Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"The Bedlam In Goliath"
(Universal)
Voto 6.5
Musicisti:
Omar Rodriguez-Lopez - chitarra solista, Cedric Bixler Zavala - voce, Thomas Pridgen - batteria, Isaiah Ikey Owens - tastiere, Juan Alderete de la Peña - basso, Marcel Rodriguez-Lopez - percussioni, Pablo Hinojos-Gonzalez - manipolazione del suono, Adrián Terrazas-González - flauto, sassofono tenore, clarinetto
Ma che, è già il 2008?
Cambiano i tempi, e cambiano pure i Mars Volta. Il duo si è evoluto. La strada imboccata oramai cinque anni fa, quella che raccoglieva l’eredità degli At The Drive In , in un melting pot di progressive, metal, psichedelia e post rock si è allargata, spianata. Per certi versi, pure troppo.
Abbandonata la sperimentazione psichedelica a base di tappetoni di synths lunghi, meditati e insistiti, la band opta per quel dialetto nevrotizzante già sperimentato nei primi dischi Frances The Mute e De-Loused in Comatorium, ma stigmatizzato nello scorso Amputechture: una forma di Nu Metal, devastante nell’apparente illogicità strutturale, a base di sezioni su tempi dispari attaccate tra di loro sostanzialmente da un drumming ipercinetico. L’apertura Aberinkula (con l’accento – sosteniamo – sulla I e non sull’ovvia U) sembrano gli Zeppelin Next Generation: la voce di Cedric Bixler Zavala è la cosa più simile a Plant (“Più simile”: Plant è un’altra cosa) che ci sia ora in circolazione, quantomeno per la facilità di acuto che dimostra.
Il lavoro si snocciola lungo episodi che hanno in comune tra loro la già citata complessità strutturale, a tratti ingentilita da temi particolarmente accattivanti (Ilyena, Metatron, Goliath), sempre all’insegna del metallo. Non chiamatelo progressive rock: se la collocazione stilistica poteva avere un senso nei loro primi lavori, ci pare evidente che ora non rispecchi la loro produzione, a meno di non considerare progressive qualsiasi genere che contenga dei ritmi dispari. Magari certe tracce potrebbero richiamare degli esperimenti di Hard-Fusion anni 80’ e 90’: nonostante la presenza del flauto che richiamerebbe un troppo facile Ian Anderson, per esempio, il brano Cavalletas dà vita – se si esclude la voce, elemento caratterizzante e originario dei Mars Volta – ad un Frankenstein arrangiativo estrapolato tra gli Area di Caution radiation e gli Uzeb!
Ci è sembrato che alcuni pezzi – con una presenza di Tastiere un po’ più massiccia - occhieggiassero ad un idea di Ozric Tentacles (Agadez e Ouroboros, per esempio), ma in realtà qualsiasi tentativo di facile categorizzazione si frange su alcune caratteristiche che – lo si voglia o no – sono prerogativa del gruppo; ci sono il timbro vocale e il gusto per la struttura schizoide, lo si è già detto, ma c’è anche una tensione verso il pleonasmo arrangiativo, il mettere cioè più dello stretto necessario: gli amanti degli Steely Dan lo troveranno di cattivo gusto, ma molti altri lo apprezzeranno.
Noi di Crak!, sospesi nel giudizio, ci rifugeremo nel momento più alto del disco, cioè gli ultimi due minuti di Sootsayer: una specie di messa blasfema in cui confluiscono tutti gli elementi canonici dell’inquietudine dell’inconscio.
Anadi Mishra
30-01-2008
THE MARS VOLTA "Aberinkula" dall'album "BEDLAM IN GOLIATH"
Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti
Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate
L'assordante quiete del 4° lp di Hollis e Co. Songwriter in cerca di se stesso.
Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5
Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5