Furio Di Castri - Zapping

Progetto "espanso" per lo storico contrabbassista, che si confronta con Monk e Zappa

la copertina di Zapping
la copertina di Zapping

Musicisti: Furio di Castri (contrabbasso, sampling); Eric Vloeimans (tromba); Nguyen Le (chitarre); Rita Marcotulli (piano); Mauro Negri (alto sax, clarinetto); Joel Allouche (batteria)

Produzione artistica: Furio Di Castri

Promo Music 2008 (Distribuzione Egea)

Voto: 7

 

Con un po' di (perdonabile) ritardo parliamo di Zapping, recente progetto discografico di Furio Di Castri, una colonna del contrabbasso jazz in Italia, che in collaborazione con un organico di musicisti piuttosto eterogeneo affronta e fa collidere due sue fissazioni: Frank Zappa e Thelonious Monk. Lontani? Forse. I primi punti di contatto tra i due potrebbero essere la qualità visionaria della scrittura, l'attitudine incompromissoria verso il proprio ruolo di musicisti (anche se da posizioni molto distanti: totalmente medioborghese nel caso di Zappa, amaramente black quella di Monk) e il carattere spigoloso, angolare e imprevedibile di buona parte delle loro melodie.

 

Di Castri ammira da sempre entrambi come due figure imprescindibili della musica del Novecento. Chiara da subito però l'intenzione di non fare un disco di cover. Ha preferito invece rileggerne e omaggiarne lo stile attraverso sue composizioni, in netta superiorità numerica rispetto alle pagine monkiane (due, ma una è già un medley sui generis di più temi di Thelonious) e zappiane (appena una, Twenty Small Cigars) in senso stretto. L'operazione dunque è ambiziosa, ma ad ascolti fatti piuttosto riuscita, perchè il bassista rende Monk e Zappa "alla Di Castri", e costruisce i suoi brani originali con un continuo gioco di rimandi e citazioni, frammenti e richiami al linguaggio - ai linguaggi - dei due maestri.

 

E' coadiuvato da una formazione di ottimo livello, che lo asseconda nella composizione di un mosaico di repentini scarti tonali, continui rifferama in odore di acidissimo jazzrock anni '70 (certe sovrapposizioni tra la chitarra satura di Le e il clarinetto di Negri, ad esempio) e contrasti timbrici molto curati. Un disco denso come non capitava di sentirne da tempo, virtuosistico ma mai tedioso. L'estrema libertà stilistica, l'ampiezza dello spettro sonoro (acustico, elettrico, elettronico) richiamano forse più Zappa, mentre Monk fa "capoccella" un po' ovunque, nel tessuto melodico e armonico, in certi temi prossimi alla serialità, immerso tuttavia in un gusto per l'orchestrazione che praticamente grida "FRANK!" dalla prima all'ultima traccia.

A quando un concerto romano con questo bel progetto?

 

Sito Ufficiale
Myspace

 

 


Adriano Lanzi


23-04-2008

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