L'altra donna del re (J. Chadwick)

"Beautiful" alla corte di Enrico VIII

 L’altra donna del re

Gran Bretagna/U.S.A., 2008

Genere:    Storico, colore, 115 minuti

Un film di:    Justin Chadwick.

Con:    Natalie Portman, Scarlet Johansson, Eric Bana, Jim Sturgess, Mark Rylance, Kristin Scott Thomas, Benedict Cumberbatch, Oliver Coleman, Ana Torrent.

Sceneggiatura:    Peter Morgan.

Fotografia:    Kieran McGuigan.

Montaggio:     Paul Knight e Carol Littleton.





In principio fu “Elizabeth”, magistrale thriller di Shekhar Kapur che ripercorreva le tappe della presa di coscienza e della successiva salita al potere di Elisabetta I d’Inghilterra. Il successo del film ha portato nuova linfa al prolifico genere dei film in costume, con esiti altalenanti. Sì, perché non basta radunare le migliori maestranze del cinema anglosassone per fare un buon film e “L’altra donna del re” dell’esordiente Justin Chadwick ne è una deludente riprova.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Philippa Gregory, che racconta la rivalità tra Anna Bolena e sua sorella Maria nel contendersi i favori del sovrano d’Inghilterra Enrico VIII, ormai ai ferri corti con la sua legittima consorte, la Regina Caterina d’Aragona, incapace di dargli un erede maschio. Con uno stile e un linguaggio ben lontani dai romanzi Harmony, l’autrice ci consegna un convincente affresco storico e un’intrigante rappresentazione del lato fragile e capriccioso di uno dei monarchi più potenti della sua epoca.

L’adattamento di Peter Morgan deve assolvere all’arduo compito di condensare in due ore di proiezione le 658 pagine del libro e inevitabilmente finisce per appiattire i picchi narrativi del romanzo. La trama si riduce ad una successione di scene dialogiche che lasciano ben poco spazio all’azione e – cosa ancor più grave – alla cornice storica in cui la vicenda si svolge. La conversione di Enrico VIII al protestantesimo sembra essere motivata soltanto dai capricci del re, che brama l’annullamento del proprio matrimonio per poter sposare Anna Bolena, e per questo entra in contrasto con il Papa, mentre viene completamente trascurato il complesso intreccio di interessi economici e politici che diede origine allo scisma dalla Chiesa di Roma.

Dal punto di vista formale il film è uno spettacolo per gli occhi, grazie alle sontuose scenografie di John Paul Kelly, ai costumi davvero regali disegnati da Sandy Powell e soprattutto alla fotografia di Kieran McGuigan, che proietta sugli ambienti e sui corpi degli attori un forte contrasto di luci ed ombre, che richiama quello dell’anima dei personaggi. Purtroppo però tanta perizia tecnica viene messa a servizio di una sceneggiatura priva di ritmo e di scarti narrativi. Non si teme mai veramente per la sorte dei personaggi e le vicende anche scabrose che animano la corte d’Inghilterra non arrivano a muovere il cuore dello spettatore.   

Al termine del film, si ha l’impressione di aver assistito inermi ad una soap opera dal budget miliardario. Ed è un peccato, perché le performances degli attori sono da incorniciare: Natalie Portman e Scarlett Johansson si calano con ardore e coraggio nei panni di Anna e Maria Bolena, Eric Bana è un Enrico VIII lontano dall’iconografia cinquecentesca, un ragazzone viziato e istruito che si impegola in intrighi di cui farebbe volentieri a meno. Ma su tutte spicca la prova di Kristin Scott Thomas – la Fiona di “Quattro Matrimoni e un funerale” – che interpreta con dolente ineluttabilità Lady Elisabetta Bolena, la madre di Anna e Maria, impotente testimone del declino della propria famiglia e del tragico destino dei suoi figli.E se lo scorso anno abbiamo salutato con entusiasmo il ritorno di Shekhar Kapur dietro la macchina da presa per il suo “Elizabeth: The Golden Age”, a Justin Chadwick consigliamo di scegliere con cura il prossimo copione per poter dispiegare meglio il suo indubbio talento visionario.

Paolo Guerrieri


22-05-2008

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