Recensione live: Cristina Donà

Un intimo ed emozionante concerto per la cantante bresciana. Canzoni nude e un coinvolgimento totalmente sensoriale

Recensione live: Cristina Donà

Cristina Donà live
il 13 febbraio 2009
Alpheus
Roma
Voto: 8  

 

Foto: Valeria Magri

 

 

 

 

 

 

 

 

Un piccolo concerto a sorpresa quello di Cristina Donà all’ Alpheus.
La sua voce, liquida e caldissima, la sua chitarra e le chitarre preziose dello straordinario Francesco Garolfi.

Canzoni nude e un coinvolgimento totalmente sensoriale.

 

I volumi bassissimi in uno spettacolo di un’eleganza assoluta che, nonostante fosse da collocare in un ambito più teatrale, ha rapito l’attenzione del pubblico per oltre due ore e invaso gli spazi dello storico club romano.
Suoni rarefatti e parole leggere e al contempo intense sulla scia dell’ultima pubblicazione  “Piccola Faccia” , un album che ha spogliato e poi rivestito con nuovi abiti – in chiave acustica - le più belle canzoni della cantautrice.
Un prodotto che si può definire miracoloso per la sua forza stilistica grazie anche alla raffinata produzione artistica di Peter Walsh, di sonorità distanti anni luce dalle soluzioni stanche e frastornanti  del nostro paese.
Il concerto ha attraversato la storia artistica di Cristina Donà: iniziando con "Piccola Faccia", passando per "Stelle Buone", "Goccia", per finire con una versione dolcissima di "Universo" e "Invisibile".

 

Il live dell’artista racchiude sempre due elementi assolutamente contrapposti:
momenti di emozione pura - un'emozione che toglie la gravità di tutti gli elementi coinvolti dentro e attorno al palco - e le sue battute para-cabarettische e dissacranti.
Il risultato è quasi schizoide:  silenzio assoluto durante i brani e risate tra una canzone e l’altra.
Proprio a queste caratteristiche è legato uno dei momenti più esilaranti dello spettacolo della serata.

 

La Donà ha tirato fuori una tastierina a due ottave stile Bontempi dicendo che il risultato della crisi è che ha dovuto lasciare i componenti della band a casa (tra l'altro osservazione non del tutto surreale) e ha iniziato a scandire un brano quasi circense “Volevo essere altrove” che spiega appunto il desiderio di trovarsi da tutt’altra parte, riferendosi ad un episodio in cui si è trovata a dormire in un albergo per prostitute e a combattere con una signora carrello contro carrello al supermercato.
Un'autoironia e una forza espressiva che sottolineano la forza di questa grande artista che ha lentamente scavato un solco nel panorama musicale italiana, senza il bisogno dell’ aiuto mediatico o di (sovra) esposizioni televisive.

 

Un altro fattore commovente del live di Cristina Donà è una piccola sorpresa di donna.
Come l’artista ha dichiarato con la sua consueta ironia: la pancia non aveva a che fare con un abuso da panettone bensì con l’arrivo di un piccolo "Cristino Donò", al quale ha dedicato una versione meravigliosa di "Salti nell’aria", un brano ispirato al sorriso dei bambini e alla capacità di questi ultimi di meravigliarsi e di immaginare.

 

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Giulia Anania


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