MATERIE PRIME:Dinner Music (Carla Bley)

Una band da urlo bagna in salsa soul e r'n'b la musica della più creativa jazzwoman USA, nel disco della sua piena maturità

MATERIE PRIME:Dinner Music (Carla Bley)

Carla Bley - Dinner Music

Etichetta: Watt - ECM (1977)

Produzione: Carla Bley, George James

Musicisti (formazione complessiva): Carla Bley (organo, piano, sax tenore); Roswell Rudd (trombone); Carlos Ward (sax alto e tenore, flauto); Michael Mantler tromba); Bob Stewart (tuba); Richard Tee (piano, piano elettrico); Eric Gale (chitarra); Cornell Dupree (chitarra); Gordon Edwards (basso elettrico); Steve Gadd (batteria).

 

Quando Carla Bley pubblica Dinner Music, anno del Signore 1977, ha già quasi 20 anni di esperienza nella composizione, e ha accumulato frequentazioni di rilievo nell'ambito della musica creativa americana, dalla scena postbop a quella free, fino al cosiddetto third stream che fa collidere il jazz col mondo classico-contemporaneo. Nata Carla Borg nel 1936 in California, dalla fine degli anni '50 inizia a farsi notare come compositrice, prima in un ristretto ambito avantgarde, poi allargando la cerchia di musicisti di fama che intepretano sue composizioni. Sposa il pianista Paul Bley, del quale manterrà il cognome anche dopo il divorzio, ed entra nel giro: Jimmy Giuffre, Gary Burton, George Russell, persino Art Farmer eseguiranno suoi brani.

 

E' un'artista dalla mentalità pionieristica: alla metà degli anni '60 sarà coinvolta nella Jazz Composer's Guild, con i migliori musicisti di New York, e col compagno Michael Mantler, trombettista e compositore, darà vita alla Jazz Composers Orchestra e all'etichetta indipendente JCOA, cui farà seguito la WATT (in omaggio al romanzo di Beckett). La Bley e Mantler sono tra i primi jazzisti ad autoprodursi i dischi su piccole label da loro gestite; un precedente degno della massima attenzione fu Sun Ra con la sua Saturn. Su JCOA escono dischi di Don Cherry e Roswell Rudd, l'LP della Jazz Composers Orchestra e l'ambiziosa jazz opera della Bley (su testi del poeta Paul Haines ) intitolata Escalator Over The Hill, con un'orchestra che raccoglie musicisti free americani e jazzrockers britannici come John McLaughlin e Jack Bruce (soprattutto con quest'ultimo, sia la Bley che Mantler collaboreranno lungo tutto l'arco degli anni '70, e Mantler molto oltre).

 

Eclettismo. Gli arrangiamenti di tutti i dischi della Liberation Music Orchestra, congregazione di jazzisti militanti diretti dal contrabbassista Charlie Haden, e poi l'apertura al miglior progressive rock europeo. Penso ai dischi di Mantler - in cui la Bley figura come tastierista - con vocalist come Bruce, Julie Tippetts, Robert Wyatt, Kevin Coyne. A un certo punto si parlò addirittura di una produzione per i Gong, purtroppo mai concretizzata. in compenso, l'LP del batterista dei Pink Floyd Nick Mason, Ficticious Sports, con Wyatt alla voce, è a tutti gli effetti un disco della Bley, che lo scrive e arrangia per intero. Oggi con i Lost Chords la signora è spesso costretta ad accontentarsi di Paolo Fresu, ma questa è un'altra storia...

 

Eclettismo e ironia. Pungente, irresistibile, feroce, che nella musica cosiddetta colta è merce rara. Con Dinner Music non siamo ancora al divertito cabaret meta-musicale di I hate to sing, disco dei primi anni '80 forte di titoli come The Piano Lesson, The Lone (Ar)Ranger, la title track stessa tutta giocata sulle stecche e la paura del palco. Ma la copertina programmatica (una tovaglia macchiata di vino), la foto sul retro con Carla sorridente (e quasi sexy) che tira fuori una teglia dal forno, o l'introduzione di Sing Me Softly of The Blues con rumori di posate, chiacchiericcio e ruttino la dicono lunga.

 

Per questo LP, mix di jazz evoluto e immediatezza, fruibile dai non addetti ai lavori sebbene la scrittura sia complessa e raffinata, la Bley si avvale di alcuni suoi collaboratori abituali (Mantler, Roswell Rudd, Bob Stewart, Carlos Ward) e li affianca agli Stuff, supergruppo di soul-jazz/r'n'b elettrico capitanato dai chitarristi Cornell Dupree e Eric Gale con Richard Tee al piano e la ritmica da spavento di Steve Gadd e Gordon Edwards. Il risultato è una band in cui l'ultimo degli accompagnatori è già un solista di alto livello per conto suo.

 

Potrei dirvi della già citata Sing Me Softly... rifferama funk/blues ubriaco, con il trombone di Rudd che inanella grandi assoli e l'organo hammond dellla leader che pompa implacabile; della progressione modulare (e parossistica) Ad Infinitum; della chitarra languida e ruffiana di Dreams So Real; della scaltra armonia di Song Sung Long (tutti gli accordi possibili su un ostinato della tuba di Stewart); di Dining Alone, una dei rare prove di Carla da cantante; ma è più giusto che andiate da soli alla scoperta di questo disco. Un buon punto di partenza se non conoscete la sua autrice, prima di addentrarvi nel resto della sua eterogenea produzione. Stiamo pur sempre parlando di una protagonista di alto rango della musica degli ultimi 50 anni.

 

SITO UFFICIALE

 


Adriano Lanzi


13-11-2008

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