Fino al 25 Marzo
Creativeroom Art Gallery
Via T. Campanella 36

Quattro artisti celebrano il natale di Roma negli spazi della Creativeroom Art Gallery. Ciascuno a modo suo raccontano la storia una metropoli in divenire, con le sue contraddizione mai troppo sottili, la sua voglia di proiettarsi nel domani pur restando attaccata alla propria storia millenaria.
E allora l'opera cromatica di Ambrogio assume i contorni della gioia arlecchinesca, ricoprendo gli spazi umani, secolari o moderni che siano, con una spessa coperta di colori frammentati. Lo spazio umano diventa motivo per sorridere e godere di un ambiente adattato alla misura del suo inquilino. Castel Sant'Angelo, Ponte Sisto e Colosseo sono i simboli della Roma di Ambrogio, stratificati nell'immaginario dell'individuo comune, addolciti dalle sue pennellate variopinte, rendendo così la storia di una città proiezione di un sogno, forse non troppo lontano.
La città di Cugia è tangibile nell'impianto cromatico e nelle strutture spaziali. L'esperienza dei maestri ne fa un allievo modello, attento alla lezione del secolo scorso, e tuttavia indipendente da qualsivoglia limite di mera emulazione: la concretezza dell'impasto cezanniano è il primo gradino per evocare un soggetto di forte presenza, trattenuto nella sua cornice a fatica dall'occhio del fruitore.
Gli interni del Caffè Greco, unica delle opere che affronti uno spazio di luce artificiale, hanno il sapore del vissuto giorno dopo giorno, la delicata frenesia di un locale antico come le storie che racconta. Il Foro Romano è un paesaggio silente e privato dei suoi spettatori: Cugia sceglie il momento della "solitudine" per il suo protagonista, rovesciando la propria condizione di osservato indifeso e passivo, promosso a vecchio saggio dormiente. Roma che avanza lascia al suo fruitore la scelta di quale binario percorrere per leggerne le trame sottese: invettiva o elogio della modernità, nostalgia o desiderio di proiezione, lirica del ricordo oppure ode della frenesia.
Per Massimo Campi sono gli spazi domenicali il modello emblematico di Roma, recuperando i momenti più lenti di una capitale vuota o ridotta ai minimi termini nella presenza umana. Un sottile velo di nebbia argentea sembra ricoprirne la materia, addolcendo più ancora, se possibile, un tempo sospeso fra il letargo e l'abbandono, suggestiva presa di posizione che lascia spazio all'interpretazione di un sogno.
Stazione Anagnina si spoglia di tutti gli eccessi, concedendo solo a uno spaesato passante di perdersi nei suoi giochi prospettici di colonne rosse. Ponti sotto la ferrovia è l'unica opera che da un valore dinamico ai propri protagonisti: eppure, nonostante tutto, la carovana di auto e mezzi di trasporto evocata dal pennello di Campi, appare una lenta processione. Gazometro è il protagonista scheletrico di una veduta panoramica: l'immateriale edificio si staglia di fronte una corte di palazzi accorsi a rendergli omaggio. Strada è tutto ciò che resta di una giornata senza rincorse o motivi di traffico congestionato. Piazza Mazzaresi ha il sapore della capitale di vent'anni fa, nel mezzo di un agosto fatto per vacanze familiari, cristallizzata in una giornata che deve ancora nascere. Verso Via de Lollis è un canto alla quiete, alla calma, alla rinuncia di isterie metropolitane: una solitaria figura bianca, lontana, è l'unica coordinata esistenziale concessa a quel vasto vuoto.
Roberto Pavoni è il cantore del sogno cinematografico: la sua opera, strutturata secondo la perfezione della linea geometrica, lascia affiorare in maniera schizofrenica sprazzi di realtà dentro un moto onirico ancora in corso. Pezzi di cielo o graffiti, segnali stradali emblematici o tranci di edifici sono quanto concede alla realtà sospesa.
HE (Gazometro I) è un labirinto di intersezioni: fili di tralicci si confondono sullo scheletro del gazometro, sotto un cielo di minacciosa inquietudine, dietro a sprazzi di murales e timide costruzioni, che paiono voler disperatamente dichiarare la propria esistenza. HIGH TENSION (Gazometro II) recupera il motivo di HE, girando attorno al protagonista dell'opera, sotto lo stesso cielo, perdendosi ancora nel labirinto dei cavi elettrici. USSEJ (Gazometro III) prende il nome dal graffito in evidenza: di nuovo lo scheletrico protagonista, ancora un ordinato caos di intersezioni, ma il cielo, questa volta, non concede sprazzi di blu a cui appigliarsi come lontana speranza. CHESS (Santa Maria del Soccorso) mitiga un ambiente monocromo con un altro graffito, un segnale metropolitano dalla riservata educazione, e una natura che mal si presta ad accordarsi con lo spazio umano. JOUL (Laurentina) ricorda le vedute di Crewdson: una strada quasi del tutto vuota, alcuni segnali stradali come punti di riferimento, e di nuovo un cielo sovraccarico, anche se meno pericoloso.
Matteo Olivieri
28-04-2009
Galleria Giulia, Via della Barchetta 13.
Vernissage con spoken word di Raiz.
Fino al 7 Marzo
Via Tommaso Campanella, 36
Tel 06 39728186
Fax 06 39728187