Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"No, Virginia"
(Roadrunner-Warner)
voto 7
2008
Strani tipi questi Dresden Dolls, al secolo Amanda Palmer e Brian Viglione.
Prima si inventano un duo per batteria e tastiere, si auto-definiscono Punk-Cabaret Brechtiano, e conquistano tutti con un disco geniale e a tratti assurdo. Poi, mentre ‘Coin Operated Boy, ‘Missed Me’, ‘Jeep Song’ li rivelano al mondo, loro, in rampa di lancio verso una luminosa carriera, pensano bene di sbagliare clamorosamente il disco successivo.
Si chiama "Yes, Virginia" e vede la luce nell’Aprile 2006, e la sensazione diffusa è che quell’ incredibile magic touch dell’opera prima sia andato irrimediabilmente perduto.
E, visto che gli ascoltatori Indie sono sempre prontissimi a innamorarsi ma anche molto rapidi ad ammettere di essersi sbagliati, le Bambole Di Dresda diventano "un’altra occasione persa. In fondo era carina l’idea del punk-cabaret, ma quanto poteva durare? Era solo una trovata..."
Tutto vero? Assolutamente no.
Perchè questi Dresden Dolls sono strani per davvero.
E oggi scopriamo che da ‘Yes, Virginia’ avevano tolto tutti i pezzi migliori, per metterli, oggi, in una raccolta di ‘scarti’ che si intitola ‘No, Virginia’.
E ‘No, Virginia’ ci restituisce intatto, anzi ancora migliorato, il duo di Boston.
Fin dai primi accordi del disco ci accorgiamo che il talento interpretativo e la personalità di Amanda Palmer si sono ancora precisati dai tempi dell’esordio, e quando arriva il ritornello di ‘Dear Jenny’, il caberet Brechtiano si anima, portando l’ascoltatore in territori che stanno sospesi tra Kurt Weill e il pop anni ’70.
Segue ‘Night reconnaissance’, che ricorda in alcuni passaggi l’ultra pop di Belle&Sebastian.
Anche se non tutte le tracce sono dello stesso livello, i due episodi migliori dell’album devono ancora arrivare.
La splendida cover degli Psychedelic Furs ‘Pretty in Pink’, dove i Dresden Dolls trovano la giusta misura tra la re-interpretazione e il rispetto per brano originale, e ‘Lonesome Organist Rapes Page Turner’, folgorante storia breve di puro talento pianistico.
Una citazione la merita anche ‘Sorry Bunch’.
Un disco complessivamente di ottimo livello, che consacra definitivamente Amanda Palmer come una delle più interessanti e originali voci femminili degli ultimi anni, e dimostra che il progetto Dresden Dolls ha ancora molto da dire.
No. Forse questa storia del punk-caberet non era soltanto una trovata.
Per ascoltare le loro canzoni
Myspace
Nicola Ravera Rafele
07-06-2008
THE DRESDEN DOLLS 'Night reconnaissance'
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