Via Giovanni Vitelleschi, 23
Tel: 06 68135297

Il Dulcamara è un ristorante, o meglio un bistrot, posizionato in una via laterale della piazza di Ponte Milvio, di cui voglio parlare bene. Ha uno spazio all’aperto ben arredato con sedie e tavolini in legno e l’interno è di buon gusto. L’unica critica: il posto è tipo “hi-tech e legno” , un pò troppo in stile “vorrei New York ma non posso” , seconda una moda che vede questi nuovi ristoranti assomigliarsi un pò tutti.
Prenotate sempre perché il Dulcamara è preso d’assalto dalla giovane (e trendy da morire) clientela del quartiere. Unico vero difetto di conseguenza la folla vociante che rimbomba nella grande sala interna.
La sorpresa è la cucina, perché se qualche piccolo scivolone è facilmente comprensibile visti i numeri dei commensali, la qualità media di quello che si mangia è piuttosto alta e non banale. Una volta seduti, si scopre con piacere nel cestino del pane un mini-sformatino di patate che tranquillizza gli affamati. Qui non ci sono i primi e i secondi ma una carta da bistrot: antipasti, insalate, patate al cartoccio e piatti di carne e pesce con contorno. Originale il Nasi Goreng – riso selvaggio basmati, saltato nella wok con pollo, verdure croccanti, tom jum e uovo (euro 11,50), e non chiedetemi cosa si il tom jum: l’ho ordinato, mangiato e mi è anche piaciuto, ma non sono riuscita a individuare l’ingrediente in questione. Fantastico il Tataki di tonno – filetto di tonno in crosta di papavero con spinaci croccanti (euro 16), crudo all’interno come Cristo comanda. Buonissima anche la Tagliata “Dulca” – controfiletto di manzo danese alla piastra, servito con salsa al vino rosso ed erbe fresche, puré al rosmarino (euro 16).
Meno sfavillanti le patate al cartoccio, complici le salse: degli intrugli pesanti e di scarsa soddisfazione. Tra le due ordinate, la migliore era la patata con gorgonzola e pere Kaiser, mentre non valeva nulla quella ‘alla norma’ con crema di pomodoro, ricotta affumicata, melanzane e basilico (euro 6,5). Scelta azzardatissima, lo riconosco!
I dolci e i vini sono un punto dolente. Né il Cheese-cake con coulis di lamponi, né il Carrot cake (euro 5,5) superano l’esame, e la carta dei vini è chiaramente sovrapprezzata, un grande errore per un bistrot che, per il resto, mantiene dei prezzi accettabili: si mangia con 20/30 euro a testa.
Il Dulcamara è una meta da consigliare, magari evitando il weekend, quando è preso d’assalto da una clientela un pò troppo rumorosa. Con il bel tempo, al momento della prenotazione, chiedete un tavolo all’aperto.
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Zelda
17-04-2008