Recensione Live: Amanda Palmer

Bel concerto della cantante dei Dresden Dolls in versione solista. Divertente e intensa nonostante un infortunio...

Recensione Live: Amanda Palmer

Amanda Palmer
17 ottobre 2008
Musicdrome
Milano
Voto: 7

 

Aprono il concerto il bravissimo Jason Webley e Zoe Keating , due set brevi e intensissimi, il primo voce e fisarmonica, lei con un violoncello che ricorda atmosfere da primi “Rachel’s” e dei Rasputina (da cui, effettivamente, Zoe viene...).
Poi, in un delirio di fumi, portata a braccia, entra fingendosi morta Amanda Palmer.
Il siparietto, molto Rocky Horror nelle atmosfere, prende spunto dal titolo del primo lavoro solista della cantante dei Dresden Dolls Who killed Amanda Palmer ”. Depositata dai quattro ballerini/attori di fronte alla tastiera, Amanda attacca con “Astronaut” , a cui segue “Ampersand”, prima e terza traccia dell’ultimo disco.

La Palmer mette subito in mostra capacità vocali da brivido, un grande talento naturale nella gestione dello spettacolo, ma anche una certa fatica nei movimenti. Il motivo si svela rapidamente, quando Amanda “presenta” al pubblico il suo piede ingessato, memoria di un incidente a Belfast (“Amo l’Italia perchè guidate dal lato giusto della strada...”).
Truccata con un fiore attorno ad un occhio, con la scritta “Kurt Weill” ben in vista sulla tastiera, la Palmer continua il suo “Punk cabaret brechtiano” con l’aiuto dei quattro attori (si chiamano The Danger ensamble), di Zoe Keating e Lyndon Chester agli archi.
L’impatto è notevole, grazie alla straordinaria attitudine di Amanda a suonare le parti pianistiche davvero con un sentimento vicino al punk, senza mai perdere musicalità e equilibrio.
Dal nuovo disco arrivano via via “Blake Says”, gioco di citazioni della “Caroline says II” di Lou Reed, “Guitar Hero” e “Strength through music”. Dal repertorio dei Dresden Dolls una meravigliosa versione di “Half Jack” con una lunga e intensa intro di archi e piano, e ovviamente “Coin operated boy”, accolta in modo trionfale.
Chiusura del concerto affidata a una bizzarra interpretazione di “Umbrella” di Rihanna (!?). Poi sui bis “Leeds United” , dall’ultimo disco.
Ma il momento più emozionante Amanda Palmer lo ha tenuto per il finale. Da sola, fronte al pubblico, senza microfono, armata solo di un ukulele, canta “Creep” dei Radiohead. Interpretazione meravigliosa, ironica e intensa, e pubblico contento, a suggellare un gran bel concerto.

Anche se rimane la sensazione che l’infortunio al piede abbia un pò condizionato Amanda Palmer, che l’apparato “teatrale” non funzioni fino in fondo. Forse  la selezione dei pezzi dal nuovo album non è stata perfettamente soddisfacente: “Runs in the family”, “The point of it all” e “Oasis” erano forse le cose migliori del disco e non sono state prese in considerazione, ma con una scaletta di una quindicina di pezzi in tutto, le canzoni vengono per forza di cose alternate tra una data e l’altra.
Voci di corridoio danno Amanda Palmer in procinto di tornare in Italia con il tour in versione Dresden Dolls. La aspettiamo...
 

 


Nicola Ravera Rafele


20-10-2008

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