Der Baader Meinhof Komplex
(Uli Edel)

L'esperta regista tedesca si accolla il peso degli anni di piombo e prova a fare il miracolo: raccontare quegli eventi in modo oggettivo.

Der Baader Meinhof Komplex
(Uli Edel)

 

Der Baaden Meinhof Komplex

 

Germania  2008

Regia: Uli Edel

Interpreti: Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Bruno Ganz

Sceneggiatura:  Bernd Eichinger, Uli Edel

Fotografia: Rainer Klausmann

Montaggio: Alexander Berner

 

PRESENTATO AL FESTIVAL DI ROMA 2008 


 

Una premessa è d’obbligo: trattare con completezza la storia della banda Bader-Mehinof e quindi del terrorismo che ha insanguinato la Repubblica Federale Tedesca negli anni settanta attraverso un film e non un documentario era un compito arduo che avrebbe spaventato il più coraggioso regista e produttore. Non è un caso se anche da noi non è mai stato neanche concepito, per motivi legati soprattutto al rischio di infuocate polemiche, un affresco sulle Brigate Rosse. Si è infatti esplorato l’universo brigatista soprattutto nelle pellicole che affrontavano il caso Moro o in quelle che sfioravano solo il tema della lotta armata, senza mai andare oltre questo. Il problema, è evidente, riguarda soprattutto il punto di vista cinematografico che si vuole dare a vicende ancora molto controverse e che non possono essere affrontate e giudicate con una sola lettura. E’ più facile rischiare di mitizzare i gangster di Romanzo Criminale perché in quanto eroi negativi possono attingere all’immaginario di eroi tragici e romanzati da Scarface in poi. I terroristi cinematografici non possono invece godere di questo “status” in quanto sulla loro vicenda, ancora troppo vicina, si sa già quasi tutto e non c’è molto spazio per le invenzioni. Uli Edel, il coraggioso regista del film, si prende due ore e mezza di tempo per evitare di rendere troppo accattivanti i protagonisti (salvo utilizzare come membri della RAF una serie di bellezze mozzafiato di entrambi i sessi come se la seconda scelta al posto della carriera di fotomodella fosse la lotta armata) e di spiegarne le loro contraddizioni. Cerca, insomma, di rimanere oggettiva e lontana da qualsiasi rischio di parteggiare per loro, anche se la mancanza di antagonisti affascinanti ci rende neutrali anche gli appartenenti al “sistema”. Tutta questa necessaria neutralità porta lo spettatore  a sentirsi un po’ fuori dalla vicenda. Non è un film di genere perché il tema rischia di scottare troppo, non si può neanche essere troppo documentaristici perché allora sarebbe inutile l’adunata dei migliori attori dello star system tedesco, non si sceglie nemmeno un operazione ibrida cercando di romanzare i fatti realmente accaduti scegliendo alcuni episodi chiave dell’epopea terrorista a fare da sfondo a vicende private o politiche. Si ha la sensazione invece che Edel abbia voluto rimanere più fedele ai fatti senza cercare minimamente di stravolgere la realtà. Il fuoco del film diventano quindi una variegata serie di sequenze di azioni terroristiche, a volte supportate da estratti di telegiornali d’epoca, per carità molto ben girate e di sicuro effetto spettacolare, ma nulla che non avessimo già visto. La sceneggiatura non ha guizzi e colpi di scena e prosegue linearmente portando a casa il risultato minimo. Non brillano i dialoghi, si sceglie quasi consapevolmente di eliminare il pathos finendo per lasciare la sensazione di un film freddo. I rapporti tra i personaggi, troppo bidimensionali, appaiono scarni e poco esplorati. Di positivo un cast di attori affermati e sempre all’altezza del compito e la cronaca sin troppo fedele, offerta al pubblico italiano, di vicende analoghe a quelle del nostro terrorismo rosso ma di cui si sa molto meno pur raggiungendo Raf e Br, in periodi leggermente sfalsati, un livello di guardia mai visto in altri paesi europei.

 

Da consigliare a chi vuole approfondire il tema del terrorismo rosso in Germania

 

A chi piacciono biondissime valchirie in minigonna imbracciare mitra contro obiettivi politici

 

Sconsigliato a coppie in prima uscita

 

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Tommaso Capolicchio


27-10-2008

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