Via Giovanni Vitelleschi, 23
Tel: 06 68135297

Tutto lascia ben sperare, avvicinandosi a piedi alla storica trattoria ‘Dar Cordaro’. La piccola casa a un piano ricavata dentro gli archi di Porta Portese fa immediatamente pensare a un luogo fuori dal tempo, da Roma degli anni ’50, pasoliniana.
Entriamo pieni di buone sensazioni.
L’interno è un pò squallido. Due sale abbastanza tristi e mal illuminate, ma questo non basta a farci passare il buonumore: se antica hosteria dev’essere, è giusto che non si perda in inutili fronzoli estetici. Quello che conta è la sostanza: Gricia, Cacio e Pepe, sugo degli involtini, Amatricaina, Carbonara, tutto cucinato come nei ricordi di Nonna al pranzo della Domenica. Si viene qui per provare quelle sensazioni, per riconquistare il territorio dei buoni sapori della cucina romana contro l’invadenza di Sushi bar e Irish pub.
In più, come tradizione romana vuole, sono tutti simpatici e scherzosi, il clima è informale, i clienti sono quasi tutti aficionados e si chiamano per nome con i camerieri. D’estate si può cenare in un bel giardino alle spalle del locale. Tutto bene allora?
No.
I primi li abbiamo già citati, e sono tutti intorno agli 8/9 euro. I secondi non si discostano dalla tradizione romana: abbacchio, trippa, involtini, e poi vedure ripassate (piuttosto ‘agliose’) tra i contorni.
Cassata e tiramisù si distinguono tra i dolci.
Nel complesso tutto discreto, anche se non memorabile. Un pò troppo olio, un pò troppo aglio, in fin dei conti buona parte delle nonne romane cucinano molto meglio. Ma il problema è un altro: può un piatto (nemmeno enorme) di Trippa al sugo costare 11 euro?
E’ possibile che pure ‘Dar Cordaro’ si finisce per spendere, per una cena assolutamente ordinaria, più di 25 euro, bevendo un vino davvero cattivo e mangiando i piatti poveri della tradizione romana?
Preferisco spendere 20 euro per un buon piatto di pesce, che 9 per una carbonara, visto che il costo reale di una carbonara è intorno agli 80 centesimi, e la cucino meglio io a casa.
Peccato. Forse bisogna cedere all’evidenza: la Roma degli anni ‘50 non esiste più. Converrebbe smettere di cercarla.
Zelda
11-04-2008