Vinicio Capossela - Da Solo

Il seguito di "Ovunque Proteggi" ci regala un Capossela intimo e dolente, da ballata. Ormai giunto alla piena maturità artistica.

Vinicio Capossela - Da Solo

"Da Solo"
(Warner)
Voto:7,5

2008

 

 

 

Se “Ovunque Proteggi”, e il successivo live “Nel Niente sotto il sole ” erano una tesi di laurea, questo “Da Solo” è una pagina di diario intimo, intenso e minimo.
Un disco sognante con alcune vette magnifiche, che riporta Capossela in quei territori pianistici così tipici della prima parte della sua carriera.

«Il nuovo album è un disco per piano e strumenti inconsistenti, ossia quegli elementi che possono stare intorno al pianoforte e dargli un’aura, del pulviscolo sonoro. Voce e pianoforte sono centrali in questo disco che è soprattutto di ballate. Gli strumenti inconsistenti fanno da coro, danno spazio e profondità. Rivestono il pianoforte come un maglione», ha detto Vinicio.
 E gli “strumenti inconsistenti” sono talvolta la steel guitar di “Asso” Stefana, o su “La faccia della terra” la chitarra di Joey Burns e la batteria di John Convertino dei Calexico. Altre volte sono “fischio del buonumore”, “battito del cuore” (Lettere di soldati) o armonio indiano (Non c’è disaccordo nel cielo), sega musicale (Vetri appannati d’America) o cristallarmonio (Sante nicola).

Si diceva: un disco come un diario minimo, sospeso tra sogni e piccole filastrocche, citazioni e nostalgie.
Apre “Il Gigante e il Mago”, magnifica visione onirica infantile per organo e orchestra sghemba. Capossela canta e suona quasi come un bambino, portando l’ascoltatore in un mondo circense malinconico e colorato.
“In Clandestinità” è una riflessione sulla libertà (Qualcuno mi protegga/da quello che desidero/ o almeno mi liberi/da quello che vorrei)
In “Parlo Piano” sembra di sentire il miglior Capossela anni ’90, quello che capace di costruire piccoli capolavori di intensità amorosa e di rimpianto.
“Una giornata Perfetta” è un piccolo gioco che richiama alla memoria Fred Buscaglione, uno dei punti di riferimento del nostro.
“Il paradiso dei calzini” è una filastrocca, appunto, sui calzini (“Dove vanno a finire i calzini/quando perdono i loro vicini...”) che rapidamente rivela la sua vera identità metaforica...
Orfani ora” è ancora una ballata sulla perdita, poi  “Sante Nicola”, la splendida malinconica  “Vetri appannati d’America” (fantasmi di Tom Waits evidenti, ma anche tanto Capossela maturo) e "Dall'altra parte della sera", di una forza teatrale e litanica,  ci portano verso l’ultima parte del disco.
“La faccia della terra” è il brano che  più si avvicina alle atmosfere di “Ovunque proteggi”, sosetnuta dalla ritmica dei Calexico, dolente riflessione nera sui sentimenti degli umani. A metà tra una murder ballad alla Nick Cave e una capacità metrica che ricorda De Andrè.

Poi la splendida  “Lettere di soldati”, riflessione sulla guerra costruita sulla contrapposizione tra  le immagini minime, le folgorazioni descrittive di interni disperati da caserma  e l’enormità della violenza del fronte,visule, cinematica e struggente.

Chiude il disco  “Non c’è disaccordo nel cielo”.

Senza dimenticare l'assurda ghost track sulla quale vi lasciamo il gusto della scoperta...

Un disco maturo e forte, senza nessuna mediazione, che definisce ancora meglio l’orizzonte poetico di Vinicio Capossela, ormai riconosciuto a livello mondiale come uno dei maggiori talenti del cantautorato contemporaneo.

Anche un disco coraggioso, che va al fondo delle ferite, un disco impudico e coraggioso, come solo i grandi maestri possono permettersi di fare senza cadere nella retorica o nella facilità.

Forse questo "Da Solo" venderà meno di "Ovunque Proteggi" , perchè è meno ammiccante del suo predecessore, ma forse è davvero l'album della definitiva maturità per Capossela. Un disco che in fondo, citando Bob Dylan, si sarebbe potuto chiamare "Riportando tutto a casa"...

 

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Nicola Ravera Rafele


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