Il dubbio (John Patrick Shanley)

Grandi attori per una torbida storia di religione e peccato ambientata nell'America degli anni '60.

Il dubbio (John Patrick Shanley)

 

Il Dubbio

(Doubt)

Usa 2008

Un film di John Patrick Shanley

Con: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman

Sceneggiatura: John Patrick Shanley

Fotografia: Roger Deakins

Montaggio: Dylan Tichenor

 

A metà degli anni ’60 nel collegio di St. Nicholas, nel quartiere del Bronx a New York, va in scena lo scontro fra i due pilastri della comunità, il parroco e la madre superiora. Opposti nella filosofia di vita e nel comportamento verso gli studenti, umano e progressista il primo, molto rigida e conservatrice la seconda, il contenzioso ha come scintilla iniziale il Dubbio della bravissima Meryl Streep/Sorella Aloysius Beauvier sul reale comportamento e sulle reali intenzione che l’altrettanto stupefacente Philip Seymour Hoffman/Padre Flynn riserva allo studente di colore Donald, uno dei ragazzi difficili della scuola.

Ho scritto va in scena perché il film è tratto da una pièce teatrale, dello stesso regista John Patrick Shanley tornato al grande schermo diciannove anni dopo il bislacco Joe contro il vulcano con Tom Hanks, e si vede.

D’altro canto il film riesce a risolvere brillantemente i problemi che spesso il teatro filmato si porta con se. Ci riesce grazie alla bravura degli attori, che riescono a non essere assolutamente pesanti e tediosi come i tanti prelati che ci propinano ultimamente su tutti gli schermi, ed a una sceneggiatura di ferro, così solida da potersi permettere l’altro raro lusso di non doversi poggiare su allusioni o facili metafore dell’attualità.

In un periodo storico di tali mutazioni sociali, John Fitzgerald Kennedy è stato ucciso un anno prima, le tematiche che il regista affronta aiutano a scavare più profondamente la complessità del reale, il dubbio nasce dall’impossibilità di avere certezze e quindi essere infallibili nel discernere il comportamento umano unicamente dall’immagine di se che viene proiettata nella società: basta essere illuminati e “di sinistra” per non creare interrogativi sulle proprie finalità ma, allo stesso tempo, è autorizzato chi è tradizionalista, moderato e “di destra” a giudicare negativamente ogni innovazione o strappo delle regole ?

Per tutta la lunghezza della pellicola l'insicurezza e l’ambiguità soffiano sulla storia e perseguitano lo spettatore che non riesce a prendere una posizione, non sa di chi fidarsi e soprattutto si interroga sulla conclusione della scottante vicenda. E il finale non sarà catartico, anzi, l’intento dell’autore è esattamente quello di non fornire al pubblico una soluzione certa, per dimostrare, in maniera comunque mai didascalica, come nella realtà non ci sia praticamente in nessuna occasione una verità assoluta e spesso si debba senza possibilità di scelta arrivare a dei compromessi con i propri dubbi, che si svelano poi magari essere sorgente di trasformazione, sviluppo e profitto interiore.
 

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Pietro Cattaneo


13-02-2009

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