MATERIE PRIME:Born to Run (B.Springsteen)

Il nostro viaggio nei 64 dischi che hanno fatto la storia.‘Dice esattamente come mi sento e chi sono...' Nick Hornby su 'Thunder Road'

MATERIE PRIME:Born to Run (B.Springsteen)

BORN TO RUN

Bruce Springsteen and the E-street Band

Columbia, 1975

musicisti: Roy Bittan, Danny Federici, Gay Tallent, Max Weinberg, Clarence Clemons, ‘Little’ Steven Van Sant, Ernest ‘Boom’ Carter, David Sancious, Suki Lahav, Michael e Randy Brecker.

 

 

Nel 1974, Bruce Springsteen ha pubblicato due album di buon successo:  ‘Greetings from Asbury Park’ e ‘The wild, the innocent and the E-street shuffle’, entrambi nel 1973. Due album dove in nuce si possono già distinguere le ossessioni che diventeranno il centro del suo songwriting: la fuga, la redenzione, la terra promessa. Ossessioni che condivide con buona parte dei ragazzi nati come lui nel New Jersey, un posto che chiamano ‘l’ascella d’America’ per il fetore che emana dalle ciminiere delle sue fabbriche. Springsteen, come i suoi coetanei nati nel Jersey alla fine degli anni 40, vive di ingaggi saltuari e guarda ogni sera le luci di New York al di là del’Hudson. Una promessa, un’illusione.

I primi due album raccontano quelle luci viste proprio da lì, al di là del fiume, da lontano, ma il giovane Springsteen ha deciso che è ora di passare dall’altra parte (Meeting across the river), fuggire (Thunder Road, Born to Run), e arrivare nella grande città (Jungleland).

Si ficca in testa di scrivere un disco che ‘nessuno avrebbe mai dimenticato’, e, insieme a Mike Appel, Jon Landau (arriverà alla produzione solo in corso d’opera, dando una svolta decisiva al lavoro.), e i musicisti che si era portato dietro dal Jersey comicia uno sfibrante periodo di turni in sala prove.

La E-street band gli sta dietro a suonare anche 18 ore di fila, ma alla fine Springsteen fissa il pavimento e ripete: ‘Again…’. Ogni volta, ogni notte. Sei mesi se e vanno per registrare solo la title-track. I musicisti stanno lavorando gratis, se il giovane frontman non avesse il carisma di un capo lo mollerebbero per strada. E’ così che Bruce Springsteen diventa il ‘boss’,nomignolo che non ha mai amato ma che non si staccherà più di dosso.

Springsteen all’epoca ha 25 anni, pesa 50 chili di soli muscoli ed è un  perfezionista pazzo imbarcato in una missione impossibile: racchiudere in un disco i suoni, le parole, i pensieri di 50 anni di rock americano. Per farlo abbandona le sonorità folk e soul dei primi due album, per arrivare a una costruzione musicale più complessa, che si rifà al ‘wall of sound’ di Phil Spector. Tale è la stanchezza delle truppe e la complessità del lavoro, che Springsteen a metà delle session chiama altri musicisti. Entrano a dare man forte Little Steven e Max Weinberg, che vanno a affiancare gli altri, Roy Bittan al Fender Rhodes prende il posto delle tastiere di David Sancious, e prende corpo  per la prima volta la frontline definitiva della E-street band.

Un anno e mezzo di lavoro, turni massacranti, musicisti a un passo dall’esaurimento nervoso, e Sprinsteen non è ancora soddisfatto (leggenda vuole che abbia buttato il master in una piscina dopo avere sentito il missaggio finale, ma Jon Landau ne aveva messa da parte una copia….). Comunque, il 25 Agosto 1975 ‘Born to Run’ esce nei negozi.

E già dalle prime note, l’introduzione eseguita da Roy Bittan e Clarence Clemons all’inizio di Thunder Road, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Una canzone che condensa in 4 minuti e 50 secondi tutti i temi della poetica springsteeniana: la fuga, il riscatto, il sogno, l’ansia di un’intera generazione. Springsteen è uscito da sé stesso e ci è rientrato portandosi dentro Roy Orbison e Bob Dylan.

Come dirà un giorno Nick Hornby, decretando ‘Thunder road’ la sua canzone preferita: ‘Dice esattamente come mi sento e chi sono, e questa, in fin dei conti, è una delle consolazioni dell'arte’.

Poi arriva ‘10th avenue freeze-out’, R’n’B con il sax di Clarence Clemons anche nel testo (il ‘big man’ che ‘join the band’ è lui…).

Quindi ‘Night’, perla di energia pura, aperta da una batteria che incita alla battaglia e ancora dal sax in primo piano, è un altro inno alla librazione dell’uomo comune dalla schiavitù del lavoro.

Poi l’epica ‘Backstreet’, con l’organo di Roy Bittan che introduce l’ascoltatore in una storia d’amore e tradimento lungo le strade secondarie d’America, tra juke-box mezzi rotti e parcheggi di periferia.

Ma siamo soltanto all’antipasto. Perché subito dopo arriva la canzone-manifesto di tutta la carriera di Springsteen: Born to run.

Vale la pena di rileggerla:

‘Di giorno ci sfoghiamo lungo le strade di un effimero sogno americano. Di notte attraversiamo gloriosi manieri in macchine da suicidio. Usciti dalle bare di cemento verso l'autostrada 9. Su ruote di cromo, motori a iniezione Correndo sulla linea bianca Piccola, questa citta' ti strappa le ossa da dietro. E' una trappola mortale, un invito al suicidio. Dobbiamo uscirne fuori finche' siamo giovani. Perche' i vagabondi come noi, piccola sono nati per correre.’.

Una bomba rock, la canzone che Springsteen cercava: la canzone che il mondo non avrebbe mai dimenticato…

‘She’s the one’ e ‘Meeting across the river’ sono due piccoli capolavori, forse sottovalutati proprio a causa della loro posizione nel disco: dopo ‘Born to Run’, prima di un'altra canzone ‘assoluta’: ‘Jungleland’

Ballata mortale con la E-street al suo meglio, storia di omicidi in una Harlem scura e senza riscatto.

Da brividi il finale, quando la voce calda di Springsteen racconta di una strada in fiamme, in un posto di cui i poeti non scrivono niente ‘stanno alla larga e fanno finta di nulla. E nel cuore della notte arriva il loro momento, e così cercando di fare una figura onesta. Ma restano feriti, nemmeno morti, stanotte, nella giungla d’asfalto’.

Il disco esce e raggiunge il terzo posto in classifica, Springsteen comincia una tounee in Inghilterra che darà la luce al mito della ‘migliore rock’n’roll band di tutti i tempi’.

Ma è soltanto l’inizio. Sei dischi di platino, 13 milioni di copie vendute nel mondo. Diciottesimo posto tra i migliori album di sempre secondo Rolling Stones, con due canzoni (Born to Run, 21esima, e Thunder road 86esima) tra prime 100 migliori di sempre.

Insomma, il ragazzino del New Jersey ce l’ha fatta: di quel disco non se n’è dimenticato davvero più nessuno…

 

 


Nicola Ravera Rafele


25-01-2008

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

L'assordante quiete del 4° lp di Hollis e Co. Songwriter in cerca di se stesso.

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Handsome Furs - Face Control

Handsome Furs - Face Control

"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

Recensione live: Michel Portal Unit

Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5