14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

"Gelo"
(Einaudi)
2008
Incipit: “La pratica d’ospedale non sta solo nell’assistere a complicate operazioni intestinali, nell’incidere peritonei, nel pinzare lobi polmonarí, nell’amputar piedi, non sta davvero soltanto nel chiuder gli occhi ai morti o nel tirar fuori bambini per farli venire al mondo (…). La pratica d’ospedale deve anche fare i conti con realtà e possibilità extracorporee. Il compito che mi è stato affidato di osservare il pittore Strauch mi costringe a occuparmi di questo tipo di realtà e di possibilità. A esplorare qualcosa d’inesplorabile. A scoprirlo sino a un certo sorprendente grado di possibilità”.
- Nato in Olanda ma cresciuto in Austria negli anni della resistibile ascesa di Hitler e dell’Anschluss in una famiglia colta (l’adorato nonno è lo scrittore Johannes Freumbichler) e progressista (il patrigno è un comunista clandestino), Bernhard sviluppa negli anni dell’adolescenza un carattere introverso, e precoci tendenze suicide, sfinito da una rigida educazione improntata al nazismo e ai rigori educativi dell’epoca e da una salute incerta che gli farà conoscere il sanatorio. Salisburgo (definita “malattia terminale”, “un bell’involucro dal contenuto orrendo”) è la cornice odiata degli anni più critici della sua esistenza, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
- Nella sua attività di romanziere e in parte in quella di drammaturgo, la Heimat (patria) è il primo luogo che Bernhard smonta, pervaso come è dalla totale sfiducia nel consesso umano nel suo insieme - “imbecille e brutale nel perseguitare i soggetti più vulnerabili” e negli individui che lo compongono. Afflitto da profonda solitudine esistenziale e sferzato da un feroce rigetto dei luoghi che l’hanno visto sofferente, nel 1963, trentaduenne, pubblica il suo primo romanzo, “Gelo”, che inaugura la sua cifra di monologhista.
- In “Gelo” un giovane medico tirocinante viene inviato nella cittadina di montagna Weng a studiare i comportamenti del pittore Strauch dal fratello di questi, il primario chirurgo dell’ospedale di Schwartzach. Dovrebbe spettare al giovane praticante la stesura di una sorta di diario medico che dovrebbe riportare nei minimi dettagli parole e comportamenti di Strauch per tracciarne un quadro clinico e un ritratto psicologico. Poi i deliri diligentemente annotati di Strauch, afflitto da un apparente disturbo paranoide della personalità, si fonde con le considerazioni del giovane dottore, poco alla volta narcotizzato, conquistato da quei devastanti monologhi pervasi di allucinazioni e senso di sconfitta (in questo senso si leggano anche gli assolo del principe Saurau di “Perturbamento”)
- Ascolti, su fermi e ascolti: questo latrato! Non lo si può sopprimere, si può solo respingerlo, col proprio cervello si può intergvenire contro il latratto, contro questo abbaiare, contro questo spaventoso ululato, si può abbatterlo, ma allora risorge in modo ancora più spaventoso, ci schiaccia la carne, ci schiaccia l’panima e la carne, si è insediato come le tarme dentro alle stanze, Lei deve sapere, s’è insediato dappertutto nell’inimmaginabile lardo della Storia”.
- Thomas Bernhard picchia duro con la sua scrittura percussiva sul mondo e sugli uomini. Brandisce concetti semplici e inesorabili, convinzioni di cemento armato, e le scaglia in pagina. Se è il caso anche più volte nella stessa pagina. Bernhard, in buona compagnia di Kafka, Beckett e del Canetti di “Autodafé” mette in scena un folle solipsismo come ultimo urlo verso l’abbrutimento del Novecento e la dissoluzione morale dell’uomo.
Andrea Prevignano
http://andreaprevignano.blog.deejay.it/
02-10-2008
14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870