I "sigilli" al Rialto: che succede, Roma?

Nella notte del 20 marzo l'intervento delle forze dell'ordine in via Via S.Ambrogio.Bruttissimo clima in città, non solo per la cultura.

Sign of sound, instant painting al Rialto
Sign of sound, instant painting al Rialto

Il blitz della Polizia a Via S.Ambrogio, che nella notte di venerdì 20 ha intimato ai 200 che volevano partecipare alla serata elettronica Blueroom di tornarsene a casa, per poi identificare quaranta persone, portare quattro buttafuori in questura e infine sigillare metà dei vani - l'assenza di licenze per la somministrazione di alcolici, per il ballo e per la musica dal vivo, nonchè gli esposti dei residenti per schiamazzi notturni le "cause" dell'operazione - nell'attuale contesto culturale e politico capitolino ha una valenza piuttosto preoccupante.

 

Il "Rialto" è sì uno spazio occupato, che conserva il nome, anche ora che è nel cuore del ghetto (Via di S. Ambrogio) dai tempi della vecchia sede, che era inopportunamente vicina al Quirinale, sopra il vecchio "Cinema Rialto". Senz'altro vicino al pensiero di sinistra, non è mai stato un centro sociale, di quelli  che insistono per via diretta sul diritto alla casa e altri temi altrettanto urgenti, e scomodi. Quelli che lo fanno a rigor di termini sono sempre stati pochi, e hanno sempre avuto vita dura. Non vogliamo entrare qui nel merito della polemica assegnazione vs. occupazione degli spazi, comunque. Quel che è certo è che il Rialto è semmai un centro culturale, indipendente, autoorganizzato, capace di offrire nel peggiore dei casi intrattenimento più o meno intelligente prodotto in autonomia, e nel migliore dei casi bè, cultura, appunto.

 

L'assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, ha  giurato di non essere al corrente dell'intervento. Le uscite di sicurezza saranno pure fuori norma, come da controllo, e se è così starà ai soci provvedere. Le licenze, d'accordo... Proprio ora, guarda caso. La  "chiusura" del Rialto (stabilirà un giudice per la verità se deve chiudere o no)  in questo preciso momento politico, sembra parte di una manovra a tenaglia sulla produzione culturale indipendente, in un clima un po' da coprifuoco. L'associazione culturale che anima il Rialto, per inciso, è in trattativa col comune da  cinque anni, quindi dalla precedente amministrazione, per potersi trasferire negli spazi assegnati per delibera, nell'ex deposito della municipale a Porta Portese. Eppure sembra che gli agenti (in borghese) impegnati nel blitz fossero circa cinquanta. Cinquanta. Numeri da antisommossa, per chiudere un centro che fa musica, danza contemporanea, teatro (è, a proposito, uno dei poli di Zone Teatrali Libere, iniziativa appoggiata dalla Provincia). Se davvero il Comune ne era all'oscuro, la cosa a noi sembra  due volte più grave e paradossale.

 

E ora? Nell'attesa di un pronunciamento del tribunale, o di un eventuale segno se non altro di buona volontà da parte del Comune circa il "trasloco" a Porta Portese, la  frizzante rassegna multidisciplinare Scatole Sonore, il ciclo  Cose con le sue scelte esemplari legate al jazz più nuovo e vitale, per non citare che due delle realtà ospitate dal Rialto, tacendo delle molte produzioni in cui il centro è coinvolto direttamente, cosa dovrebbero fare? Ricollocarsi? Dove?

 

Da noi di Crak! (associazione culturale, dopotutto), solidarietà al RialtoS.Ambrogio e a tutto il  mobile universo di fermenti produttivi e organizzativi che gli gravitano attorno.

 

RIALTO SANTAMBROGIO SITO UFFICIALE


Adriano Lanzi


22-03-2009

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