Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

The Residents present "The Bunny Boy"
Circolo degli Artisti
13 Novembre 2008
Voto:
musica (7)
concept (fuori gara...)
C'era il pubblico "delle grandi occasioni" ieri, al Circolo degli Artisti, per l'unica data italiana del tour europeo dei Residents.
Pubblico eterogeneo, gente che non si incontrava da anni. Qualcuno che ai concerti non ci va quasi più, e a ragion veduta - non è che
ci sia più così tanto in giro da giustificare il trasporto del proprio culo fuori di casa la sera, in questa fogna di città. Ma a uno spettacolo del collettivo americano più innovativo degli ultimi 35 anni non si può mancare.
Spettacolo impostato come un kammerspiel, con gli strumentisti su un lato del palco e il cantante come unico sconcertante attore, e frequenti proiezioni video intervallate a parlato e musica attraverso un gioco di rimandi tutt'altro che ovvio. Peccato per la cornice. Beninteso, meglio i Residents al Circolo che da nessuna parte, ma The Bunny Boy lo avremmo seguito volentieri da seduti, piuttosto che ammucchiati in piedi nel club di Via Casilina Vecchia. Il pubblico delle ultime file ha perso quasi tutta la parte visiva, come sottolineava un'amica in gamba che ha visto solo "mezzo orecchio di coniglio".
Gli strumentisti hanno rinunciato per l'occasione all'iconografia classica residentsiana, gli enormi globi oculari in frac, in favore di una mise da conigli cibernetici all black. Per la delusione di qualcuno, che pretendeva gli occhioni. E perché poi? E' l'immagine che associamo più spesso a questo straordinario gruppo anonimo e spersonalizzato, d'accordo, ma non ci hanno forse proposto negli anni tanti altri camuffamenti, dai cappucci del Ku Klux Klan - sono stati capaci anche di quello, e i nazisti americani veri li hanno gonfiati di botte - ai Presidenti Usa, dai Cubi ai Demoni e ai Personaggi Biblici? Lo stesso qualcuno, un altro amico in gamba, avrebbe gradito un concerto greatest hits con i pezzi del passato. Che io sappia, quando il gruppo va in tour presenta ogni volta un concept specifico, per intero e solo quello, ed è così almeno dagli anni '80. Lo show di quest'anno non fa eccezione, perchè è The Bunny Boy, due tempi con un unico bis: la bellissima My Window dal precedente Animal lover, album cui non ha fatto seguito alcun tour.
La musica si attesta sugli standard tipici dei Residents dal Mole Show in poi. Con gli stessi suoni, perchè il gruppo non rinuncia a una tecnologia parzialmente demodé, usata con inventiva e originalità. Vediamo: un percussionista da 10 e lode che sfrutta un kit midi e riesce a non farlo suonare glaciale, snocciolando un repertorio ritmico tribal-futurista né nuovo né vecchio, ormai davvero senza tempo; un chitarrista, chiunque sia, che sembra ispirarsi al Fripp più acido e disturbato, e fa il suo lavoro senza far sentire troppo la mancanza del povero Snakefinger, che i Residents ancora piangono (più in basso il video di Wonderful, dal tour 2003, con la toccante dedica "al nostro buon principe che si è fatto venire un attacco di cuore"); un generico ma competente electronic wizard, seduto e quasi invisibile, schiacciato sulla parete destra del palco, che probabilmente si occupa di sequenze, forse di video; infine un tastierista sapiente, che con ogni probabilità è Hardy Fox, uno dei due membri fondatori. Il rigoroso anonimato dei Residents da qualche anno fa acqua, perchè un fan piuttosto scaltro è andato a vedere a nome di chi, presso l'equivalente americano della SIAE, fossero depositati i brani dei suoi e nostri oscuri oggetti del desiderio. Si tratta invariabilmente di Fox e Homer Flynn : la Cryptic Corp. che cura la comunicazione di tutto il progetto. Da allora, più o meno si sa (ma Fox e Flynn potrebbero benissimo essere pseudonimi) che il primo compone, registra, produce, il secondo canta, scrive i testi, elabora i concetti. Senza fare una piega hanno dichiarato che non sono i Residents, e che è nella logica di un gruppo anonimo assegnare l'amministrazione delle royalties a due fiduciari. L'aspetto geniale della faccenda è che dal loro punto di vista la cosa è vera. La progettualità dell'anonimato, l'assenza di identità in qualche modo reggono ancora.
Il cantante, diciamo che se non è Homer Flynn ha la sua stessa identica voce. Per il segreto di Pulcinella di cui sopra, e poiché Flynn era già apparso accanto ai Residents in più occasioni - interviste soprattutto - udite udite: sul palco questa volta ci mette la faccia. L'ultimo mascheramento possibile. Nel secondo tempo s'infila in un grottesco costume peloso da coniglio pasquale che gli lascia scoperti il viso, gli occhiali spessi, il barbone bianco da hippy con l'artrosi. Ci vuole fegato, a 63 anni. Evidentemente ne ha da vendere. E continua a giocare, nel ruolo del Bunny Boy, con piglio meta-teatrale e meta-storico, a non essere un Residents. "Sono qui grazie ai Residents, mi hanno portato in tour con loro per aiutarmi a trovare mio fratello Harvey..." La faccia come il culo, penso, e intanto mi appassiono. Il concerto, a prima vista meno eclatante e coinvolgente delle parodie bibliche presentate ad Arezzo nel '99, in realtà tocca temi più forti. Più universali, perchè individuali, definitivi. Il magnifico Wormwood in fondo era puro spettacolo di satira, meritorio finchè si vuole, soprattutto pensando all'America dei telepredicatori, dei fondamentalisti cristiani. Ma si rideva. Era il Gran Varietà Residents. Con Bunny boy si approda, in povertà, nei pressi di David Lynch - i contributi video sembrano scarti di Inland Empire, osserva un terzo amico filosofo, pure lui in gamba. Trovo l'ultima chiave d'accesso nella t-shirt che mi regalo. Sul petto, il classico globo in frac, confortante, perfettamente mercificato. Sulle spalle lo slogan "Everyone's crazy in a one man show". Bingo. La critica ai mass media, i riferimenti a internet e alla comunicazione via email che è non-comunicazione, i presagi apocalittici, la caccia a un fratello scomparso che forse non esiste se non nella mente malata del protagonista. False piste, nel progressivo svelamento della sua follia. Ma quanto è rivelatore, quell'"It's me! it's me! the dark man it's me!!" gridato da Homer alla fine del primo tempo. Rivelatore e liberatorio, fa notare l'amica in gamba di prima, nell'ottica dei Residents che dalla spersonalizzazione storica, forse nella spersonalizzazione storica, rivendicano - era ora! - l'identità. Per loro stessi, per tutti. Come a dire sono pazzo, siete TUTTI pazzi e pateticamente soli, sono pazzo ma sono io. IO, finalmente.
Definitivi, davvero, e profondi come poche altre volte nella loro storia, i Residents. Massimo rispetto. Buon proseguimento di tour, vecchietti.
Adriano Lanzi
14-11-2008
The Residents, Bunny Boy Premiere, Santa Cruz 3 ott 2008
The Residents, Bunny Boy Internet series, episodio 5
The Residents, Wonderful, dal tour Demons Dance Alone, 2003
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