Crak! ha la sua talpa nelle stanze segrete del potere. ItaloAllodi.

Le spiagge ricevono dal mare doni quotidiani da luoghi lontani, una bambola di fattura cinese, una confezione di un detersivo australiano, frammenti di pietra pomice lanciati in mare dalla forza di un’eruzione vulcanica, tronchi d’alberi.
L’isola di Yaqeta ne è circondata, ed in passato alcune delle sue spiagge erano considerate preziose perché esposte alle correnti marine. La generosità del mare avvicina Yaqeta ad altri paesi e continenti, ma avvolte come succedeva nella Macondo di Marquez, novità culturali più che materiali irrompono nella vita quotidiana per poi scomparire altrettanto repentinamente.
Sei o sette mesi fa, approdarono sull’isola dei DVD pirata che raccoglievano tutte le puntate di una telenovela filippina.
Le venti ore e passa di passioni, amori, rivalità e pianti, venivano seguite a turno dai tre televisori del villaggio, ognuno alimentato da un piccolo generatore familiare. I DVD circolavano di casa in casa, e ogni “proiezione” radunava un folla di appassionati, che nelle serate stellate sedevano sul prato davanti alla capanna del ricco proprietario del televisore, per non perdersi una lacrima o un abbraccio.
Le disavventure dei protagonisti divennero le pene degli abitanti di Yaqeta e presto anch’io ne venni a conoscenza.
Drua fu la prima a raccontare a mia sorella, con occhi gonfi di dispiacere e di sonno per la maratona televisiva, di Lucia e Cardin.
Lui un giovane ricco con una perfida madre, lei, la figlia della loro donna delle pulizie, destinata ad un amore infelice. Drua ci raccontò che in questo film si vedevano prima degli alberghi e poi dei bambini che giocavano in un porcile; che c’era una donna cattivissima che maltrattava la povera Lucia che alla fine moriva di crepacuore e che i protagonisti erano “may be chinese or what”, “forse cinesi o cosa”.
Drua era disperata.
Il nostro turno per vedere il primo disco della storia di Lucia e Cardin arrivò dopo una settimana.
Che meraviglia! Fu una rivelazione. Intanto vedemmo che questi alberghi che avevano colpito Drua come preambolo alla narrazione erano in realtà delle pubblicità, poi dopo le prime battute in lingua originale con sottotitoli in inglese capimmo che era una soap opera filippina con le fattezze di una telenovela Sud Americana. I secoli di dominazione spagnola avevano lasciato il loro segno anche nella cultura mediatica e trash, non me lo immaginavo. Lucia era un’asiatica Maria Celeste, capace di piangere per la durata di due o tre puntate, la madre cattiva aveva dei capelli nerissimi legati a crocchia e si inginocchiava di fronte ad un bambinello illuminato da una corona di neon per la sue devozioni quotidiane. La telenovela di Lucia e Cardin si appoggiava su due punti principali, ambedue estranei alla cultura fijiana: la divisione fra classi e la tragedia esistenziale. Non c’è da stupirsi se chi vive in un villaggio in cui un legame di parentale può essere trovato fra qualsiasi abitante, e chi ha fatto del ridere una regola sociale, ne rimanesse scosso.
Drua ci parlava di Lucia come di una persona in carne ed ossa, e non concependo la finzione delle tragedia, ci chiedeva come fosse possibile che una persona potesse essere così meschina come la madre di Cardin.
L’interesse per Lucia e Cardin si smorzò una volta che tutti ne furono sazi, ma quattro mesi fa, ci rendemmo conto che l’epidemia telenoveliana stava contagiando tutte le Fiji. Lido, dopo una settimana passata nell’isola principale, ci raccontò che un marito tornato a casa e non trovando la cena pronta aveva preso a calci il televisore dal quale moglie e suocera stavano guardando la telenovela. Più tragicamente sul giornale leggemmo che un bambino era affogato nel fossato lungo la sua casa mentre gli adulti erano appiccicati alla Tv.
Il non plus ultra però fu raggiunto a Vanua Levu la seconda isola maggiore delle Fiji, anche chiamata “the other mainland”, dove si era formato un gruppo di preghiere per salvare Lucia.
I “prayers group” alle Fiji sono molto frequenti e vengono utilizzati per far fronte ad eventi eccezionali ed incontrollabili, per proteggere una zona soggetta a cicloni, per purificare un villaggio dall’immoralità o dal ritorno alla stregoneria, per far ritornare i pesci in zone una volta pescose. Lucia, all’indubitabile insaputa degli autori filippini, aveva raggiunto uno status sacro, e se non era venerata era certo ritenuta degna della protezione divina e della “Vanua”, lo spirito essenziale di ogni villaggio. Il gruppo di preghiere si rivelò inefficace, il destino di Lucia era già stato scritto e la morte arrivò impietosa. A Cardin andò meglio, un finale a lieto fine con il matrimonio fa il rampollo filippino e la sorella minore e sciacquetta di Lucia. Il messaggio era chiaro, i buoni sentimenti non pagano, gli uomini sono dei cretini, marionette di donne astute, l’invidia e l’astuzia vanno coltivate perché uniche armi femminili. Per fortuna un finale del genere non creò nessun patos ma un improvviso disinteresse.
E’ da un po’ che non sento più parlare di Lucia e Cardin.
Il fatto che tutti gli episodi fossero racchiusi in tre soli DVD ha permesso una digestione abbastanza rapida anche se pesante, creando in ogni villaggio due settimane di carnevale televisivo. I due protagonisti se ne sono andati come erano arrivati lasciandoci in quaresima.
Mi chiedo quali sarebbero stati gli impatti se invece la telenovela fosse stata acquistata da “Fiji One” e se fosse stata trasmessa venti minuti al giorno. Chissà se una lenta intossicazione si sarebbe rivelata più efficace di un’abbuffata. Sicuramente il reparto di ostetricia dell’ospedale di Lautoka ora sarebbe colmo di vagiti di piccoli Cardin e Lucia pronti a far concorrenza ai Ridge, Brook e Carline nostrani.
Cose del nostro mondo
Giovanna Morandi
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28-04-2008
Crak! ha la sua talpa nelle stanze segrete del potere. ItaloAllodi.
Quarta puntata del nostro diario dalle Isole Fiji. Religione, spiritismo, magia.
Crak! ha la sua talpa nelle stanze segrete del potere. Italo Allodi.