Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"Socialismo e Barbarie"
(Emi-Virgin)
Voto: 8
La ristampa dei dischi dei leggendari CCCP offre lo spunto per riparlare, con vero piacere, di uno dei gruppi che ha segnato la storia del rock italiano, quello più impegnato, più punk, più intellettuale.
E più “regionale”: la nativa terra emiliana viene immortalata, nel bene e nel male, dalla musica di Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni e soci come centro di un rapporto di amore/odio (“Emilia Paranoica” tratteggiava uno scenario di quotidiana noia provinciale con più gravi rimandi ai bombardieri su Beirut della guerra in Libano).
I CCCP hanno rappresentato una vera e propria cesura nella storia della musica italiana, tradizionalmente cantautorale: per intenderci l’impatto che ebbero fu circa lo stesso dei Sex Pistols in Inghilterra.
Stesse rabbiose invettive e stessa batteria impazzita, con l’aggiunta di una marcata impostazione ideologica e politica, che spinge all’impegno piuttosto che alla distruzione anarchica.
In quei primi anni ottanta pochi altri artisti furono altrettanto schietti.
E’ il caso dei Litfiba e della loro aperta polemica nei confronti di Papa Wojtila con “Santiago”; ed è il caso di Rino Gaetano e dell’ironia pungente delle sue canzoni, in primis “Nun te regghe più”, traboccante nomi dell’Italia del potere.
Il successo di “Affinità e Divergenze” (1986) portò i Cccp alla stipulazione di un contratto discografico con una major, la Virgin, e ciò, pur generando confusione negli estimatori e novità riguardo la gestione della produzione musicale, non ammorbidì il tono e i contenuti dei brani: ancora il punk ostinato di “Curami” e “Mi Ami?” e il comunismo della prima ora (“Spara Jurij”), con l’aggiunta di echi islamici di forte suggestione.
Il risultato fu “Socialismo e Barbarie”, del 1987, un disco fedele alla linea e nel contempo portatore di novità.
“A ja ljublju SSSR” apre l’album con una rivisitazione del marziale inno sovietico, sotto le cui note si esalta il lavoro di fabbrica - il telaio e l’acciaio –, e l’amor di parte continua parlando di Mao in “Manifesto”.
Lo sguardo persiste verso est (“Sura”, “Hong Kong”, "Radio Kabul” e “Inch'Allah ça va”) ed è fermo e costante: città vittime di passaggi di mano, guerre, paura del razzismo cantata volutamente in un francese dalla pronuncia trascurata, lo stesso degli immigrati arabi e africani in Europa.
Il discorso geografico-culturale di “Emilia Paranoica” è ripreso con l’esplosiva “Rozzemilia”, vera potenza sonora su cui Ferretti urla di una provincia industrializzate e terzializzata e di gente sazia e disperata (epiteti affibbiati agli emiliani dall’arcivescovo di Bologna e ripresi dal leader dei CCCP con valenza positiva poiché essere sazi è indice di piacere e la disperazione è una qualità antropologica).
Il punk di “Per me lo so” è quasi un rock’n’roll anni ’60, grezzo e vitale, mentre quello di “Tu Menti” è fatto di riff chitarristici piuttosto ovvi ma efficaci, sottofondo di comandamenti per giovani e di trame più torbide nel ritornello.
La tensione a dir poco tachicardica di “Stati di Agitazione” - in cui il respiro affannoso di Fatur/Artista del Popolo è accompagnato da batteria, basso, voce e chitarra - viene sciolta dalle prime note di organo della spiazzante “Libera Me Domine”, ed è una catarsi: il testo integralmente in latino è un’invocazione, retaggio di un’infanzia cattolica e presagio di futuri ritorni spirituali, e il canto da monastero riesce alla perfezione a Ferretti (l’attacco di “Noia”, del precedente album, aveva anticipato questa attitudine vocale, che sarà una costante anche dopo i CCCP).
La libertà musicale non conosce confini e dopo uno squarcio mistico si torna all’impegno con “Oh! Battagliero”, canzone partigiana che ben si coniuga alla cultura popolare emiliana in quanto scandita da un provocatorio tre/quarti valzeristico, alla stregua di un’orchestra di liscio.
Il mondo raccontato dai CCCP è un anelito al comunismo vissuto nei ristretti spazi provinciali, in cui regna l’apatia (“mi annoio normalmente mortalmente”) e ci si rifugia negli psicofarmaci (“Valium Tavor Serenase”) piuttosto che nelle droghe pesanti; uno scenario di annichilimento giovanile (leggendario l’urlo di Ferretti “non studio non lavoro non guardo la tv non vado al cinema non faccio sport”) e sguardo rivolto al mondo islamico come possibile alternativa a quello occidentale (“Punk Islam”); un miscuglio di impegno politico e trovate giocose, come la presenza di Annarella/ Benemerita Soubrette sul palco, o ancora lo scanzonato duetto live di Ferretti e Amanda Lear con “Tomorrow”.
Quando si sciolsero, conformemente alle vicende politiche dell’Unione Sovietica, nacque il progetto Consorzio Suonatori Indipendenti, costola di CCCP e Litfiba: i CSI inaugurarono una nuova stagione musicale, più misurata e ancor più intellettuale, arricchita da artisti del calibro di Gianni Maroccolo e Giorgio Canali e dalla raffinatezza della potente voce di Ginevra di Marco. Ne verranno degli ottimi dischi, ma i CCCP erano un’altra cosa.
Margherita Agostini
02-05-2008
CCCP FEDELI ALLA LINEA "Emilia Paranoica live su Videomusic"
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