Beket (D.Manuli)

Torna Davide Manuli, a dieci anni di distanza dal bellissimo “Girotondo, giro intorno al mondo” .

Beket (D.Manuli)

 

Beket (D.Manuli)

Ita 2009
Un film di Davide Manuli
Con: Luciano Curreli, Jerome Duranteau, Fabrizio Gifuni, Robert Freak Antoni, Paolo Rossi, Simona Caramelli
Soggetto & Sceneggiatura: Davide Manuli
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Rosella Mocci

 

 

Davide Manuli è riuscito finalmente a realizzare il suo secondo lungometraggio a dieci anni di distanza dal bellissimo “Girotondo, giro intorno al mondo” (distribuito in Italia solamente in DVD nel Gennaio 2008 da Filmaker’s Magazine, nonostante abbia vinto numerosi premi a vari festival di cinema nazionali e internazionali): Beket*, questo il titolo dell’audace e bellissimo film, fin dal titolo un evidente omaggio al drammaturgo Samuel Beckett, i cui personaggi e la cui ambientazione non rimandano solamente al famoso Aspettando Godot, ma anche all’altrettanto intenso Finale di partita e a tutto il movimento del teatro dell’assurdo, non indifferente alla lezione filmica dello stesso Beckett realizzata con Film,  una delle ultime, superlative interpretazioni di Buster Keaton.

Tornando al film di Manuli, i due protagonisti, Freak e Jajà, incontrandosi alla fermata del bus che porta a Godot (un dio manifestatosi, come accadeva nel medioevo, in forma di suono) e avendolo perso, decidono di muoversi loro in cerca del dio Godot, senza attenderlo nell’immobilità (metafora che coglie bene l’attualità del cinema italiano nel suo complesso, sempre in attesa di un dio esterno che non arriverà mai), muovendosi in una terra post-atomica, desolata e quasi priva di vita, il viaggio dei due protagonisti smuove lo spettatore, al di là dei riferimenti Beckettiani più ovvi ed esteriori, portandolo al di là della propria visione, obbligandolo a dialogare con il film stesso e obbligandolo ad attivare la propria immaginAzione.

Durante il viaggio, Freak e Jajà incontrano strani personaggi, quasi residui di un’umanità perduta che ognuno di noi può in realtà trovare dentro se stesso: ecco allora il Mariatchi cantastorie (l’immarcescibile Robert Freak Antoni, che interpreta anche l’oracolo della torre), gli agenti poco segreti zero sei (Fabrizio Gifuni, cowboy agente a cavallo di una vecchia Panda) e zero otto (Paolo Rossi che appare attraverso uno schermo televisivo).

Un film che riconcilia con l’immagine in movimento, poiché Manuli è ben consapevole che l’immagine rischia sempre di farsi fagocitare da un significato predefinito, riuscendo cosi a catturare l’attenzione e il conseguente sforzo immaginativo dello spettatore difendendo l’immagine da questo rischio, esaltandola senza farle smarrire del tutto la sua capacità diegetica. Non è un caso che il film, nel percorso on the road dei due protagonisti, destrutturi, nel suo svolgimento, tutti i generi classici del cinema, fondendoli in un unicità se non irripetibile, quantomeno rara nel cinema contemporaneo. Cosi come non dimentica l’importanza degli attori, della loro recitazione, del loro corpo e della loro fisicità, facendoli vivere all’interno del film, piuttosto che più semplicemente dirigerli solamente in funzione della psicologia dei personaggi all’interno delle dinamiche drammatiche.

E straordinarie risultano cosi le interpretazioni di Jerome Duranteau nel ruolo di Jajà e di Luciano Curreli (uno dei migliori attori italiani, nonché probabilmente il più sottovalutato dal cinema italiano) di Freak. Come risulta lucidissima la fotografia in bianco e nero di Tarek Ben Abdallah (film girato completamente di giorno in esterni, con un super16 e senza ausilio di luci artificiali), in perfetta simbiosi tanto con i leggeri movimenti di macchina del cineasta quanto con il senso più intrinseco e profondo dell’opera filmica in questione.

Un film praticamente imperdibile, che dimostra ancora una volta, nel qual caso ce ne fosse bisogno, come il titolo di un libro del 1991 del buon Freak Antoni sia più che mai attuale: Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti!

Alessandro Morera


*(Girato tra la Sardegna e l’Umbria in soli 13 giorni con una troupe composta da 10 persone, praticamente autoprodotto insieme alla casa di produzione ‘realmente’ indipendente BlueFilm, oltre che autodistribuito, visto il vigente sistema di distribuzione)
 

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22-04-2009

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