Fino al 12 Giugno - Ritratti di Architettura


Fino al 12 Giugno -  Ritratti di Architettura

Si inaugura venerdì 3 aprile presso A.A.M. Architettura Arte Moderna , all'interno della sezione
FOTOGRAFIA & ARCHITETTURA la mostra monografica dedicata a Gabriele Basilico e all'evoluzione del
suo itinerario poetico, in particolare al suo modo di rileggere le architetture dei grandi maestri, dal titolo:
Ritratti di architettura. La bella architettura tra attonite sospensioni e stupite fissità, in cui vengono
presentate un centinaio di fotografie VINTAGE, dell'Autore, scattate a partire dalla fine degli anni settanta.
A distanza di quasi trent'anni dalla prima personale romana di Gabriele Basilico tenutasi presso la
A.A.M. Architettura Arte Moderna nel febbraio del 1981, dedicata ai suoi Ritratti di Fabbrica che
celebrava la metafisica spettralità dell'area urbana industriale di Milano, il senso di questa nuova
iniziativa si situa all'intersezione di tre distinti episodi del percorso autoriale del fotografo che, riproposti
in sequenza cronologica, intendono rendere omaggio alla straordinaria coerenza tematica,
all'ostinazione nella "maniera di vedere" cui ci ha abituati.
Dalle immagini delle architetture milanesi del ventennio 1919-1939, cosi ben indagate a suo tempo da
Fulvio Irace e Vittorio Gregotti, in una "preziosa edizione" del 1985, attraverso le opere, tra gli altri di
Giovanni Muzio, Aldo Andreani, Gio Ponti e Piero Portaluppi, a quelle della risoluta operosità nel
"ricostruire" di cui ha parlato Alberto Savinio, passando per le sue straordinarie riletture delle architetture
di autori come Giuseppe Vaccaro, Giuseppe Terragni, Adalberto Libera, Giovanni Michelucci,
Angiolo Mazzoni, Franco Albini e Luigi Moretti, e degli architetti della Ricostruzione fino ai "Cavalieri
rampanti" degli anni settanta come Vittorio Gregotti, Carlo Aymonino, Giancarlo de Carlo e Aldo
Rossi, per giungere ai suoi più recenti sguardi rivolti alla generazione successiva degli architetti appena
citati, come Franco Purini, sino alla "discrezione" della scuola portoghese, di cui verranno esposte foto
delle opere di Alvaro Siza, Fernando Tavora e Eduardo Souto De Moura. Gli esiti di questi momenti
poetici temporalmente distanti, che la paradossalità dell'assenza dell'uomo dall'architettura e dalla città
rende simultanei e confrontabili sul piano della fruibilità estetica, concorrono alla costruzione di un ideale,
bachelardiano, "paesaggio della memoria".

 

Ricorrendo alla visione simultanea degli strati edilizi che definiscono il carattere dei luoghi, Basilico
sembra interiorizzare le specifiche processualità che ne hanno costruito l'identità
, per disporne sul
campo neutro dell'inquadratura frammenti autentici e al tempo stesso allusivi.
Alla risonanza delle proprietà sottese dall'architettura che, particolarmente nel caso di Milano,
partecipano alla formulazione di un discorso dalle tonalità concordi, tutto teso alla definizione di una
ritmica serrata, di una misurazione che si opponga alla dispersione e alla dilatazione delle distanze
dovuta al carattere pianeggiante del territorio lombardo, le fotografie di Gabriele Basilico replicano
impostando un dialogo con la città così necessario e intimo da far pensare a un atteggiamento empatico
prima che estetico, ricomponendo poi entrambi, all'interno dell'immagine fotografica, in un momento di
civile coesione. Il novecentismo definettiano e l'assertività insediativa delle sue murature, ma anche il razionalismo, che
chiede alla leggerezza degli elementi della struttura e del linguaggio di radunarsi sulla facciata,

sospendendoli ambiguamente tra il desiderio del "dentro" e quello del "fuori" ed elevando a motivo
architettonico la funzione portante del telaio, si accostano, nelle stampe di piccolo formato selezionate
per la mostra, alle riletture di alcune icone architettoniche del secondo Novecento.

 

Celebrando la solidità delle masse di Giovanni Muzio, ma anche l'insistito perseguimento del contrasto
chiaroscurale caro a Luigi Moretti, quando non l'elementarismo aldorossiano o i sofisticati esercizi
formali di Alvaro Siza, le immagini vengono così a trovarsi nella condizione intrinsecamente duplice e
spesso contraddittoria propria del ritratto di architettura, di sovrapporre al codice autografico della
rappresentazione quello implicito del soggetto rappresentato.

 

Ed è proprio nel realizzare questa moltiplicazione semantica che gli algidi "Dorian Gray" di Gabriele
Basilico sembrano assecondare l'idea che l'unica verità di significato possibile della "bella architettura"
risieda nell'intensità del messaggio di cui solo l'immagine può essere portatrice.
La formazione da architetto di Gabriele Basilico fa sì che egli, con la sua opera, si ritenga coinvolto nei
confronti della critica e della progettazione architettonica
, mentre contemporaneamente traspare da
essa la volontà di narrare la storia della città nel luogo limite in cui le tipologie più importanti ed i
monumenti storici si incontrano con gli episodi secondari dell'architettura. La città di Gabriele Basilico è
una città fatta di molte solitudini e di forti contrasti
, esaltati dalla "monumentalità" delle presenze
architettoniche. L'antico ed il contemporaneo sono posti come espressioni contigue e fra loro contrastanti
dello spazio metropolitano, colto in una tensione che sembra trasbordare oltre i limiti dell'immagine.
All'armonia che caratterizzava il "catalogo" dell'archeologia industriale delle periferie milanesi, rivissute
nel sentimento di un abitare heideggeriano, subentra, in queste immagini, il distacco ironico con il quale
si mostra la continuità della Storia, segnata da presenze monumentali così come, con la stessa logica,
dalla segnaletica stradale e dalle automobili. Il Sironi dei paesaggi urbani, il non rassegnato cantore della
metropoli, che ancora ritrovavamo nelle periferie milanesi di G. Basilico, si trasforma nel baudelairiano
flaneur, in colui che attraversa la città cogliendone i segni intermittenti lungo il proprio passaggio, quei
luoghi emblematici in cui il monumentale, si coniuga con il quotidiano. In questo senso nessun "catalogo"
può cogliere la contraddizione della vita metropolitana, la descrizione, ad esempio, di alcuni luoghi
archeologici di straordinaria bellezza, esperiti nel loro isolamento, da un lato, e le violente dissonanze
prodotte dallo scontro tra mondi irriducibili tra loro, dall'altro. Eppure, e con Gabriele Basilico il fotografo,
l'artista, si fa filosofo: c'è un'apollinea distanza da cui questi "frammenti" sono contemplati nella
"percezione che non esiste futuro, che non esiste progresso", nella lettura infine dello spazio del
moderno come spazio labirintico della metropoli (F.Rella).

 

Ciascuna delle sue "descrizioni" si pone sotto il segno di una poetica soggettiva che ridisegna
l'immagine della città non a partire dai luoghi di un'iconografia turistica o di propaganda, ma attraverso le
diverse interpretazioni
, ne sottolinea aspetti veri, ne coglie immagini comunque reali. Solo
apparentemente infatti abbiamo assistito al racconto di una identica città, non solo perché essa è il luogo
di molteplici racconti, ma anche perché diviene, nella rivisitazione degli artisti, anche il luogo nel quale
riconosciamo e ritroviamo altre città. Ma in queste visioni anche quanto di più caratteristico, come
l'architettura, distingue una città dall'altra, perde la propria inconfondibile identità, nella complessità dei
temi ai quali fa da sfondo, o entro i quali, da protagonista, viene collocata. Benché allora G. Basilico
innalzi l'architettura a soggetto delle sue composizioni questa tuttavia si ritrova a parlare d'altro, delle
possibili dimensioni dell'abitare, ora puntualmente ricondotte nel labirinto delle metropoli, ora congelate
in distanze metafisiche. Svanita l'esperienza mistica, dopo aver svolto interamente il suo compito "lascia
il soggetto con gli occhi aperti sulla città e sui suoi percorsi" (F.Rella). Sul tema della città e dell'abitare
l'architettura e la fotografia si incontrano e si scoprono parlare lo stesso linguaggio.

 

Con questa mostra la A.A.M. Architettura Arte Moderna si propone di avviare uno studio
sistematico sull'autore di cui la mostra è solo la prima tappa, che si concluderà con l'edizione di
un volume dedicato alla storia dell'architettura italiana e non solo, con le foto autoriali di Gabriele
Basilico, riscoprendo cosi un versante fino ad oggi meno indagato, per il successo
internazionale di altri versanti del lavoro dell'autore.


redazione crak!


01-04-2009

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