Rosser che per tutta la sera suonerà un’acustica dodici corde),  e i brani saranno tutti eseguiti chitarra e voce, con alcuni intermezzi al piano.

 

Sono le 21.30 quando i tre musicisti americani entrano sul palco, si inizia con un tris di canzoni tratte da “Saturnalia” il disco dei Gutter Twins uscito nella primavera del 2008 e presentato poco dopo all’Alpheus di Roma in versione elettrica.
Apre “The body” che fa da riscaldamento soprattutto per Mark, seduto al centro con le sue nocche tatuate sulle cosce a tenere il tempo.

Segue “God’s Children”, più leggera rispetto al disco ma comunque tenuta in piedi dalle urla di Greg Dulli che spingendo deve allontanarsi dal microfono mentre Mark Lanagan resta vicinissimo al suo riproponendo le stesse note un’ottava sotto e concludendo il brano con la citazione dei primi versi di “All along the Watchtower”  nella metrica Hendrixiana.
Terzo brano l’applauditissima “The Station” , dove Mark continua a stupire tutti con la sua incredibile facilità nel tenere le note più impossibili.
Si prosegue con “We have met before” uno degli inediti contenuti in “Adorata” , ultimo EP dei Gutter Twins uscito a Ottobre e canzone che chiude la parte del concerto dedicata al progetto Gutter Twins.
Da questo momento in poi, infatti, i due si cimenteranno con la riproposizione di  brani dei propri repertori personali e cover di grandi classici della canzone popolare americana.
Creeping coastline of light” è la prima cover della serata, un brano dei Leaving Trains che Mark Lanagan aveva già interpretato in un disco di sole rivisitazioni di classici americani. (“I’ll take care of you” - 1999).
Poi è la volta della religiosissima “Resurrection Song” (2001)
Passando al repertorio dei Twilight Singers arriva “The Twilite kid” (2000) e “The lure would prove too much” che chiudeva l’EP “A stitch in time” l’ultima uscita della band di Dulli.
Momento toccante quello di “Kimiko’s dream house”; canzone nata dalla collaborazione con l’ormai defunto Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club e presente su “Field Songs”, il 5° disco solista dell’ex Screaming Trees.
Nella perfetta alternanza si ritorna al repertorio di Greg Dulli che a sorpresa rispolvera la splendida “Summer’s kiss”, uscita nel 1996 in “Black Love” storico disco degli Afghan Whigs, Greg la interpreta con molto trasporto e le sfumature sono le stesse di 13 anni fa.
Prima della pausa Mark Lanagan rispolvera “Wiskey for the Holy ghost” il suo disco solista del 1994 ed esegue due dei passaggi più intimi: “Sunrise”, dove si diverte anche a citare “Baby i’m gonna leave you” dei Led Zeppelin e “River Rise”in cui è il chitarrista Rosser a ritagliarsi un momento di gloria lasciandosi andare a un lungo assolo. Lo stesso Rosser  per concludere, preme un pedale  trasformando la sua dodici corde in un banjo e i tre sul palco rendono omaggio al Delta Blues del Mississipi con “I am in the heavenly way” di Bukka White che con il suo semplice testo “…Oh joy, oh joy, oh wonderful joy…” riesce a coinvolgere tutto il pubblico.

 

Gli spettatori non sono assolutamente sazi e tra urla e applausi riportano velocemente i tre sul palco
Greg Dulli si accomoda al piano, spalle al pubblico ma mani ben in vista per regalare “Candy Cane Crawl” dall’album “Powder burns”, e fa sorridere sentire Mark Lanagan che cerca di portare al pentagramma del piano di sotto i controcanti che nel 2005 furono di Ani Di Franco.
Lungo applauso e anche Mark regala il suo bis riprendendo “One Hundred Days” da “Bubblegum” il lavoro che la Mark Lanagan Band aveva fatto uscire nel 2004.
Per terminare in bellezza un tris di omaggi alla cara vecchia musica delle origini, in cui i musicisti sul palco si divertono, e finalmente parlano anche un po’ col pubblico: “Siamo andati bene stasera?” chiede Greg, “io mi sono piaciuto molto” risponde un divertito Mark  (mai visto così di buon umore).
Il trittico inizia da “Tennessee Walz” un standard caro a moltissimi artisti del sud tra cui Otis Redding e più recentemente Norah Jones. Si prosegue con “All I have to do is dream” divertente canzoncina degli Everly Brothers di fine anni 50, già riproposta anche da Roy Orbison, e chiude con l’annuncio di Dulli “…This is by Cole Porter…” prima di attaccare “I get a kick out of you” del 1936 che negli anni 40 divenne uno standard con cui si misurarono tutti i più grandi cantanti, Frank Sinatra e Ella Flitzgerald compresi.

 

Va detto che i due se la cavano piuttosto bene anche con brani apparentemente lontanissimi dalle loro corde e dalle loro sonorità anche se sarebbe stato interessante sentire altri personali cavalli di battaglia riproposti in duo come “Methamphetamine blues” ,“Hit the city” o “Dollar bill” per Lanagan e “Be sweet” o “Bonnie Brae” di Dulli, senz’altro adatte un set del genere.

 

Quasi 2 ore di musica in salsa folk, per due rockstar che non si sentono rockstar.
Nell’auditorium il rock deve fare il bravo ragazzo; tutti seduti (musicisti compresi), abbeveraggio di sola acqua per la band (e se qualcuno ricorda ancora il concerto al Circolo degli Artisti per il tour di Powder Burns nel 2006 non potrà certo aver rimosso l’asta da microfono “personalizzata” di Greg dotata di portacenere e porta bicchiere con immancabile Whiskey) e un silenzio quasi irreale durante l’esibizione.

 

Questo silenzio è forse la cosa più godibile in un concerto del genere, che offre un’acustica incredibile e che permette al pubblico di sentire persino Mark e Greg scaldare la voce e provare note e scale o accordare la chitarra, rendendo l’atmosfera incredibilmente calda (e non solo per un termostato dell’auditorium decisamente impazzito e del quale si lamenta anche Dulli)
Nonostante tutte le stranezze a cui un pubblico rock difficilmente si piega o si abitua è  stato un concerto memorabile.
E questi due quarantacinquenni americani non hanno certo deluso le altissime aspettative.

 

Donatella Di Filippo

Giovanni Cerro



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