Internet/6: Cos'è 'Cinestasi'.

Un reperto archeologico tratto dai relitti online dell'underground sugli inizi dell'arte partecipata e dell'interattività, applicati alla settima arte

Internet/6: Cos'è 'Cinestasi'.

 

Lo studio della storia del cinema è stato per me un'unica fonte d'ispirazione per quasi tutte le mie più decenti trovate ed è stato contemporaneamente il laboratorio ideale su cui risperimentare ogni mia intuizione. Ho sezionato i film come i coroner i cadaveri, ho realizzato dentro di me ogni tipo di remake, con tanto di aggiornamento ambientale della scenografia, d'individuazione dei nuovi personaggi, di riadattamento dei dialoghi. Ho sofferto come un cane quando non sono riuscito a dare un volto convincente ad uno dei personaggi dei miei rifacimenti. E oggi a confessarlo non è che mi cimentassi con il facile. Il remake che mi ha dato più filo da torcere ed al quale ancora non sono riuscito a dare una versione definitiva soddisfacente è Dies Irae di Karl Thomas Dreyer. Absalon e il figlio Martin pur con fatica estrema sono un discorso che in ultimo sono riuscito a far quadrare; per la parte di Marta la strega anziana che apre il film ho dato il ruolo ad una mia zia che la dovreste vedere: è perfetta, ho scelto lei soprattutto per la somiglianza della sua spalla nuda, floscia con quella di Marta, la strega, nella scena dell'interrogatorio tortura da parte del tribunale dell'inquisizione. Anche la madre di Absalon non è stato un grosso problema. Quello che ancora oggi mi lascia perplesso è il personaggio di Anne, la protagonista femminile. Quella che nel film dice a Martin la battuta: ti vedo attraverso le mie lacrime. Il volto di lei deve rimanere fedele all'originale nel tratto, nello sguardo, nella sua sfrenata pacatezza nordica ed io non sono riuscito ancora a dare un volto definitivo a questa donna. Non ci ho dormito la notte ed ho fallito, nessuna che io conoscessi, sia attrice o non, si attanagliava a quella parte come io esigessi. Non c'è una seconda Anne da mettere sotto la macchina da presa. Questo è un problema che in fede io non avrei risolto nemmeno se qualcuno mi avesse dato la possibilità effettiva di rigirare Vredens Dag. Ne sono convinto. Avrei fatto invano casting in giro per il mondo senza trovare nulla che si accostasse. E' dura da mandare giù ma sento che è così. Talmente sicuro che se anche alfine fossi riuscito a trovarla credo che non avrebbe potuto incarnare mai più nessun altro ruolo, in nessun altro film, sarebbe stata sempre e solo Anne, la strega che va sul rogo per aver desiderato la morte di Absalon, il marito. Come il Lenin di Eisenstein, sempre e solo Lenin. Come Bela Lugosi nella parte del vampiro. Come Mel Gibson è William Wallace, Charlton Heaston è Mosè, John Wayne è un Cowboy o una Giacca, Vivian Leigh è Rossella O'Hara.
Humphrey Bogart è Humprhey Bogart e non ha mai potuto interpretare qualcun altro.


Forse da questa piccola ossessione nasce il progetto realizzato come E. by T.A. Network.

Un progetto partito da un'idea di sala cinematografica dove invece di guardarlo il film te lo potevi fare. Invece di una poltrona ed un maxischermo, una poltrona, un monitor, una moviola e un po' di software. Al progetto rimasto tale (non abbiamo trovato al fine produttori interessati) abbiamo sostituito un'altra idea che ci ha non poco complicato la vita. Al posto della sala cinematografica abbiamo messo in rete i nostri computer. L'isomorfismo è evidente. A questo punto dovevamo stabilire soltanto da quali ipotesi sinottiche iniziare il lavoro e cominciare. In un'idea a partecipazione diffusa come questa non potevamo lasciare agli astanti anche l'individuazione dei patterns, sarebbe stato come mandare a votare la gente per un referendum senza conoscerne il quesito. Infine, giusto o sbagliato che sia, abbiamo deciso che a fare da argine a questo lavoro fossero l'intersecarsi dei seguenti argomenti: 1) La storia del cinema mondiale; 2) Il concetto di stasi in Joyce; 3) Il quotidiano.


All'interno del lavoro comune svolto, durato quasi un anno, con la partecipazione di tutti quanti coloro che anche casualmente siano venuti in contatto con noi durante questo periodo, le tre linee guida si sono andate così strutturando: la storia del cinema ci ha fornito il materiale iconico di base (135 fotogrammi circa scelti da 100 anni di film); il concetto di stasi in Joyce, le epifanie e gli epicleti: la decisione che il materiale iconico prescelto fosse rimontato come un fotoromanzo virtuale, ad immagini fisse; il quotidiano: la scelta di un personaggio cui far violare e stravolgere ogni singolo fotogramma del fotoromanzo come a ribaltare una situazione che per lo più, invece, ci veda seduti passivi su una poltrona davanti ad uno schermo. La scelta del personaggio è ricaduta a giudizio quasi unanime sull'immagine di un criminale da strada amico di uno dei tanti partecipanti al lavoro: alla sua faccia abbiamo affidato le nostre parole, didascalie animate, i nostri messaggi di violazione, tutto quello che volevamo far dire e risignificare alle immagini di base. Ne è scaturito per il nostro personaggio che abbiamo chiamato joycianamente Stephen Hero un viaggio all'interno di un mondo che inizialmente sembra non voglia accettarlo ma che mano a mano, grazie soprattutto alla curiosità che lui desta nelle dive incontrate nei fotogrammi, riesca, se non ad integrarlo completamente, quantomeno ad ammetterne l'esistenza ingombrante, destrutturante. La nostra Odissea fotoromanzata si apre con il nostro eroe che appare alle spalle di Daisy che sta potando un fiore mentre l'anziano protagonista le grida di non dare confidenza agli sconosciuti e finisce con Stephen che gira in calesse insieme con Clark Cable e Vivian Leigh in un triangolo improbabile e divertente in cui non si capisce se Clarke Cable sia solo il vetturino che porti a spasso una coppia di innamorati oppure un marito che abbia accettato di vivere un menagè a tre alla luce del sole. Uno dei momenti topici del percorso di intromissione e ribaltamento dei ruoli operati avviene quando abbiamo messo l'immagine di Stephen al posto di quella di Chaplin nella firma dell'atto di costituzione della Unidet Artists. Lui va ad abitare a casa di Jean Gabin che inizialmente non ne è entusiasta, fa irruzione in una riunione di boss nel Padrino insieme ad altri suoi amici ma è il sesso femminile, come accennato, che ne decreta il successo definitivo nel fotoromanzo virtuale: Kim Basinger se lo fa stampare sulla maglietta, Jean Harlow se lo tatua addosso, Brigitte Bardot fa una scenata di gelosia alla nostra Vanessa per colpa sua. Ci sono momenti di tensione nel lavoro, come quando M il mostro di Dusseldorf cerca di sviare i sospetti su di lui oppure quando il dottor Caligari lo vuole sonnambulo, si salva per caso dalle bombe al napalm di Full Metal Jacket, appare come un ologramma sulla scalinata del Potemkin. Per questo Eisenstein si fa fotografare con lui sul set di Ivan il Terribile mentre si domanda dove sia andato a finire Tissè.

Cinestasi è una cosa diversa, non sappiamo ancora se il risultato di questo lavoro possa essere considerato, uno sviluppo dell'idea di base sul cinema che ci avesse ispirato all'inizio oppure, strada facendo, si sia evoluto soltanto in una nuova idea di videogame veramente interattivo. Quello però di cui siamo certi è che a questo lavoro può essere calzata a pennello la didascalia che chiude il film Underground di Kusturica: questa storia non ha una fine e nel nostro caso questo è più che mai vero, tanto sia, che abbiamo pensato di proporre ad una sede distaccata delle Biblioteche di Roma, non di proiettarlo così com'è, bensì, di poterne riscrivere il senso, il seguito oppure tutti e due con quanti vogliano parteciparvi, nel corso di una sessione didattica dedicata alla multimedialità organizzata da loro. Amen. Speriamo soltanto che non si rimangino l'impegno di collaborazione preso.

Non sapevamo in E. by T.A. Network se saremmo riusciti a fare di Cinestasi un prodotto fruibile e non ne siamo ancora sicuri. Ogni qual volta che lo guardo sembra esplodermi in mano e scruto in ogni anfratto di esso possibilità di rigetto, modificazioni eluse, musiche inclassificabili, anodinità sottintese, buchi neri e sabbie mobili. A chi attribuire queste colpe? Gli unici a non partecipare alla sua realizzazione sono stati quelli che non c'erano.


Cristiano Mario Sabbatini


19-06-2008

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