Anna Karenina - Teatro Argentina

Di Lev Tolstoj
Regia di Eimuntas Nekrosius.
La recensione dello spettacolo del grande regista lituano, che rilegge un classico della letteratura.

Anna Karenina - Teatro Argentina

Ci si avvicina con un certo tremore curioso alle 5 ore (29 scene, 3 atti) del nuovo lavoro teatrale del grande regista lituano Eimuntas Nekrosius.

Visionario e crudele, capace di rendere fisiche (come sono fisiche le luci e le ombre sul palco di un teatro) le emozioni dei suoi personaggi, Nekrosius negli ultimi anni si era misurato con Otello e MacBeth (strordinari), con Cechov, sognando di portare sulla scena la riduzione di un grande romanzo.

La scelta è caduta su Anna Karenina, storia per certi versi irriducibile, e proprio qui evidentemente stava la sfida.

Messo in scena con la collaborazione di ERT Fondazione e la con la compagnia lituana Meno Fortas, lo spettacolo ha esordito al Teatro Storchi di Modena il 12 Gennaio, per arrivare a Roma dal 4 al 16 Marzo.

Nekrosius lavora sui picchi narrativi dell’opera di Tolstoj, dividendo lo spettacolo in 29 scene che sono come dei quadri animati, spesso affollati e straordinariamente mobili, qualche volta quasi ballati (in alcuni momenti, bellissimi, una coreografia sembra sgorgare casualmente dai movimenti degli attori), segnati dalla violenza delle luci e delle ombre che danno una grande intensità allo spazio scenico.

La struttura a scene dà sicuramente compattezza e impatto, anche se qualche volta diventa statica, e, soprattutto nel secondo atto, arriva a presupporre che lo spettatore già conosca la storia: Anna, per esempio, sembra morire di parto, ma tutti sanno che Anna Karenina non muore di parto. E per chi non lo sa, all’entrata del teatro viene consegnato un foglietto con la trama.

Questo però dimostra il carattere mediato del lavoro del regista lituano: il suo interesse non sembra essere il romanzo, le vicende di Anna e Vronskij, di Kitty e di Levin, quanto il modo di metterle in scena.

Tutto il fuoco dell’opera sta nell’interazione tra i corpi e i suoni, tra la luce e la voce. Quando l’effetto riesce, lo spettacolo regala momenti di intensità straordinari: il primo incontro tra Anna e Vronskij alla stazione, l’oscuro incubo carico di presagio dei protagonisti, e poi la follia e il dolore della Karenina lungo tutto il terzo atto, e tutti i momenti collettivi sono bellissimi.

Quello che convince meno è la scelta del registro recitativo, e non perchè gli attori non siano bravi. Anzi. Mettono a disposizione dello spettacolo una smodata energia e una grande fisicità, a cominciare da Mascia Musy (Anna), il cui corpo sembra diventare strumento dei tormenti interiori della protagonista.

E’ un altro il problema. La scelta di Nekrosius di lavorare con il linguaggio per ‘parole chiave’, sottolineando con enfasi esagerata ogni termine ‘ad altà densità emotiva’, alla lunga allontana lo spettatore dalla forza dell’illusione scenica.

Le parole ‘amore’, ‘marito’, ‘amante’, vengono gridate dagli attori, in un gioco di opposti che dovrebbe togliere enfasi ai termini enfatici mettendoli in ridicolo. Il risultato però, in alcuni casi, è faticoso e un pò fastidioso. Sviluppato su cinque ore, alla fine diventa prevedibile e ripetitivo. Il gioco funziona meglio infatti sul nome di Vronskij, che viene gridato in modo ossessivo soltanto nella prima parte, per sottolinearne il senso quasi paradigmatico di oggetto del desiderio.

E riesce quando anche le esagerazioni si perdono nella ritmata litania sghemba di parole e suoni che ormai, per Nekrosius, sono quasi un marchio di fabbrica...

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Nicola Ravera Rafele


15-03-2008

14 Dicembre: Marco Travaglio

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14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

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