CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Joan of Arcadia: ovvero come ti fotografo le inquietudini adolescenziali mettendo in mezzo Dio.
Forse è la prima volta che CRAK! elucubra intorno ad una serie familiare/adolescenziale, per di più abbastanza datata - visto che risale al 2003, e che è stata trasmessa in Italia per la prima volta due anni fa, su Italia1. Diciamo che in questi giorni è di nuovo in onda su Fox, canale 110 di Sky, e ritorna di una qualche attualità. Il fatto è che si ha l'impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso rispetto alle serie di Disney Channel, dedicate alle famiglie del Mulino Bianco.
Joan of Arcadia non parla degli adolescenti, li fa parlare. Con Dio.
Joan Girardi (Amber Tamblyn) è una ragazzina del Liceo Arcadia, piuttosto "tipica": papà poliziotto, mamma segretaria e due fratelli: uno paraplegico e l'altro un genietto della matematica; un fidanzatino, amicizie vere, amicizie false e tutto quel magma esistenziale figlio delle tempeste ormonali dell'adolescenza che tra i quattordici e i diciotto anni si chiama vita. Capita, poi, che ad un certo punto una ragazzina incontri Dio, e ci si metta a parlare. Che a Dio piacciano i ragazzi è cosa nota: da Giovanna d'Arco (o Joan of Arc) in poi, l'età adolescenziale è la preferita di Dio per parlare un po': forse perché in quello stato di incosciente e disperata felicità trova il senso della creazione, o forse perché gli adolescenti sono gli unici ad ascoltarlo davvero, magari tra una bestemmia e l'altra. Ciò che rende interessante lo spunto della serie, è quel sapore "panteistico" eppure profondamente cristiano che pervade la serie: un bignami di dottrina comaparata, che affonda le radici in un coacervo un po' New Age di buon senso spirituale: c'è il rispetto per l'altro, ma c'è un abbozzo di legge del Karma, e anche certo ecologismo ai limiti dell'animismo! E poi è puntuale la "bipartizione" fra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi: due binari paralleli, sempre molto vicini, eppure privi di contatto, a parte le traversine, che rimanendo in metafora potrebbero essere proprio Dio...
Quando gli sceneggiatori hanno scritto le puntate, si sono attenuti ad un decalogo (la fonte è Wikipedia IT ):
1) Dio non può intervenire in prima persona:
2) Il Bene e il Male esistono.
3) Dio non può identificare una religione come giusta o sbagliata.
4) Il compito di ogni persona è quello di seguire la propria natura.
5) Ogni persona può dire «no» a Dio, anche Joan...free will
6) Dio non è legato alla concezione umana di tempo.
7) Dio non è una persona e non possiede oggetti.
8) Dio parla con tutti in modi diversi.
9) Il piano che Dio ha in mente, è qualcosa che porta del bene a noi e non a lui.
10) Dio parla con Joan e con tutti gli altri perché vuole che tutti si riconosca il legame che esiste tra tutte le cose. Ogni azione ha delle conseguenze. Fare del male a qualcuno, farà del male anche a me stesso. Bisogna imparare dai propri errori e maturare. Dio si può ritrovare in tutte le cose. La vera natura di Dio rimane comunque sempre un mistero per tutti.
All'interno di questa griglia si è sviluppata una serie che riesce ad essere centrata su valori familiari, senza essere pedante o didascalica: un esempio di TV trasversale, buona per ragazzini, nonne e intellettualoidi di sinistra. Un esempio raro.
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Anadi Mishra
19-01-2009
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?